Lettera sulla concordia

Mi sono poi ricordato dell’Apostolo che dice: In Cristo Gesù non hanno valore né la circoncisione né l’incirconcisione, ma la fede operante per mezzo dell’amore; mi è sembrato logico e necessario esporre dapprima la sana fede e la retta dottrina riguardo al Padre, al Figlio e al Santo Spirito, e soltanto in seguito aggiungere anche le regole morali.

basilio cesareaPer la bontà e l’amore per gli uomini del Dio buono, nella grazia del Signore nostro Gesù Cristo, sotto l’azione del Santo Spirito, sono stato liberato dall’inganno della tradizione dei pagani e fin da principio, dall’infanzia, sono stato allevato da genitori cristiani; da essi, fin dalla più tenera età, ho imparato a conoscere anche le sante Scritture, che mi hanno condotto alla conoscenza della verità. Quando poi divenni adulto, viaggiando spesso e occupandomi, com’è naturale, di molte cose, osservavo nelle altre arti e scienze un assoluto accordo reciproco fra quelli che si dedicano con diligenza a ciascuna di esse. E invece, nella sola chiesa di Dio, per la quale Cristo è morto e sulla quale è stato abbondantemente effuso il Santo Spirito, vedevo molti in grande e smisurato disaccordo sia fra di loro, sia a proposito delle divine Scritture e, cosa ancor più terribile, vedevo che quelli che la presiedevano si trovavano in tale diversità di giudizio e di opinione, si opponevano a tal punto ai comandamenti del Signore Gesù Cristo, laceravano senza misericordia la chiesa di Dio, turbavano senza pietà il suo gregge in modo tale che si compiva anche in essi – e ora più che mai con il sorgere degli anomei  – quel detto: Di mezzo a voi stessi sorgeranno uomini che diranno cose perverse per trascinare i discepoli dietro a sé.

Vedendo tali cose e altre simili a queste, e chiedendomi quale fosse l’origine e la causa di tanto male, in un primo tempo mi trovavo in una profonda tenebra e, come fossi su una bilancia, oscillavo ora da una parte ora dall’altra, poiché uno mi traeva a sé per la sua lunga esperienza degli uomini, e poi di nuovo ero spinto in senso contrario a motivo della verità che avevo riconosciuto nelle divine Scritture. Soffrii a lungo per tale situazione e, come ho detto, ne ricercavo la causa; mi venne in mente il libro dei Giudici che racconta come ciascuno facesse ciò che gli sembrava giusto e ne indica anche la causa nelle parole che precedono: In quei giorni non c’era re in Israele. Ricordandomi di queste parole, pensavo la stessa cosa anche a proposito degli avvenimenti presenti, il che forse è terribile e strano a dirsi, ma è verissimo, se ci si pensa: se anche ora tale disaccordo e conflitto tra quelli che sono nella chiesa non siano provocati dal rifiuto dell’unico, grande, vero e solo re e Dio di tutti; ciascuno infatti si distacca dall’insegnamento del Signore nostro Gesù Cristo, rivendicando di propria autorità pensieri e regole proprie e preferendo di sua autorità dare comandi in opposizione al Signore piuttosto che riceverli da lui. Pensando a queste cose e approfondendo le mie ricerche, colpito da questa abissale mancanza di fede, mi convinsi ancor più, anche in base all’osservazione delle cose umane, che la causa di cui si è detto era vera. Vedevo infatti come il buon ordine e la concordia di molti si realizzava fino a che veniva conservata l’obbedienza di tutti a un capo, mentre qualsiasi disaccordo e divisione, e anche il moltiplicarsi dei comandi, derivava dall’assenza di un capo. Una volta ho visto anche uno sciame di api che, guidato dalla legge di natura, seguiva in buon ordine il proprio re. E ho visto molte altre cose del genere, e molte ne ho ascoltate; ne sanno ancor di più quelli che si sono occupati di questo argomento di modo che a partire da esso potrebbero dimostrare la verità di quanto si è detto. Se infatti il buon ordine e la concordia sono proprie di quelli che volgono lo sguardo a un unico cenno e riconoscono un unico re, il disaccordo e la divisione sono segno di assenza di un capo. Secondo lo stesso principio, tale disaccordo sia nei confronti dei comandamenti del Signore, sia nei confronti gli uni degli altri è indice o che ci siamo allontanati dal vero re, secondo le parole: Solo finché non sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene, oppure che l’abbiamo rinnegato, secondo le parole: Lo stolto ha detto nel suo cuore: Dio non esiste; a queste ultime sono aggiunte queste altre, come se si trattasse di un segno o di una prova: Si sono corrotti e sono divenuti abominevoli nelle loro imprese.

