Perché l'Ortodossia non è una religione

Secondo p. Alexander Schmemann, il Cristianesimo ortodosso non è una religione. Nel suo Per la vita del mondo, scrisse: «Il cristianesimo è, in un senso profondo, la fine di ogni religione... il Cristianesimo, in nessuna parte del Nuovo Testamento, viene presentato come un culto o una religione. La religione è necessaria dove c'è un muro di separazione tra Dio e l'uomo, ma Cristo, che è sia Dio che uomo, ha abbattuto la parete tra l'uomo e Dio. Ha inaugurato una nuova vita, non una nuova religione».

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Questo concetto non è nuovo, ma si trova in tutto il Nuovo Testamento. Cristo stesso, benché saldamente ancorato al giudaismo del tempo in cui Egli visse, o del “Secondo Tempio”, e osservando la Legge ebraica, indicò qualcosa al di là di esso la "nuova vita" a cui p. Alexander fa riferimento , una vita data dallo Spirito (Giovanni 3: 5-8, 7: 37-39). I suoi seguaci non avrebbero più avuto bisogno di un tempio, fosse anche quello su Garizìm o Gerusalemme (Giovanni 4: 21-23), e del suo clero e delle offerte sacrificali per comunicare con Dio, perché la sua stessa carne sarebbe stata il nuovo Tempio (Giovanni 2:21). In questa nuova vita, le restrizioni dello Shabbat non sarebbero più definitive (Matteo 12:16, Giovanni 5: 8-11), né le leggi alimentari limiterebbero certi cibi (Marco 7:19). Cristo, mentre viveva da ebreo fedele all'Antica Alleanza, offrì un vino nuovo, una bevanda troppo forte per essere contenuta nei vecchi otri di quell'Alleanza, e quindi sarebbero stati necessari nuovi otri del Regno (Marco 2:22).

Questa fondamentale intuizione è la causa del rifiuto dell'Ebraismo da parte di San Paolo. L'Ebraismo, sebbene di origine divina, non era più adeguato in quanto era una religione, e come tutte le religioni del mondo era caratterizzato da alcuni concetti e fondamentali dicotomie: aveva un sacerdozio che offriva sacrifici animali e la regola secondo cui solo i sacerdoti potevano presentare queste offerte di culto; conosceva lo spazio sacro, quindi le corti del santuario di Mosè e, più tardi, il Tempio, e i luoghi in cui solo alcune persone potevano entrare (come il Santo dei santi); aveva alcune categorie come "santo-pulito-impuro", e affermava che l'impuro non poteva offrire santi sacrifici finché non si fosse purificato; ha anche usato la categoria di "pulito-sporco" per determinati alimenti, mettendo fuori legge il consumo della carne di alcuni animali; usando un calendario lunare, dichiarò che certi giorni erano sacri, cioè santi in sé stessi, come il sabato, la luna piena, la Pesach. Queste cose non erano uniche all’Ebraismo, tutte le religioni del mondo usarono le stesse categorie di base. Non erano categorie proprie dell’Ebraismo, ma della religione in sé. Le religioni potevano differire su quali giorni erano sacri e quali cibi erano ammessi e chi era autorizzato a fungere da sacerdote celebrante, ma concordavano sul fatto che tali categorie fossero basilari e costitutive.

San Paolo definisce tali categorie come “stoicheia” [elementi] (Galati 4: 3, Colossesi 2: 8, 2:20) e non erano sbagliate di per sé, ma rappresentavano un ritiro ed una rinuncia dalla nuova vita data liberamente loro da Cristo. Così San Paolo insegnò che non era importante se si considera un giorno particolare intrinsecamente più santo di un altro (Romani 14: 5), e che nessun cibo era in sé impuro (Romani 14:14, 1 Timoteo 4: 4- 5). L’Apostolo considera l'adesione dei Galati al calendario ebraico come uno sviluppo allarmante (Galati 4: 10-11), ed afferma che la sottomissione dei colossesi ai decreti sui cibi impuri non è degna di coloro che «sono morti con Cristo agli “stoicheia” del mondo» (Colossesi 2: 20-23). La religione era per gli spiritualmente immaturi, per i fanciulli, per quelli che non erano migliori degli schiavi (Galati 4: 1-3). Ma ora che Cristo era venuto a riscattarci, non eravamo più schiavi, non più sottomessi a nessuna religione e alle categorie fondamentali di queste. In Cristo l'umanità diventa matura e non ha più bisogno della religione. Possiamo invece avere il Santo Spirito, che è la promessa e partecipazione alle potenze dell'epoca a venire.

