Il mistero della vita spirituale

Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa

parabola seminatoreIn una delle parabole sul Regno di Dio, il Salvatore dice ai discepoli:

«Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa» (Marco 4, 26-27).

È interessante l’espressione, «egli stesso non lo sa». Se le parole un uomo sparge il seme sulla terra, possono solo indicare Cristo che getta il seme del Vangelo nel cuore dell’uomo, la frase «egli stesso non lo sa» non può in nessun modo riferirsi a Lui, dal momento che Egli è Dio, e quindi conosce tutto.

Che cosa, allora si dice qui? Forse in questo luogo la Scrittura ci trasmette l’idea seguente: dopo aver accettato il seme della predicazione del Vangelo nell’anima umana, inizia il processo di graduale maturazione del Regno di Dio; e questo è un mistero che non può essere razionalmente analizzato.

Di certo, il mistero della vita spirituale è davvero simile alla germinazione di un seme sulla terra, così come lentamente e sottilmente, attraverso l’esperienza di morte e resurrezione, il cuore è convertito ad una nuova vita e porta frutti spirituali.

Come la terra nasconde la crescita del seme dentro di sé, finché i primi germogli verdi non affiorano in superficie, così in un uomo l’esistenza della vita religiosa è riconoscibile solo dai suoi frutti.

La precedente storia dello sviluppo del seme del Vangelo, la parola di Dio, nel cuore di un uomo, spesso rimane incomprensibile alla dimensione profonda dell’uomo stesso. Nel pronunciare le parole “io credo”, per la prima volta, entriamo in una realtà spirituale incomprensibile al di là del nostro controllo, dove [come Irmo, nella nona ode del canone della Prima Dormitio, dice - Trad.] «i limiti della natura sono superati», vengono meno gli schemi logici e tutte le teorie razionali collassano.

Nello stesso tempo, il credente, crescendo in esperienza, acquisendo la Mente di Cristo (1 Corinzi 2, 16) con anni di vita nella chiesa, comincia a distinguere e riconoscere il modo di operare di certe leggi spirituali, secondo cui il seme della fede cresce e si sviluppa correttamente nel cuore della terra.

I Santi Padri scrissero in merito a queste leggi stabilite da Dio nelle loro opere di estetica. Questo è quanto esattamente dice l’apostolo Paolo nella lettura dell’epistola di oggi [17 Agosto 2018 – Trad.], che rivela per noi l’orlo del velo sul ‘Santo dei Santi’: i misteri della crescita della parola di Dio nell’anima dell’uomo.

«Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l'ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!» (1 Corinzi 15, 1-2). Riflettiamo su queste parole: sopratutto, «Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato – la fede spesso ha origine dalla predicazione che è stata ascoltata –. Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in Lui? E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunzi?» (Rom. 10, 14)

La parola di Dio ricevuta, seminata nel profondo del cuore, comincia il suo segreto lavoro, come il lievito nella pasta. Comunque, ciò che è stato ascoltato una volta sola, prima, deve essere costantemente ripetuto. Tale è la natura dell’Uomo. Egli è incline a dimenticare le cose più importanti. È incredibile, per esempio, che sia parte della nostra natura proprio dimenticare sempre che dobbiamo morire. Se noi ci ricordassimo sempre di questo, vivremmo in modo diverso. Anche la consapevolezza del fatto che Dio vede ogni nostro atto e persino i nostri più intimi pensieri sparisce costantemente dalla nostra memoria. Se noi ci ricordassimo di questo, il numero dei nostri peccati sarebbe drasticamente ridotto!

Perciò, abbastanza stranamente, noi abbiamo bisogno di ricordare costantemente tali grandi verità, quali la Resurrezione di Cristo o la venuta terribile del Giudizio finale o il fatto indiscutibile della nostra morte. Probabilmente, proprio per questo motivo, noi abbiamo necessità della predicazione in ogni servizio liturgico.

Parlando dello stesso seme, Paolo continua «che anche voi avete ricevuto» (1 Corinzi 15, 1-2).

Oggi, fratelli e sorelle, la buona notizia del Vangelo è stata più o meno ascoltata da tutti. È difficile trovare persone (almeno nel nostro paese) che non siano mai andate in chiesa o che non abbiano mai ascoltato un sermone. Tutto è stato udito, ma non tutto è stato ricevuto.

Perché? La parola del Salvatore sul seminatore dà risposta a questa domanda; «uscì un seminatore a seminare» (Matteo 13): secondo questa parabola, la capacità di ricevere il seme dipende dallo stato della terra. Essa è stata coltivata, è profonda, ci sono pietre, ci crescono molte spine?

Secondo la spiegazione di Cristo stesso, la terra è [rappresenta – trad.] il cuore umano. Nell’uomo moderno, questa terra è irrigata e concimata con la spazzatura. È difficile per il seme della parola di Dio nascere in un suolo così. L’orgoglio dell’ignoranza, l’egoismo glaciale, l’avidità e l’arroganza di una coscienza consumistica, il culto dell’egotismo, una visione del mondo come risorsa per le nostre passioni o come un palcoscenico per la propria auto-rappresentazione: queste sono le pietre che interferiscono con la crescita del seme; queste sono le spine che lo soffocano. È difficile per l’uomo moderno piegare il suo collo ribelle al giogo benedetto dei comandamenti di Dio.

