Domenica del Pubblicano e Fariseo (1 febbraio)

Domenica del Pubblicano e Fariseo (1 febbraio)

di sant'Ignazio (Brianchaninov)

 

Cerchiamo di fornire alla nostra preghiera due qualità: l'attenzione e il pentimento... La preghiera del pubblicano beato aveva queste due qualità. Penetrata dalla consapevolezza del proprio peccato non aveva alcuna speranza nelle proprie azioni al fine di ricevere la salvezza, aveva solo fiducia nella misericordia di Dio, che chiama tutti i peccatori al pentimento e concede loro la salvezza.

Nel Vangelo di oggi, la preghiera del pubblicano ci mostra la misericordia di Dio verso di lui. Questa preghiera conteneva le seguenti parole: «Dio, abbi pietà di me peccatore» (Lc 18,13). Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione al fatto che Dio ha udito questa breve preghiera, pronunciata nel tempio, durante i servizi di culto comuni, nel corso della lettura e del canto dei salmi e di altre suppliche. Essa è lodata nei Vangeli, considerata come esempio ed è nostro sacro dovere contemplarla.

Per quale ragione il pubblicano non ha scelto un maestoso e commovente salmo, che fa piangere il cuore davanti a Dio, ma invece ha preferito una tale breve orazione? E perché la ripete per l'intero servizio? La nostra risposta è uguale a quella dei santi Padri. Quando il vero pentimento comincia a fremere nell'anima, quando l'umiltà e la contrizione dello spirito emergono perché gli occhi sono stati aperti al peccato dell'anima, allora la loquacità diventa insopportabile e impossibile. Concentrandosi e rivolgendo tutta la sua attenzione sulla sua condizione disastrosa, l'anima comincia a gridare a Dio attraverso una preghiera dalla forma breve e concisa.

Quando una visione totalizzante del proprio peccato è concessa ad una persona da Dio, non può essere descritta da tante ed eloquenti parole e l'uomo esprime questa consapevolezza più adeguatamente con sospiri e gemiti dell'anima, rivestiti di brevi e semplici parole. Chi vuole dispiegare un profondo sentimento di pentimento usa brevi orazioni per raggiungere questo stato, pronunciandole, per quanto possibile, con attenzione e riverenza. L'abbondanza di termini, anche se sono sante parole, non permette alla mente di liberarsi completamente da distrazioni e di adoperarsi per l'introspezione, usando tutta la sua forza. «Quando pregate, non permettete a voi stessi di usare molte parole», dice san Giovanni Climaco, «in modo che la vostra mente non si distragga dal considerare le stesse. Le parole del pubblicano gli valsero la misericordia di Dio, mentre l'espressione di fede salvò il ladrone. La loquacità nella preghiera porta spesso la mente a distrazione e indeterminatezza, mentre le poche parole raccolgono i pensieri».

Il grande vantaggio di una preghiera breve, attenta e concentrata porta i fedeli e spinge la Santa Chiesa ad imparare e ad imporre ai suoi figli una sua qualche forma. La persona istruita ad una tale preghiera possiede la capacità di pregare in qualsiasi luogo e momento: durante i viaggi, nel refettorio, svolgendo lavori o in compagnia con altri, può gridare a Dio. Quando non è possibile pregare con le labbra, è possibile pregare con la mente. La convenienza di utilizzare la "preghiera breve" è evidente; infatti, è molto facile perdere il senso e l'ordine nelle lunghe omelie, quando siamo occupati con qualcosa d'altro, mentre la "preghiera breve" conserva sempre la sua integrità. Se è stata interrotta per un periodo, si può ritornare ad essa con poca difficoltà. Anche durante le funzioni religiose è utile ripeterla nella "cella dell'anima"...

Se la mente non è trattenuta in introspezione attraverso la "preghiera breve", che riempie l'anima di un sentimento di pentimento, ne viene facilmente distratta, cala l'attenzione alla lettura e al canto in chiesa ed è destinata alla meditazione vuota e a far sognare ad occhi aperti.

Questo è quanto accaduto al fariseo, che ha pagato la superficiale attenzione ai doveri ed è stato spinto in pensieri peccaminosi, i quali hanno reso inutile la sua orazione, già debole e priva di qualsiasi valore, spingendolo a giudicare un uomo in preghiera. Dio ha respinto l'invocazione del fariseo, e questi ha lasciato il tempio segnato dal sigillo della collera di Dio, senza capire o percepire il grave pericolo in cui versava la sua anima, perché il suo cuore, morto al pentimento, era pieno di autocompiacimento e di auto-inganno. Quando la "preghiera breve" diventa un'abitudine, attraverso l'uso frequente e costante, diventa qualcosa di naturale.