Qui dunque la parola di Dio ci ha indicato la malvagità che si manifesta quale segno visibile di tale mancanza di fede che si annida segretamente nell’anima. Certamente il beato apostolo Paolo, riconducendo con più vigore al timore dei giudizi di Dio quanti non sono perduti nel cuore, stabilisce qual è il castigo cui sono condannati quelli che hanno trascurato la vera conoscenza di Dio. Che cosa dice infatti? E poiché ritennero vano custodire la conoscenza di Dio, Dio li consegnò a una mente vana, perché facessero ciò che non conviene, colmi di ogni ingiustizia, malvagità, cupidigia, malizia, pieni di invidia. E penso che l’Apostolo non abbia formulato questo giudizio da se stesso – aveva infatti Cristo che parlava in lui – ma fondandosi sulla parola di colui che aveva detto di parlare alle folle in parabole, affinché non comprendessero i divini misteri del vangelo, dal momento che già in precedenza avevano chiuso i loro occhi e malamente ascoltato con le orecchie e il loro cuore insensato si era ispessito; quelli che in precedenza, volontariamente, avevano accecato l’occhio dell’anima furono sprofondati nelle tenebre subendo quale castigo la cecità nei confronti delle cose più grandi. Si tratta di quell’accecamento che David temeva di subire e perciò diceva: Illumina i miei occhi perché non mi addormenti nella morte. In base a queste parole e ad altre simili, mi pareva evidente che in generale la cattiveria delle passioni sorge o per ignoranza o per una conoscenza vana; in questo caso particolare, il disaccordo reciproco dei molti subentra per il fatto che siamo indegni di essere governati dal Signore. Ma se volessi esaminare un tal genere di vita non saprei neppure come misurare la grandezza di tale insensibilità, di tale stoltezza o follia, né, considerato l’eccesso della sua malvagità, saprei che cosa dire di essa; se infatti anche negli animali privi di ragione troviamo realizzato questo accordo vicendevole a motivo dell’obbedienza a chi li guida, che cosa potremmo dire noi che ci troviamo in tale stato di divisione tra di noi e in tale contrasto con i comandamenti del Signore? Non riteniamo che tutte queste cose ci siano ora poste dinanzi dal Dio buono a nostro insegnamento e a nostra confusione e che, nel grande e terribile giorno del giudizio, saranno presentate a vergogna e condanna di quelli che non si correggono da parte di colui che già ha detto e sempre dice: Il bue ha conosciuto il suo padrone e l’asino la greppia del suo signore, ma Israele non mi ha conosciuto e il popolo non mi ha compreso, e molte altre cose di questo genere? Le parole dette dall’Apostolo: Se un membro soffre, tutte le membra soffrono con lui; se un membro riceve gloria, tutte le membra si rallegrano, e: Affinché non vi siano divisioni nel corpo, ma le membra abbiano la stessa sollecitudine gli uni per gli altri, vale a dire siano mosse da un’unica anima che le abita, per qual motivo sono state proferite in questo modo? Io penso che ciò sia avvenuto affinché fossero salvaguardati tale procedura e tale buon ordine molto più nella chiesa di Dio, alla quale viene detto: Voi poi siete corpo di Cristo e sue membra ciascuno per la sua parte, cioè su ciascun membro regna un’unica e sola testa in verità, la quale è Cristo, e collega ciascun membro all’altro perché vi sia concordia. Presso quelli nei quali non si realizza la concordia, invece, non viene mantenuto il vincolo della pace e non è custodita la mitezza nello Spirito, ma si trovano discordia, contesa e invidia. Ci vorrebbe molto coraggio a chiamare costoro membra di Cristo o a dire che sono governati da lui. Una mente non doppia, invece, dirà con franchezza che là domina e regna un modo di pensare conforme alla carne, secondo la parola dell’Apostolo che stabilisce: Se vi presentate a qualcuno come schiavi e gli obbedite, siete schiavi di colui al quale obbedite. L’Apostolo mostra poi chiaramente i caratteri propri di questo pensiero, come quando dice: Dal momento che sono fra di voi gelosia, dissenso e disaccordo, non siete forse carnali?, e insegna contemporaneamente in modo categorico l’effetto disastroso di tale deviazione e la sua estraneità a una vita di fede in Dio, dicendo: Il modo di pensare conforme alla carne è nemico di Dio; esso infatti non si sottomette alla legge di Dio né lo può; perciò il Signore dice: Nessuno può servire a due padroni.

