Il significato ascetico e sociale del digiuno

Il digiuno non è un insieme di prescrizioni per la dieta e non viene effettuato per ottemperare esigenze legalistiche, ma, accompagnato dalla preghiera, è un aiuto spirituale che disciplina il corpo e l'anima e permette all'uomo di portarsi più vicino a Dio, specialmente durante i periodi di preparazione alle grandi feste della Chiesa.

atanasio grandeAlle origini dell'Antico Testamento vi è l'ordine di Dio ad Adamo di non mangiare i frutti di un certo albero (Gn. 2, 16-17), mentre nel Nuovo Testamento Gesù Cristo si prepara alla vita pubblica con un periodo di digiuno di quaranta giorni, nel quale "non mangiò nulla" (Luca 4,2). Per questo motivo il Cristianesimo ha dato fin dalle sue origini grande importanza alle regole alimentari, che non costituiscono una forma di disprezzo del corpo, bensì strumenti per rinvigorire lo spirito, rendendolo capace di esaltare la stessa corporeità della persona, ed hanno allo stesso tempo un valore sociale e comunitario, poiché chiamati ad attenersi non sono i singoli credenti, ma l'intera comunità.

Il cibo per il Cristianesimo assume un rilevante valore come strumento di relazione, che diventa nodo centrale di una vasta rete che facilita la connessione con Dio: basti pensare al profondo significato di trascendenza religiosa che la condivisione del cibo assume nel Cristianesimo, il cui rito fondante è l'Eucarestia, cioè la condivisione del pasto spirituale con il Divino e l'azione sacrificale-conviviale nella quale il popolo dei fedeli entra in comunione con Dio e ne pregusta i beni. Tuttavia la previsione di regole di condotta alimentare attraverso una dettagliata serie di prescrizioni che impongono divieti e digiuni, (i quali spesso scandiscono lo svolgimento del tempo religioso e costituiscono parte integrante del cammino di preparazione alla celebrazione di eventi centrali della vita del credente), appartengono da sempre alla vita e alla prassi della Chiesa, poiché rispondono al bisogno permanente del cristiano di partecipare al mistero di Cristo attraverso la preghiera e le opere.

La Chiesa ortodossa ha da sempre mostrato e mostra una attitudine verso il digiuno, da non intendersi come astensione totale dal cibo, bensì come una serie di restrizioni che comporta l'astensione, ogni mercoledì e venerdì, da carne, latticini (burro, formaggio ecc.), uova, pesce, olio e vino. Sono invece considerati cibi permessi senza restrizioni i farinacei, legumi, frutta e vegetali.

Il digiuno non è un insieme di prescrizioni per la dieta e non viene effettuato per ottemperare esigenze legalistiche, ma, accompagnato dalla preghiera, è un aiuto spirituale che disciplina il corpo e l'anima e permette all'uomo di portarsi più vicino a Dio, specialmente durante i periodi di preparazione alle grandi feste della Chiesa.

Clemente di Alessandria sosteneva che la religione stessa potesse essere considerata una forma di "dieta", avente lo scopo di sanare l'intero organismo dell'uomo e di indurlo a purificare la propria interiorità, e pertanto nella pratica della Chiesa Ortodossa l'osservanza delle regole alimentari è la premessa indispensabile di una seria vita spirituale, poiché rappresenta il modo in cui il corpo, non disgiunto dall'anima che si purifica attraverso la preghiera, si prepara alla celebrazione della festa, momento per eccellenza in cui il Kronos (tempo inteso come mera successione di eventi) diventa Kairos (tempo di salvezza e di grazia in cui si realizza la piena congiunzione del Sacro con l'esperienza umana). Non a caso infatti, nella tradizione ortodossa sono previsti digiuni per i giorni di vigilia di alcune importanti festività (come la Trasfigurazione, la Decollazione di S. Giovanni Battista e l'Esaltazione della S. Croce), e se la festività cade durante una giornata per la quale è previsto digiuno, (come ad esempio la festa della Trasfigurazione, che cade il 6 agosto, durante il periodo di Quaresima della Dormizione), tale regola subisce delle deroghe. Le rigide e articolate regole di condotta alimentare, e il ruolo che esse assumono nella scansione del percorso religioso del credente sono uno degli elementi che distingue il cristianesimo ortodosso da quello cattolico. Già nell'anno 867 San Fozio, patriarca di Costantinopoli, lamentava infatti l'introduzione di deviazioni della prassi del digiuno operate dalla Chiesa romana (come la concessione di cibarsi di latticini nella prima settimana di Quaresima), che costituivano una deviazione dalla prassi della Chiesa antica, aumentate in maniera ancora più marcata tra Chiesa d'oriente e d'occidente dopo lo scisma.

[...] Senza considerare gli eccessi di certe correnti ascetiche come gli encratiti (o astinenti), la continenza alimentare è sempre stata considerata nel cristianesimo orientale come un mezzo per ristabilire l'equilibrio psico-fisico, dottrina che trova riscontro nelle Regole monastiche o commenti spirituali di San Basilio e di San Giovanni Cassiano. I cristiani ortodossi vivono il digiuno come partecipazione al mistero pasquale di Cristo, ed è proprio l'evento della morte e risurrezione di Cristo che ispira la scelta dei giorni e dei tempi in cui digiunare, che, come sancito nella Didachè, sono il mercoledì (giorno in cui Cristo è stato tradito) e il venerdì (giorno della Passione e morte).

 

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Fonte: "Quaderni del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell'Università Cattolica del Sacro Cuore - Sede di Piacenza, Cibo e Religione: diritto e diritti, a cura di Maria Rosaria Piccinni, pag. 111-114"

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