Quelli che entrano nella chiesa in età adulta, sicuramente ricordano come è stato necessario spezzare se stessi [la loro testarda volontà – trad.] innanzi tutto. Le schiene non si vogliono prostrare, uno sorta di insita vergogna non consente di farsi il segno della croce, sembra che tutti in chiesa ti guardino con derisione.

È troppo difficile gettarsi dal letto per la Liturgia (messa) della Domenica; in confessione, la lingua si secca fino alla laringe, ti stanchi facilmente delle liturgie, sei attratto dalla chiesa e nello stesso tempo eviti di entrarvi, persino, per quanto riguarda il Vangelo, una protesta interiore nasce dentro di te.

Ecco come milioni di nostri compatrioti negli anni passati sono andati in chiesa, senza poter oltrepassare il limite tra miscredenza e credo/fede, tra morte e vita, tra distruzione e salvezza, tra vuoto e pienezza di significato.

Il Signore garantisce a noi che le persone che vanno a Liturgia accolgono il seme del Vangelo, ma non tutto è stato ancora accettato. Dopo l’accettazione della parola di Dio è necessario rimanere in essa, aggiunge San Paolo (1 Corinzi 15). Ovviamente, il dono di Dio richiede un sforzo di reciprocità che coinvolge anche la nostra parte. Il Vangelo, in questo senso, può essere paragonato ad un nuovo programma per il computer che non può essere lanciato da solo, senza la partecipazione di un essere umano: per poter funzionare, deve essere installato, poi si deve imparare a lavorarci, quindi lo si deve proteggere dai virus. Rimanere nel Vangelo significa far funzionare il programma di salvezza nella tua vita, incominciare il processo di realizzazione del significato del Vangelo nella vita quotidiana.

«Essendo rimasti in questa strada, noi entriamo stabilmente nel disegno della salvezza, mediante cui anche voi siete salvati», continua l’Apostolo. Accettata nel cuore, essendo stato ben seminata in un’anima onesta e matura, la Parola di Dio entra con piena forza e cambia una persona tanto da renderla irriconoscibile, ma Paolo ci ricorda la condizione di comando per la salvezza: «tieni stretta la parola che ti ho predicato a meno che tu non abbia creduto invano!» Ecco un pugno imprevisto che si deve prendere, si scopre, cioè, che è possibile «credere invano».

Puoi diventare come quelli che «con la parvenza della pietà, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da costoro!» (2 Tim 3, 5) di cui Paolo scrive a Timoteo. Ci si può trovare ad essere squalificati (2 Cor. 13, 5) e ad essere come «sepolcri imbiancati: essi all'esterno son belli a vedersi, ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume.» (Matt. 23, 27)

Per essere come dovremmo, San Paolo dice: «dovete tenere stretta forte la parola che vi ho predicato». Cosa significa questo? Mantenere inalterata l’unità nello spirito e nell’insegnamento, non permettere che il fuoco della fede si spenga. Quindi ecco la catena di situazioni descritta da San Paolo: per accettare la parola di Dio, è necessario rimanere in essa, comprenderla e iniziare a vivere secondo il suo segno. Iniziare la vita secondo il Vangelo significa entrare nelle benedette schiere dei salvati all’interno della Chiesa, ma anche vivere il Vangelo stesso. Il battesimo, fratelli e sorelle, non solo porta la persona all’interno della Chiesa, ma la fa anche vivere secondo il Vangelo. Vivere fruttuosamente nella Chiesa è possibile solo nella condizione di unità con Lei, unità in spirito e dottrina. Solo allora la nostra fede non sarà vana, solo allora saremo tra coloro che non sono stati squalificati (2 Cor. 13, 6). Certamente, non c'è niente di speciale o nuovo qui. Lo sappiamo già. Ma la conoscenza teorica non sempre plasma le nostre azioni e spesso ha scarso effetto sul nostro modo di pensiero. Perciò san Paolo dice: ti annuncio [in russo: ti faccio ricordare – Trad.].

Proviamo, cari cristiani, a ricordarci ogni giorno di questo. Ancora e ancora noi scopriremo la bellezza dell'Ortodossia, nel tesoro della parola di Dio, e la porteremo dentro le nostre vite. L'Ortodossia è bella; rendiamo le nostre anime altrettanto belle. L’Ortodossia è profonda, non possiamo essere superficiali e vani. L’Ortodossia è ampia, allarghiamo i nostri cuori per amore. L’Ortodossia è immortale, lavoriamo anche noi per la vita eterna, in cui la Fontana della bellezza, dell’amore e dell’immortalità ci aspetta: Cristo, nostro Vero Dio. Egli è Colui di cui l’Apostolo ci fa fare continuamente memoria e a Lui noi dirigiamo ogni nostro pensiero, così che il Suo Santo nome sia glorificato, attraverso lo Spirito che è consustanziale alla gloria di Dio Padre.

 

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Fonte: "orthochristian.com/115440.html"

Traduzione libera a cura di Maria Rita Battagliamaria rita battagliaCollaboratrice occasionale - Sono nata in provincia di Cesena, dove attualmente risiedo. Laureata in Conservazione dei Beni Culturali alla Facoltà di Lettere e Filosofia, Seconda Università di Napoli. Amo la storia e le lingue classiche, tanto da specializzarmi in paleografia latina e greca. Ho prestato Servizio di interpretazione e traduzione di inglese e neogreco presso
le sezioni penali del tribunale di S. Maria C. V.
per hristos.it

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