Sacramenti e riti

Ma i nemici della fede, come per esempio Tolstoj, scagliandosi in particolare contro il culto, e contro i sacramenti in modo speciale, sanno ciò che fanno. Hanno infatti ben individuato il nucleo vitale del cristianesimo.

Pavel A. FlorenskijIl cristianesimo è, preso nel suo insieme, un sacramento. I Padri dicevano che è «il grande sacramento» (Macario il Grande), «il mistero della devozione» (Basilio il Grande), «il nostro più grande sacramento» (Gregorio il Teologo). Simeone il Nuovo Teologo parlava di «sacramento del cristianesimo». Questo in generale e non certo nel senso (illeggibile) della dottrina, ma nel senso della sacralità stessa del culto divino. 

14. V. 1918

«Il cristianesimo esiste [solo] grazie ai sacramenti»366, sostiene Ignatij367, arcivescovo di Voronez. Difficilmente ci sarà chi osi respingere categoricamente una simile affermazione. Ma, passandogli accanto nelle sue manovre, il pensiero contemporaneo si adopera in qualche modo per evitare nella sua navigazione questo scoglio sommerso e, per quanto possibile, a non pensarci affatto. Le opere di bene, magari una qualche educazione all’integrità spirituale, l’aspetto estetico della liturgia, persino la dottrina della Chiesa, in quanto parla di misteri senza affrontarli direttamente - o almeno al pensiero contemporaneo pare così, che cioè ne parli come una speculazione filosofica fra le tante - è questa, grosso modo, la parte che del cristianesimo, e probabilmente della religione in generale, viene accettata. Nella sua essenza, però, il culto e, a maggior ragione, i sacramenti sono più tollerati che affermati, e tanto meno ne viene affermata la forza. «Il cristianesimo esiste [solo] grazie ai sacramenti». Ma - e lo diciamo apertamente - non si ha forse l’impressione che per il pensiero moderno i sacramenti siano solo un organo rudimentale della Chiesa ancora non illuminata dalla luce di Kant, di Comte368 e dei due Mill369? Eppure «il cristianesimo esiste [solo] grazie ai sacramenti». E allora perché il nostro pensiero non torna ogni volta a riaffermare il cristianesimo? Perché i sacramenti non diventano il punto di partenza delle riflessioni sul cristianesimo? Perché il corso della filosofia moderna non conduce a essi, bensì da tutt’altra parte? Perché non soltanto non si studiano il significato interiore e l’importanza dei sacramenti, ma nemmeno la loro azione vitale sull’uomo, né tanto meno si fanno ricerche su di essi da un punto di vista esteriore e storico o su come li intendevano i Padri e i pensatori del mondo antico e medievale? Pensatela come volete, ma di certo questo silenzio può essere inteso solo come un tacito rifiuto o, se non proprio come un rifiuto, come un atteggiamento sprezzante nei confronti di questo rudimento dell’antichità. C’è inoltre una chiara convenienza nel ripudiare dinanzi ai nemici della nostra fede - dinanzi ai nemici della religione in generale - questa che è la più fastidiosa e vulnerabile “appendice” della fede.

Ma i nemici della fede, come per esempio Tolstoj370, scagliandosi in particolare contro il culto, e contro i sacramenti in modo speciale, sanno ciò che fanno. Hanno infatti ben individuato il nucleo vitale del cristianesimo, della religione in generale, e quindi basta distruggerlo per portare a termine la loro opera. Privato della sua radice, tutto il resto si sgretolerebbe da sé, senza bisogno di confutazioni.

Il culto però - e intendo in particolare i sacramenti - è la vera pienezza della vita vera. Pienezza che si può meditare ed esaminare  senza posa, scandagliare in lungo e in largo, senza mai riuscire a esaurirla. E i sacramenti sono misteri371 proprio perché con l’infinità del loro significato nutrono senza limiti e senza tempo qualsiasi anima. Innumerevoli possono essere i modi di approcciarsi ai sacramenti, innumerevoli i modi di intenderli. Infinito è il risuonare dei tentativi del pensiero di contemplare e far proprio il λόγος che li informa e li abita. Ma soltanto i sacramenti, unica e sola verità nel loro insieme e, dirò di più, unica e sola verità oggettiva offerta all’uomo, meritano propriamente il predicato di autenticità. I nostri modi di avvicinarsi a essi, piuttosto, sono davvero adeguati, riusciti, profondi, oppure inadeguati, maldestri, superficiali?

Il vero modo di avvicinarsi ai sacramenti è parteciparvi. La riflessione sui sacramenti non può essere esaustiva. Ogni riflessione è unilaterale e può essere all’occorrenza smascherata come incompleta. È solo un’aspirazione alla Verità, ma non la verità stessa. Tuttavia anche le riflessioni sono necessarie. Il pensiero deve con zelo avvicinarsi sempre più alla comprensione della profondità della vita sacramentale della Chiesa. Riusciremo così a scalzare la nostra ottusa resistenza a essa e saremo meglio preparati a parteciparvi.

Il presente tentativo è uno dei tanti, non solo in generale, ma anche per chi vi parla.