E lo stesso unigenito Figlio di Dio, nostro Signore e Dio Gesù Cristo, per mezzo del quale tutto è stato fatto, proclama: Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato, e: Non faccio nulla da me stesso, e: Ho ricevuto per comando cosa devo dire e annunciare. E il Santo Spirito che distribuisce i grandi e meravigliosi doni, che opera tutto in tutti, nulla dice da se stesso, ma dice quello che ascolta dal Signore. Come non sarà tanto più necessario che l’intera chiesa di Dio, mostrandosi sollecita nel custodire l’unità dello Spirito nel vincolo della pace, realizzi quello che è detto negli Atti: La moltitudine dei credenti era un cuore e un’anima sola? Nessuno, cioè, imponeva la propria volontà, ma tutti insieme, nell’unico Santo Spirito, cercavano la volontà dell’unico Signore Gesù, che ha detto: Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato, e a costui dice: Non ti prego soltanto per questi, ma per quelli che per la loro parola credono in me, affinché tutti siano uno. Per queste ragioni e altre che taccio è nata in me la chiara e inconfutabile convinzione che la concordia è necessaria per tutta la chiesa di Dio secondo la volontà di Cristo nel Santo Spirito e che è pericoloso e mortifero disobbedire a Dio dividendoci gli uni dagli altri. Sta scritto infatti: Chi disobbedisce al Figlio non vedrà la vita, ma l’ira di Dio rimarrà su di lui. Ho ritenuto logico, dunque, esaminare questo punto: quali peccati possono ricevere perdono da Dio, per quanti e quanto gravi peccati si diventa colpevoli di disobbedienza? Se riprendo le divine Scritture, sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento, trovo che la disobbedienza a Dio non è data né dal numero, né dalla grandezza dei peccati, ma, chiaramente, dal solo fatto di trasgredire un qualsiasi precetto e che vi è un giudizio comune per ogni disobbedienza a Dio. Quando si legge nell’Antico Testamento la fine terribile di Acan o la storia di quello che raccoglieva legna di sabato, non si trova che i due abbiano compiuto qualche altro peccato contro Dio, né che abbiano commesso un torto grande o piccolo contro qualcuno. Ma l’uno pMi sono poi ricordato dell’Apostolo che dice: In Cristo Gesù non hanno valore né la circoncisione né l’incirconcisione, ma la fede operante per mezzo dell’amoreer aver raccolto la legna per la prima e unica volta viene inesorabilmente punito, senza avere il tempo di pentirsi; infatti, per comando di Dio, viene immediatamente lapidato da tutto il popolo. L’altro, soltanto per aver sottratto qualcosa di ciò che era votato allo sterminio e che non era stato ancora portato davanti all’assemblea né ricevuto dagli incaricati, divenne causa non solo della sua perdizione, ma anche di quella della moglie e dei figli, e persino della sua tenda con tutte le sue cose. E già tutto il popolo stava per essere divorato dal male del peccato sotto forma di fuoco, sebbene neppure fosse a conoscenza dell’accaduto, né fosse stato complice di quel tale che aveva peccato, se subito, al vedere gli uomini uccisi, non avesse avuto il cuore spezzato prendendo coscienza dell’ira di Dio. Allo stesso tempo Giosuè, figlio di Nun, si gettò a terra con gli anziani cospargendosi di cenere e così il colpevole, scoperto mediante la sorte, subì il castigo di cui si è detto.