È facile interpretare male il Cristianesimo e definirlo una religione come le altre, in quanto tutte le maggiori confessioni hanno libri sacri (la Torah, la Bibbia, il Corano, la Bhagavad Gita); hanno clero officiante (rabbini, preti, imam) ed edifici in cui adorare (sinagoghe, chiese, moschee, templi). C'è molta comunanza tra i loro insegnamenti tutti dicono che la gentilezza è preferibile alla crudeltà e le persone non dovrebbero uccidersi l'un l'altro o commettere adulterio. Quindi è fin troppo facile, per quanti studiano la Religione comparata, immaginare che il Cristianesimo sia paragonabile alle altre confessione religiose ma, come abbiamo visto, non è così. Le cose che nel Cristianesimo sembrano uguali e paragonabili ad altre religioni in realtà non lo sono. C'è una somiglianza superficiale, ovviamente. Ma la realtà interiore ed essenziale è diversa, così come esiste una somiglianza superficiale nei corpi di tutti gli uomini, e la vera differenza tra loro si trova nelle loro anime.

Una delle cose apparentemente simili tra Cristianesimo e religione sta nel fatto che sia il Cristianesimo che le religioni hanno una classe di persone officianti quando tutti si riuniscono ed eseguono determinati riti liturgici. Sovente, il termine utilizzato per loro è "sacerdoti". Nell’Ebraismo e nel paganesimo greco-romano, la loro funzione si trovava, soprattutto, nell'offerta di sacrifici. È significativo, quindi, che il termine "sacerdote" (greco Iereus, ebraico cohen) non venga mai applicato al clero cristiano.

Sono chiamati "anziani/presbiteri" (presbyteros greco) o "sorveglianti / vescovi" (episkopos greco) o "pastori" (poimen greci), ma mai “sacerdoti”. I sacerdoti ebrei sono indicati con quel termine (Atti 6: 7), ma non il clero cristiano. Nella Chiesa questo titolo è riservato solo a Gesù Cristo: solo lui è il primo, vero e unico sacerdote nella Chiesa. E si può capire perché un sacerdote è colui che offre un sacrificio, l'unico vero sacrificio che richiede di salvare e trasformare è l’immolazione del corpo di Cristo sulla Croce. Tutti gli altri sacrifici della Legge erano semplici profezie, promesse, preghiere per una purificazione che sarebbe venuta solo più tardi. Il sacerdozio ebraico – ed avendo una visione più ampia e globale, tutti i sacerdozi pagani delle religioni del mondo trovarono compimento in Lui. È Lui il vero sacerdote, che si è offerto come il vero sacrificio (Ebrei 8: 1-5). Coloro che hanno responsabilità liturgiche o pastorali nella sua Chiesa non sono, propriamente parlando, sacerdoti. Non offrono un sacrificio come gli altri sacerdoti ebrei e pagani offrono un olocausto, perché l'unico sacrificio di cui abbiamo bisogno è già stato offerto.

È vero, naturalmente, che il termine "sacerdote" è stato applicato ai celebranti dell'Eucaristia prima al vescovo (quando era il celebrante principale) e poi ai presbiteri (quando in seguito assunsero questa funzione). Questa attribuzione poetica del titolo non era scorretta, poiché si basava sull'intuizione che il celebrante offre per anamnesi o commemorazione dell'unico vero sacrificio di Cristo. I celebranti erano quindi sacerdoti non di per sé, ma in virtù del loro ruolo di capi liturgici del sacerdozio regale, il Corpo di Cristo nostro sommo sacerdote. Riferirsi loro come "sacerdoti" significava solo che presiedevano all'anamnesi sacrificale della Chiesa, non che massacravano animali e li offrivano con il loro sangue in sacrificio sugli altari di pietra (questo era il senso di chiamare l'Eucaristia "un sacrificio senza spargimento di sangue"). Il Cristianesimo dunque non è una religione, e i sacerdoti non sono, propriamente parlando, il suo clero officiante. Il loro sacerdozio consiste nella loro chiamata a manifestarsi attraverso l'adorazione liturgica corporativa della Chiesa, il vero sacrificio salvifico di Gesù Cristo. Sono sacerdoti, non nel loro diritto, ma attraverso la loro partecipazione ordinata al sacerdozio celeste del loro Maestro. La coincidenza di titoli tra preti cristiani e preti della religione ebraica non dovrebbe indurci a pensare che il Cristianesimo sia solo un'altra religione. Il Cristianesimo non è una religione, ma la presenza sacramentale del Dio incarnato sulla terra.

 

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Fonte: "blog.obitel-minsk.com/2019/03/why-orthodoxy-is-not-a-religion.html"

Traduzione libera a cura di Hristos.

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