I Discepoli segreti del Cristo

Ogni Cristiano dovrebbe testimoniare il Cristo nel posto dove si trova al momento, amando il prossimo, con lo studio e qualsiasi altra cosa che il Signore gli ha assegnato nel corso della vita. Ognuno è chiamato a servire il Cristo nella sua posizione, con le proprie possibilità, seguendo l’esempio di Giuseppe e Nicodemo e di tutti i discepoli, conosciuti o sconosciuti, nei loro atti.

nicodemo arimateaCristo è risorto!

L’esempio rappresentato dai Divini Apostoli rende l’idea di come dovrebbero essere i discepoli o seguaci del Cristo. Sfortunatamente però, quando cerchiamo di applicare l’immagine dei Santi Apostoli su di noi o sul nostro prossimo, cadiamo nel pregiudizio. Sovente, il nostro biasimo si rivolge verso quelle persone che occupano dei ruoli nella scala sociale, detengono una sorta di potere o autorità oppure, ancor più semplicemente, nei confronti della gente ricca e/o [come si direbbe oggi] dell’intellighenzia. Ma perché, quindi, non riusciamo ad essere come i Suoi Santi Discepoli? Perché falliamo nel confessare il Cristo sempre e ovunque, predicando ed evangelizzando, continuando però a definirci Cristiani?

Tali forme di giudizio, nascoste all’interno della Chiesa e quindi all’interno del Corpo di Cristo, non hanno nulla in comune con il Divino Amore e la Divina Provvidenza che regolano le nostre vite.

Possiamo prendere però ad esempio le vite dei “Discepoli Segreti” del Cristo, coloro quindi che commemoriamo proprio oggi [non nel giorno corrente per chi legge]: Giuseppe di Arimatea e Nicodemo. Li conosciamo per nome, e sono passati alla storia proprio come i Discepoli segreti del Cristo. Erano persone benestanti; farisei, avvocati, membri del Sinedrio – la Corte suprema giudaica – erano sapienti, rispettati e autorevoli. Diversamente dai Discepoli “ordinari” però, non confessarono apertamente la loro fede, non fecero miracoli né seguirono il Cristo nei suoi viaggi. Non vennero inviati dal Signore a predicare, ma testimoniarono proprio con la loro vita come si debba seguire il Signore senza farsi notare; e il Signore stesso li pose sovente davanti a coloro che, al contrario, vantavano una vicinanza con Lui.

Una maggioranza dei discepoli più vicini al Cristo infatti, lo abbandonò per paura, quando il Divino Maestro cadde in disgrazia e fu umiliato. Dopo che Egli venne crocifisso, si dispersero e ritornarono alle loro vite. Insieme al Cristo non rimasero che questi due Discepoli segreti che, per i loro rapporti con le gerarchie giudaiche e i loro natali nobili, corsero pericoli ancora maggiori rispetto ai comuni discepoli, di più umili origini. Quando Cristo venne crocifisso, dichiarato ladro e criminale, quelli furono abbastanza coraggiosi da rimanere insieme alle Mirofore.

Nicodemo, ritenuto dal Signore degno di parlare della nascita spirituale (Giovanni 3:1-10), difendette il Redentore addirittura nel Sinedrio, scontrandosi con i Farisei, poiché, vedendo l’evidente ingiustizia, tentò di appellarsi alle loro coscienze per quanto possibile.

In più, Giuseppe di Arimatea osò presentarsi a Pilato, rappresentante dell’autorità secolare e governatore inflessibile, che mai trattò gli ebrei con gentilezza, reclamando il corpo del Signore (Giovanni 19:38). Prendendo in considerazione la sua posizione sociale comprendiamo il perché tale richiesta fosse, agli occhi del mondo, totalmente irrazionale. Avrebbe potuto perdere tutto, il suo ruolo fra i Giudei e la fiducia che i Romani riponevano in lui, ma egli ritenne ciò di poca importanza. Portò via il corpo di Cristo deponendolo in un sepolcro che aveva in realtà acquistato per sé stesso. Ancora oggi, moltissime persone benestanti acquistano un pezzo di terra per la loro sepoltura, preparandola con cura e gestendo la cosa con molto anticipo. Giuseppe invece, dimenticando ciò che era suo, non desiderò niente di meglio per il proprio Signore e insieme a Nicodemo depose il Cristo crocifisso all’interno del proprio sepolcro.

Questo è un esempio di come le persone che, secondo i nostri canoni di giudizio, meritano la condanna per la loro stessa ipocrisia o codardia, si possano rivelare, alla prova dei fatti, fra i più coraggiosi e pronti discepoli del Cristo.

Ogni Cristiano dovrebbe testimoniare il Cristo nel posto dove si trova al momento, amando il prossimo, con lo studio e qualsiasi altra cosa che il Signore gli ha assegnato nel corso della vita. Ognuno è chiamato a servire il Cristo nella sua posizione, con le proprie possibilità, seguendo l’esempio di Giuseppe e Nicodemo e di tutti i discepoli, conosciuti o sconosciuti, nei loro atti.

Amìn.

 

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Fonte: "orthochristian.com/121108.html"

Traduzione libera a cura di Emiliano Pavel Di Salvoemiliano pavel disalvoCollaboratore occasionale - Sono romano di nascita, veronese per lavoro, ortodosso per scelta e vocazione. Ero cattolico sino all'età di sedici anni. Nel 2016 ho riscoperto la fede e da quel momento ho cercato di mantenere una "postura ortodossa" nel mondo e verso il mondo. per hristos.it

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