Ma forse qualcuno dirà che a buon diritto si possono sospettare costoro anche di altri peccati a causa dei quali vengono condannati anche in questo caso e che la divina Scrittura ha ricordato soltanto questi in quanto più gravi e meritevoli di morte. Ma se costui è molto audace nell’osare aggiungere o togliere qualcosa alla Scrittura, forse accuserà di una moltitudine di peccati anche Maria, sorella di Mosè, la cui virtù – penso – non sfugge a nessuno dei credenti? E lei per aver detto una sola parola di biasimo nei confronti di Mosè – e si trattava del vero perché diceva: Si è preso una donna etiope – sperimentò a tal punto lo sdegno di Dio che il castigo meritato dal peccato non le fu condonato neppure per la supplica di Mosè stesso. E quando vedo questo stesso Mosè, il servo di Dio, quest’uomo grande, il quale fu giudicato degno di tanto grande e tale onore da parte di Dio e spesso ricevette da lui testimonianza al punto da sentirsi dire: Ho conosciuto te tra tutti e hai trovato grazia davanti a me, quando vedo che, presso l’acqua della contraddizione, per nessun altro motivo se non quello solo di aver detto al popolo che mormorava per la mancanza d’acqua: Faremo forse sgorgare per voi acqua da questa roccia? per quest’unico motivo subito ricevette la minaccia di non entrare nella terra promessa, che riassumeva allora le promesse fatte ai giudei; quando vedo costui supplicare e non venire perdonato; quando vedo che le tanto grandi azioni non gli valgono affatto il perdono a motivo di quella breve frase, davvero vedo la severità di Dio, secondo quanto dice l’Apostolo, davvero mi convinco della verità di quella parola: Se il giusto a stento è salvato, che ne sarà dell’empio e del malfattore? Ma perché dico queste cose? Quando sento quella terribile sentenza pronunciata da Dio contro chi ha trasgredito un solo comandamento per ignoranza, non saprei come avere un timore adeguato alla grandezza della sua ira. Sta scritto infatti: E se uno avrà commesso un peccato, facendo una cosa fra tutti i comandi del Signore che non si deve fare e senza averne coscienza, avrà peccato, e avrà portato al sacerdote un capretto senza difetto preso dal gregge, comprato a prezzo d’argento, e il sacerdote farà la propiziazione per lui, per il suo peccato d’ignoranza, compiuto senza saperlo, gli sarà perdonato. Ha commesso un peccato davanti al Signore. Se a tal punto inesorabile è la condanna dei peccati commessi per ignoranza ed è necessario il sacrificio per la loro purificazione – ed è attestato che anche il giusto Giobbe l’offrì per i suoi figli – che cosa si dovrà dire di quelli che peccano coscientemente o di quelli che tacciono quando vedono commettere il peccato? E perché non sembri che ci immaginiamo lo sdegno contro costoro solo a partire da supposizioni verisimili, è necessario ricordare di nuovo la stessa Scrittura ispirata, che è sufficiente nel caso presente a mostrarci la condanna di questi tali anche attraverso un solo racconto. Essa dice: E i figli del sacerdote Eli erano figli depravati. Ma, sebbene tale fosse la situazione dei figli, il padre non li castigò con maggior severità; questo fatto mosse a tale collera la pazienza di Dio che in un’incursione di filistei i figli di Eli furono uccisi in guerra in un sol giorno, tutto il popolo fu sconfitto, molti uomini caddero e all’arca della santa alleanza di Dio avvennero cose che prima non si erano sentite; essa che né agli israeliti né ad alcun sacerdote era lecito toccare e che non poteva essere accolta in un luogo qualunque, veniva trasportata da un luogo all’altro da mani empie e deposta in templi di idoli invece che nel santuario. Da ciò si può immaginare quanto grande fu il riso e lo scherno dei filistei anche contro il nome di Dio. Inoltre è scritto che anche lo stesso Eli ebbe una fine miserabile e ricevette la minaccia che anche la sua discendenza sarebbe stata rimossa dalla dignità sacerdotale, cosa che avvenne.