Quando ascoltiamo qualcosa che occupa bene la nostra attenzione, potremmo pronunciare esclamazioni varie, senza recarle disturbo ed anzi rafforzandola ancora di più. E allo stesso modo, quando si acquisisce l'abitudine alla "preghiera breve", tramite essa esprimiamo la nostra concordanza e concentrazione verso le altre suppliche ed i salmi ascoltati.

Durante i quaranta giorni di digiuno, in tutti i servizi della Chiesa, la preghiera «Dio, abbi pietà di me peccatore!» si ripete ad alta voce a tutti coloro che sono presenti. E perché la stessa preghiera è ripetuta così spesso? Cosicché impareremo a ripeterla spesso. L'orazione breve, «Signore, abbi pietà», si replica per la stessa ragione.

Quando il "Salvatore del Mondo" elogiò la preghiera del pubblicano, concesse di pregare utilizzando il suo santo nome. Questa invocazione è chiamata la Preghiera di Gesù a seguito del nome di Nostro Signore e perché Egli l'ha istituita. Durante il regno del Vecchio Testamento l'uomo si rivolgeva, con la preghiera ad un Dio conosciuto in modo imperfetto. Quando un altro regno iniziò con il Nuovo Testamento, la vecchia implorazione assunse un significato più esteso e come tale è stata presentata all'uomo: un nuovo modo di pregare al Dio-Uomo, l'Intercessore tra Dio e gli esseri umani, attraverso cui la Divinità è unita con l'umanità; l'Intercessore rivelato da Dio (cfr. Jn. 1:18) ha descritto Dio all'uomo con molta precisione e pienezza per quanto è possibile alla comprensione umana.

La preghiera del Vecchio Testamento, «Dio abbi pietà di me peccatore», suona come la preghiera del Nuovo Testamento, «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore». I servi di Dio del Vecchio Testamento hanno usato la prima forma di supplica; mentre i discepoli del Nuovo Testamento, pur usando il primo modo, prediligono la seconda forma perché il Dio-Uomo unisce al suo nome umano un potere spirituale particolarmente miracoloso. Utilizzata anche per la preghiera incessante è la supplica, «Signore, abbi pietà». Si tratta di una forma abbreviata della Preghiera di Gesù, e la sostituisce in quei casi in cui è difficile pronunciare l'invocazione interamente, ad esempio: quando siamo spaventati, a volte colti da gioia inaspettata, nei momenti di malattia grave o durante visioni spirituali. In quest'ultimo caso, l'esclamazione «Signore, abbi pietà» è la risposta della mente, purificata, alla conoscenza piena della grazia che supera la comprensione della mente e non può essere espressa a parole.

Quale significato hanno le frasi verbali, «pietà» o «essere misericordioso» contenute in tutte queste suppliche? È la consapevolezza dell'uomo moribondo, è la percezione della misericordia e della pietà comandata dal Signore verso noi stessi ma che in realtà pochi sentono; è il rifiuto della nostra stessa opinione; è un richiesta di misericordia a Dio senza la quale non c'è speranza di salvezza per chi sta per morire. La misericordia di Dio non è altro che la grazia dello Spirito Santo, e noi peccatori dobbiamo senza sosta e tregua richiederla al Signore. «Abbi pietà, mio Signore, per lo stato disastroso in cui sono caduto dopo essere stato privato della Tua grazia, e permettimi di fare nuovamente la Tua volontà e ritorna ad abitare nella mia sordida dimora. Rafforzarmi con il tuo Spirito sovrano (Salmo 50:12), lo Spirito della tua potenza, in modo che io possa resistere alla tentazione intentata contro di me dal demonio e dalla mia natura decaduta. Inviami lo Spirito di castità così che io possa uscire da questo stato di delirio e correggere i miei proponimenti morali. Dammi il tuo Spirito di timore in modo che io possa avere [divina] paura di te, come è giusto per una creatura debole temere la grandezza del Dio Creatore. Il mio stupore davanti a te mi faccia osservare i tuoi sacri comandamenti. Radica l'amore per Te nel mio cuore in modo che io non possa mai essere nuovamente separato da te, né essere distratto da un'attrazione irresistibile all'abominevole peccato. Dammi la Tua pace al fine di conservare la mia anima con imperturbabile calma, non permettendo ai miei pensieri di vagare per tutto l'universo a mio danno e confusione, facendoli concentrare in introspezione e portandoli verso l'alto vicini al tuo trono. Dammi uno Spirito di mitezza, così che io possa astenermi dalla rabbia e cattiveria ed essere sempre pieno di bontà verso il mio fratello. Dammi uno Spirito d'umiltà dell'animo, in modo da non cercare lode e gloria umana, ma io possa piuttosto ricordare di essere terra e cenere, una creatura caduta, abbattuta al suolo per la mia indegnità... O Dio, abbi pietà di me peccatore! Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me! Signore, abbi pietà!»