 

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Fonte: Pavel A. Florenskij, La filosofia del culto, Edizione San Paolo, 2016

 

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Note

366 O cerkovnych sainstvach (I sacramenti della Chiesa), SPb 1863, p. 7 (NdA). [Il titolo esatto del volume è Ignatij (archiepiskop Voronenzskij i Zadonskij), O tainstvach Edinoj, Svjatoj, Sobornoj i Apostol’skoj Cerkvi: Opyt archeologiceskij (I sacramenti della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica: saggio archeologico), SPb 1863].

367 Ignatij Brjancaninov (1807-1867), uno dei vescovi più eruditi, vigile maestro e padre spirituale, autore di diverse opere di spiritualità e del rinnovamento filocalico in Russia nella metà del XIX secolo. Per un confronto con l’eccezionale profilo spirituale di questo santo vescovo rimandiamo alla preziosa raccolta antologica di I. Brjancaninov, Sulle tracce della Filocalia. Pagine sulla preghiera esicasta, a cura e con Introduzione di R. Cemus, Paoline, Milano 2006; dello stesso autore si veda inoltre Preghiera e lotta spirituale. Introduzione alta preghiera del cuore, a cura di E. Bianchi, Gribaudi, Torino 1991.

368 Auguste Comte (1798-1857), filosofo e sociologo francese, considerato il fondatore del positivismo. Si attribuì il merito di aver condotto la scienza della società dallo stadio teologico e metafisico a quello positivo, oggettivabile in termini scientifici.

369 James Mill (1773-1836). filosofo ed economista inglese, amico di D. Ricardo, cofondatore e collaboratore dell’Encyclopaedia Britannica per la quale stese importanti voci. John Stuart Mill (1806-1873), filosofo ed economista inglese, positivista, teorico dell’empirismo e del metodo induttivo, sotto la guida del padre James e di J. Bentham, diede organica sistemazione alla tradizione empirista e liberale inglese.

370 Florenskij ebbe nei confronti di Lev Tolstoj un’attrazione giovanile piuttosto fugace. A lui il giovane Pavel si rivolse, ancora studente liceale, con una lettera del 22 ottobre 1899, in un momento cruciale della sua esistenza e del suo smarrimento interiore, come testimoniano le ultime pagine delle Memorie e le relative note, nelle quali sono riportati ampi stralci di quella lettera. Si veda P.A. Florenskij, Ai miei figli, cit., pp. 303-305; note pp. 385-386. Tuttavia Florenskij si rese conto gradualmente della distanza incolmabile tra i suoi orientamenti di pensiero e quelli del grande scrittore, soprattutto rispetto alle questioni teologiche, spirituali ed ecclesiali. In particolare Florenskij trova intollerabile la riduzione tolstojana del cristianesimo a forma razionale, a sentimento morale, con la conseguente svalutazione della Chiesa e di ciò che la costituisce essenzialmente, a partire dalla vita liturgica e sacramentale. Su questi aspetti rimandiamo in particolare a P.A. Florenskij, Il concetto di Chiesa nella Sacra Scrittura, cit., p. 192. Gli sporadici riferimenti presenti nell’opera florenskijana al pensiero di Tolstoj restano fortemente critici, come attesta, tra l’altro, il saggio Note sull’ortodossia, nel quale il Nostro osserva: «Nel romanzo Resurrezione di Tolstoj vi è una descrizione della Divina Liturgia tramite la quale lo scrittore intendeva dimostrare quanto fosse assurdo l’ufficio divino. Si tratta di una lunga serie di constatazioni di gesti liturgici analizzati dal di fuori da qualcuno che non ne comprende affatto il significato, o che finge di non comprenderlo. Tolstoj finisce dunque per dimostrare, e con grande evidenza, ciò che non aveva bisogno di dimostrazione alcuna; porta all’assurdo il suo rapporto con la Chiesa, che poi è il rapporto logico che con la religione ha buona pane dei nostri contemporanei. In senso figurato, Tolstoj dimostra che non è giusto disquisire di Shakespeare descrivendo, pur se con grande precisione, le aste e i ercoli neri su carta bianca che costituiscono il testo delle sue tragedie senza vedere altro e senza nemmeno ricordare che c’è dell’altro. Non risulterebbe, allora, difficile farsi beffe dei conterranei di Shakespeare, che lo hanno lodato per secoli mentre lui si limitava a sprecare fogli di carta imbrattandoli di inchiostro. [...] La descrizione che Tolstoj compie della Liturgia non è - forse - in tutto conforme a quanto detto su Shakespeare?»; P.A. Florenskij, Note sull'Ortodossia, in Id., Bellezza e Liturgia, cit, pp. 42-43.

371 In slavo ecclesiastico (e in russo moderno) la parola tajna significa “mistero” ma può significare in senso più preciso “sacramento”, essendo in tal caso sinonimo del sostantivo tajnstvo. La stessa ambivalenza hanno i termini latini misterium e sacramentum. Qui Florenskij mantiene questa ambivalenza per sottolineare l’indeducibilità in senso puramente razionale del sacramento.

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