Tali cose accaddero al popolo. Tali cose soffrì il padre per la trasgressione dei figli, lui che non era mai stato accusato di niente per la propria vita, che non aveva sopportato di restare in silenzio davanti a loro, ma molte volte li esortava a non perseverare in tale condotta; diceva: No, figli, no, non è bene ciò che sento dire di voi e, mostrando con più forza la gravità del peccato, rappresentava come più temibile il pericolo che correvano. Diceva infatti: Se un uomo pecca contro un altro uomo, si pregherà per lui il Signore; ma se uno pecca contro Dio, chi pregherà per lui? Tuttavia, poiché, come ho detto, non mostrò lo zelo conveniente nei loro confronti, avvenne ciò che ho detto. Di giudizi simili contro ogni disobbedienza ne trovo, e in gran numero, nell’Antico Testamento; quando poi vengo al Nuovo, il nostro Signore Gesù Cristo, che non dispensa dal castigo neppure per i peccati commessi per ignoranza, tanto più accresce la minaccia contro quelli commessi in tutta consapevolezza dicendo: Quel servo che conoscendo la volontà del suo padrone non ha preparato nulla né agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello che non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. Quando trovo simili dichiarazioni fatte dallo stesso Figlio di Dio, lo sdegno dei santi apostoli contro i peccatori, la gravità e il numero di sofferenze di quelli che hanno commesso anche un solo peccato – e che non sono inferiori a quelle riportate nell’Antico Testamento, ma anzi maggiori – allora capisco la severità del giudizio. Poiché: A colui cui fu affidato molto sarà richiesto molto di più. Ecco dunque anche il beato Paolo, mostrando insieme alla dignità della propria vocazione anche lo sdegno contro ogni peccato, dice: Le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio la potenza di abbattere le fortezze. Noi abbattiamo i pensieri e ogni altezza che si innalza contro la conoscenza di Dio e facciamo prigioniero ogni pensiero per condurlo all’obbedienza a Cristo; non solo, ma: e siamo pronti a punire ogni disobbedienza. Avendo esaminato con attenzione ciascuna delle cose dette, è possibile conoscere con maggior precisione la volontà della divina Scrittura dal momento che essa non ha lasciato che ciascuno di noi si sviasse verso opinioni ingannevoli scivolando nel peccato col pensare che certi peccati sono puniti e altri invece rimangono impuniti, ma cosa dice? Abbattiamo i pensieri e ogni altezza che si innalza contro la conoscenza di Dio, poiché ogni peccato, a motivo del disprezzo del comandamento divino, viene detto altezza che si innalza contro la conoscenza di Dio. Questo è mostrato più chiaramente nel libro dei Numeri; infatti, dopo aver enumerato i peccati involontari e aver ordinato sacrifici per essi, Dio, che si preparava ormai a dare al popolo la legge anche per quelli volontari, così comincia a dire: Chi agirà con mano orgogliosa – chiama mano orgogliosa l’audacia di chi pecca volontariamente, cosa che l’Apostolo chiama altezza che si innalza contro la conoscenza di Dio –, Chi agirà con mano orgogliosa sia fra i nativi del paese, sia fra i proseliti, costui provocherà la collera di Dio ed egli sarà distrutto di mezzo al suo popolo, poiché ha disprezzato la parola del Signore e ha violato i suoi comandamenti; sarà completamente annientato; il peccato è in lui.

Qui bisogna osservare che se costui non viene sterminato, il suo peccato non è solo in lui, ma anche in tutti quelli che non hanno manifestato lo zelo buono, come sta scritto in molti passi e come spesso è accaduto. E affinché dalle cose di minor importanza impariamo il timore che si deve avere per le più importanti, osserviamo quale sia nel Deuteronomio lo sdegno provocato da quelli che disobbediscono a un sacerdote o a un giudice. Dice dunque: E l’uomo che agirà con orgoglio rifiutandosi di obbedire al sacerdote che sta a prestare servizio nel nome del Signore tuo Dio o al giudice che vi sarà in quei giorni, quell’uomo morirà e tu toglierai il malvagio da Israele. E tutto il popolo che avrà ascoltato proverà timore e non commetterà