Molti pronunciano queste brevi preghiere con fretta, tenendo cura solo del numero di volte con cui vengono ripetute. Questo modo di pregare non consente alle suppliche di penetrare nel cuore e produrre il loro effetto intrinseco, costituito da sentimento puro. I santi Padri, giustamente, fanno notare che chi prega così non prega Dio, ma prega al vento. Perché ci annoiamo in chiesa? Perché non abbiamo sentito l'effetto della preghiera. Perché correre a una tavola imbandita? Perché sappiamo il significato del cibo materiale dall'esperienza. Perché non siamo puntuali in chiesa, ma arriviamo un po' più tardi, quando una parte significativa dei servizi divini sono già finiti? Perché noi non conosciamo con l'esperienza il significato della preghiera come cibo dell'anima dal quale riceviamo forza spirituale. Non comprendiamo con l'esperienza il significato della preghiera, perché noi preghiamo frettolosamente, superficialmente e senza attenzione. L'effetto sull'anima della preghiera lunga ma disattenta è come la pioggia copiosa su un tetto di metallo da cui tutta l'acqua scorre via: non importa quanto ne cada, essa non ha alcun effetto sul tetto. Al contrario, la preghiera attenta può essere paragonata ad una pioggia benefica in un campo piantato, essa fornisce nutrimento per la crescita e prepara ad un ricco raccolto.

... i santi Padri... ci insegnano a pronunciare le parole delle preghiere brevi e di tutti i tipi di invocazione senza fretta, osservando con scrupoloso impegno le parole. Quando le preghiere vengono lette senza fretta è possibile ottenere tanta attenzione, mentre il contrario genera disattenzione. La preghiera senza la concentrazione è come un corpo privo dell'anima: non ha profumo di umiltà e non sale a Dio. Colpito e attutito dai pensieri dispersi, procede lentamente attraverso una terra di corruzione e cattivo odore, trasmettendo questo decadimento a coloro che pregano freddamente e senza cura. L'attenzione mentale in preghiera si riflette nel cuore attraverso il dolore per i peccati che è il pentimento stesso richiesto e comandato da Dio. Quando il cuore è colmo di un sentimento di pentimento richiama alla mente una maggiore attenzione. Quando c'è concentrazione e sentimento puro, tutti i doni dello Spirito Santo entrano nell'anima rendendola un tempio di Dio.

Cerchiamo di fornire alla nostra preghiera due qualità: l'attenzione e il pentimento... La preghiera del pubblicano beato aveva queste due qualità. Penetrata dalla consapevolezza del proprio peccato non aveva alcuna speranza nelle proprie azioni al fine di ricevere la salvezza, aveva solo fiducia nella misericordia di Dio, che chiama tutti i peccatori al pentimento e concede loro la salvezza. Come un peccatore... il pubblicano prese l'ultimo posto nel tempio. Come un peccatore indegno del cielo, non osava alzare gli occhi al cielo. Il suo sguardo era rivolto verso il basso, e battendo sul suo cuore con il pentimento profondo dello stesso, pronunciò con tutta l'anima la preghiera unita alla sua confessione: Dio abbi pietà di me peccatore.

La sua supplica è stata così efficace e forte da permettere al peccatore di lasciare il tempio di Dio giustificato. Il Signore Salvatore degli uomini conosce i cuori, come testimoniato dalle parole del profeta, ed è soddisfatto per questo dal peccatore pentito: «Perché il Signore avrà ricostruito Sion nell'anima umana che è stata distrutta dalla caduta, ed egli sarà visto nella sua gloria. Egli ha considerato la preghiera degli umili, e non ha disprezzato la loro supplica... E la gente che viene creata attraverso il pentimento e la preghiera attenta, dopo aver percepito il loro rinnovamento attraverso la grazia divina, loderanno il Signore (Sal 101: 16-18), che è stato ben lieto di assumere forma umana al fine di salvare gli uomini attraverso la Sua divina cura ed i Suoi meravigliosi insegnamenti». Amìn.

 

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Fonte: "pravoslavie.ru/english/44704.htm - Tradotto da Domenico Oliveri per hristos.it"

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