La parola vertep nella lingua serba tra “grotta” e “rappresentazione teatrale”

La più evidente prova dell’esistenza ed utilizzo della parola vertep nelle lingue slave è data dal Tropario della Natività, dove un verso così recita: «и земля вертеп Неприступному приносит» (e la Terra offrì una grotta a Colui che è inaccessibile). Nel primo dizionario serbo, composto nel 1818 da Vuk Stefanovic Karadzic, vertep assunse il senso di presepe: mangiatoia dove nacque Cristo.

vertep3Se al parlante medio della lingua serba venisse chiesto quale sia il significato del termine vertep, è molto probabile che risponderebbe con difficoltà. Le ragioni di questi limiti di conoscenza linguistica sono diverse: il lessema vertep è uno di quelli usati in specifici gerghi, ed ereditato dal vecchio slavo, ha mutato nel corso del tempo (come si dimostrerà in questo breve testo) il suo significato.

La più evidente prova dell’esistenza ed utilizzo della parola vertep nelle lingue slave è data dal Tropario della Natività, dove un verso così recita: «и земля вертеп Неприступному приносит» (e la Terra offrì una grotta a Colui che è inaccessibile). Pur avendo una etimologia poco chiara, vertep nello slavo antico ebbe il significato di “grotta” e designò, in tutta evidenza, l’abitazione dei poveri o un rifugio per animali. Questa componente semantica, sicuramente, ha inciso nello sviluppo del significato di “covo” e “spelonca” assunto da vertep nella lingua russa contemporanea.

Nella lingua serba, invece, il lessema vertep fece la sua comparsa nel XIII secolo ed assunse esclusivamente un’assiologia positiva, ereditando dallo slavo antico (così come altre lingue slave) il senso principale di grotta. La presenza contemporanea di altri vocaboli per designare l’incavatura nella roccia – pećina e peštera – indusse ad usare la parola vertep solo in riferimento alla caverna in cui nacque Gesù Cristo. Inoltre, attraverso un processo metonìmico, la sua accezione continuò a ridursi ulteriormente e nel primo dizionario serbo, composto nel 1818 da Vuk Stefanovic Karadzic, vertep assunse il senso di presepe: mangiatoia dove nacque Cristo.

Il termine più comunemente usato per indicare il luogo dove nacque Gesù fu Vitlejemska pećina (La grotta di Betlemme) e jasle indicò la mangiatoia dove fu adagiato il “Cristo Bambino”, mentre il lessema vertep andò a restringere ulteriormente la sua definizione. Nel dizionario della lingua serbo-croata letterale (1967), vertep tende a definire due raffigurazioni: la prima, un presepe trasportato dai bambini lungo le strade e nelle case a Natale; la seconda, un tipo di rappresentazione natalizia e genere teatrale. I due significati sono fra di loro praticamente collegati, perché la rappresentazione ha luogo davanti al vertep, un modellino a forma di chiesa realizzato di solito a due piani, ed aperto in maniera tale da poter scorgerne l’interno, dove sono appositamente collocate statuette o icone riferite alla nascita di Cristo. Difronte a questa scenografia scolari e ragazzi, trasformatisi in attori, recitano i testi scritti per la rappresentazione. Lo spettacolo popolare vertep è messo in scena dalla Vigilia di Natale fino alla Teofania (Epifania) ed è molto diffuso nei territori a nord della Serbia, specialmente nella regione della Vojvodina, dove fu introdotto da insegnanti russi, giunti nel XVIII secolo per aiutare i Serbi, residenti ai confini della monarchia austro-ungarica, nel custodire le proprie tradizioni religiose e popolari.

Nelle altre zone dove vivono i Serbi, vertep indica una parte delle decorazioni natalizie utilizzate nelle chiese: la “Grotta di Betlemme” (Vitlejemska pećina), con l’icona della santa famiglia accompagnata da figure umane attinenti la festività e senza dimenticare gli animali.

In conclusione, possiamo affermare che vertep è un segno linguistico dimenticato, nella lingua serba contemporanea, fino a tempi recenti, a causa della forte influenza dell’ideologia comunista, ma, per fortuna riscoperto (come si è evidenziato nel nostro pur breve studio) in virtù del ritorno alla fede e alle tradizioni popolari ed ecclesiastiche.

 

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Fonte: AA.VV., e Ti vengo a cercare - Sulla nascita di Cristo e l'infanzia delle icone, Duša edizioni, 2018, pp. 36-37.

 

 

 

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