più alcuna empietà. È evidente che se, considerando queste cose, uno si lascia fortemente toccare, sarà colpito da ancor più grande timore. Poi l’Apostolo dice: Facciamo prigioniero ogni pensiero per condurlo all’obbedienza a Cristo, ogni pensiero, non questo o quello. E siamo pronti a punire non questa o quella, ma ogni disobbedienza. Dunque, ci ha tratto in inganno la pessima abitudine; dunque, causa di grandi mali è diventata per noi la perversa tradizione degli uomini, che ci fa evitare certi peccati mentre ne ammette altri con indifferenza e contro alcuni finge di indignarsi violentemente, quali ad esempio l’omicidio, l’adulterio e peccati simili a questi; gli altri non li giudica degni neppure del più piccolo rimprovero, quali l’ira, l’offesa, l’ebbrezza, il desiderio insaziabile, e altri del genere; contro tutte queste cose anche altrove Paolo, parlando in Cristo, diede la stessa sentenza dicendo: Quelli che fanno queste cose sono degni di morte. Dove ogni altezza che si innalza contro la conoscenza di Dio è abbattuta, ogni pensiero è fatto prigioniero per condurlo all’obbedienza a Cristo e ogni disobbedienza è parimenti punita, là non vi è nulla che non sia abbattuto, nulla che rimanga impunito, nulla è lasciato al di fuori dell’obbedienza a Cristo. L’apostolo Paolo ha mostrato che ogni disobbedienza condivide la medesima e grandissima empietà, dicendo: Tu che ti glori nella Legge attraverso la trasgressione della Legge disonori Dio. Ma queste sono forse soltanto parole e non fatti? Ecco a Corinto colui che aveva la moglie di suo padre, pur non essendo accusato di nient’altro se non di questo, non solo è consegnato a Satana per la rovina della sua carne fino a che si sia corretto della sua colpa con degni frutti di penitenza, ma coinvolge in quelle accuse tutta la chiesa perché non ha punito il peccato. [Dice infatti Paolo:] Che cosa volete? Che venga a voi con il bastone?, e poco dopo: E voi vi siete gonfiati d’orgoglio e non avete fatto lutto affinché fosse tolto di mezzo a voi colui che ha fatto queste cose. E Anania, del quale si parla negli Atti, quale altro male si trova che abbia compiuto al di là di quello, per risultare degno di tale ira? Dopo aver venduto i suoi beni portò il denaro e lo depose ai piedi degli apostoli sottraendo parte del prezzo; per questo in quello stesso momento è condannato a morte insieme alla moglie e non gli è concesso di sapere quale penitenza debba fare per il peccato, non trova neppure il tempo di provare rammarico di questo, né gli viene dato un lasso di tempo per pentirsi. Ma l’esecutore di simile e così grave condanna, il ministro di tale ira di Dio nei confronti di colui che aveva peccato, il beato Pietro, prescelto tra tutti i discepoli, il solo che ricevette testimonianza e fu dichiarato beato, e al quale furono affidate le chiavi del regno dei cieli, quando si sente dire dal Signore: Se non ti lavo, non hai parte con me, non inciterà forse al timore e al tremore dei giudizi di Dio i cuori, fossero pure di pietra? E questo pur non avendo dato prova di alcun peccato né di disprezzo; anzi, aveva trattato il Sovrano con uno straordinario rispetto e aveva mostrato la deferenza conveniente a un servo e a un discepolo. Vedendo infatti che colui che per tutti e per lui stesso era Dio, Signore, Re, Sovrano, Maestro e Salvatore e tutte queste cose insieme, cinto un panno, nell’atteggiamento di un servo, voleva lavargli i piedi, subito come avesse preso coscienza della propria indegnità e, stupito dinanzi alla dignità di colui che si avvicinava, esclamò: Signore, tu lavi i piedi a me? e ancora: Non mi laverai mai i piedi. Per questo riceve una minaccia tale che se, riconoscendo la verità delle parole del Signore, non avesse obbedito correggendo la sua contestazione, nessuna delle cose precedenti, né le opere buone, né l’essere stato proclamato beato dal Signore, e neppure i suoi doni e le sue promesse né la stessa rivelazione di quale e quanto compiacimento riponga il Dio e Padre nell’unigenito Figlio sarebbero bastati a compensare la presente disobbedienza.

Ma se volessi fare l’elenco di quanto trovo nell’Antico e nel Nuovo Testamento, mi mancherebbe forse il tempo per esporlo. Giungo alle stesse espressioni del Signore nostro Gesù Cristo nel vangelo, alle parole di colui che deve venire a giudicare i vivi e i morti, che per i credenti sono degne di fede più di ogni racconto, di qualsiasi altra dimostrazione, e vengo a sapere che, da un lato, vi è un’assoluta necessità, per così dire, di obbedire a Dio in tutto; dall’altra parte, che a quelli che non si convertono non è lasciata, per nessun comandamento, alcuna possibilità di perdono per la disobbedienza, a meno che non si osi parlare o anche solo pensare qualcosa contro sentenze così nude, chiare, assolute; dice il Signore: Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno. Non c’è qui alcuna differenza, alcuna distinzione, nulla viene in alcun modo tralasciato. Non ha detto: «queste» o «quelle», ma: le mie parole – cioè tutte insieme – non passeranno. Sta scritto infatti: Il Signore è fedele in tutte le sue parole; sia che proibisca qualcosa, sia che ordini, sia che prometta, sia che minacci, sia che si tratti del compimento di un’azione proibita, sia che si tratti di inadempienza di ciò che è comandato. Quanto al fatto che si viene parimenti puniti se si opera il male e se non si compiono opere buone, basta a darne prova e ad assicurare l’anima che non sia completamente malata di incredulità il giudizio proferito contro Pietro detto sopra; egli non aveva fatto niente di proibito, né aveva trascurato alcun precetto – cosa che manifesta la pigrizia o il disprezzo da parte di chi è colpevole di omissione – ma solo per rispetto reverenziale aveva rifiutato il servizio e l’onore da parte del Sovrano e per questo si sentì rivolgere quella minaccia cui non sarebbe sfuggito se, come si è detto, non avesse prevenuto l’ira con la prontezza e l’ardore della correzione. Ma poiché Dio buono e misericordioso si è compiaciuto di aver pazienza con noi e di mostrarci spesso la stessa cosa in molti modi, affinché per il numero e la continuità di questi ammonimenti l’anima potesse essere destata e incitata a sbarazzarsi dell’inveterata abitudine alla trasgressione, è necessario ricordarsi per il momento soltanto di quelli che nel grande e terribile giorno del giudizio stanno alla sinistra del Signore nostro Gesù Cristo; a costoro, colui che ha ricevuto dal Padre ogni potere di giudicare, colui che viene a illuminare i segreti delle tenebre e a manifestare i disegni dei cuori, dice: Andate via da me, maledetti, al fuoco eterno, preparato per il diavolo e i suoi angeli. E ne aggiungeva il motivo; non diceva: «perché avete ucciso», o: «perché avete fornicato o mentito oppure offeso qualcuno o avete fatto qualcos’altro di proibito, fosse pure qualcosa di assolutamente lieve», ma che cosa dice? «Perché avete trascurato le opere buone». Dice: Infatti ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero straniero e non mi avete accolto; ero nudo e non mi avete vestito; ero malato e in prigione e non mi avete visitato. Per la grazia del Dio buono il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità e che insegna all’uomo la conoscenza ho imparato nelle Scritture divinamente ispirate queste cose e altre simili; ho conosciuto, da un lato, la terribile causa di tale discordia di molti sia tra di loro, sia nei confronti dei comandamenti del Signore nostro Gesù Cristo; e, dall’altro lato, ho imparato che ogni disobbedienza di qualunque giudizio di Dio viene ugualmente punita; e ancora, sono venuto a conoscenza di quel giudizio ancor più temibile per quelli che non hanno peccato, ma hanno subito l’ira per non aver mostrato zelo buono nei confronti dei peccatori sebbene spesso non fossero consenzienti con il peccato. [Compreso tutto questo,] ho ritenuto necessario, sebbene in ritardo per il motivo che sempre attendevo quelli che si impegnassero nella medesima lotta per una vita cristiana e non potevo confidare soltanto su di me, ma forse non sono fuori tempo, ho ritenuto necessario esporre ora quale pro-memoria per quelli che combattono la lotta della vita cristiana ciò che non è gradito a Dio e ciò che gli è gradito, come l’ho tratto dalla lettura delle Scritture ispirate nella misura delle mie forze e grazie alle preghiere comuni. Affinché, per la grazia del Signore nostro Gesù Cristo e l’insegnamento del Santo Spirito, possiamo allontanarci dall’abitudine a compiere la nostra volontà e dall’osservare le tradizioni degli uomini e ci atteniamo al vangelo del beato Dio Gesù Cristo nostro Signore e, nel tempo presente, viviamo in modo a lui gradito allontanandoci con maggior decisione da ciò che è vietato e curandoci con maggior fervore di ciò che è approvato, per sfuggire nel secolo futuro dell’immortalità all’ira che viene sui figli della disobbedienza ed essere trovati degni della vita eterna e del regno celeste promesso dal Signore nostro Gesù Cristo a tutti quelli che custodiscono il suo patto e si ricordano dei suoi comandamenti per metterli in pratica.

Mi sono poi ricordato dell’Apostolo che dice: In Cristo Gesù non hanno valore né la circoncisione né l’incirconcisione, ma la fede operante per mezzo dell’amore; mi è sembrato logico e necessario esporre dapprima la sana fede e la retta dottrina riguardo al Padre, al Figlio e al Santo Spirito, e soltanto in seguito aggiungere anche le regole morali. 

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