Cerca solo Cristo nella Chiesa!

Il male è sempre vissuto accanto all'indissolubile vita della Chiesa di Cristo, all'interno del suo stesso recinto; dovremmo quindi tenere gli occhi aperti a riguardo, tenendo presente che “la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola.

christLa Chiesa è sempre stata e sempre rimarrà il «piccolo gregge» in questo mondo, come ha detto il Salvatore (cfr. Lc 12, 32). E, a prescindere di quanto vorremmo che non fosse così, oggi viviamo in un periodo storico in cui il gregge di Cristo è eccezionalmente piccolo ed eccezionalmente disperso: non essendoci completamente ripresi dal turbolento ventesimo secolo, abbiamo dimostrato di non essere preparati per nuove prove – confusione, ambiguità e contraddizioni, delle quali la vita della nostra società e della nostra Chiesa è piena ai nostri giorni. «Simone, Simone, ecco, Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano» (Lc 22, 31). Vediamo accadere queste cose giorno dopo giorno: siamo atomizzati, dispersi e subiamo costantemente perdite.

Qual è il verdetto usuale, di prassi, della comunità ecclesiale sull'ennesimo prete che ha rinunciato al suo sacerdozio, o su un monaco il quale ha abbandonato i voti, o su un laico che ha lasciato la Chiesa? In poche parole, ciò che si sente è: «È tutta colpa sua». Ad essere generosi. Nella maggior parte dei casi, però, il giudizio è molto più duro e più conciso: “Traditore!”. Ed è difficile metterlo in discussione: l'abbandono della Chiesa, la rottura dei voti e il disinteresse per le promesse che i preti fanno prima dell'ordinazione sono errori tragici ed amari. E siamo noi stessi colpevoli dei nostri errori, in un modo o nell'altro.

In ogni caso, è il modo più semplice quello di condannare e dimenticare qualcuno, e andare avanti senza riflettere a riguardo delle nuove perdite. O forse dovremmo essere perplessi e chiederci: qual è la causa? Ed è possibile evitarle almeno in parte, se non completamente?
L'apostolo Paolo ci insegna a «troncare ogni pretesto a quelli che cercano un pretesto» (2Cor 11, 12). E dice anche «se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne, per non dare scandalo al mio fratello» (1Cor 8, 13). E sembra che dovremmo riflettere su questo più seriamente: quali occasioni, noi popolo della Chiesa, diamo a qualcuno di lasciare la medesima? Con che cosa tentiamo coloro che sono deboli nella fede, ma credono ancora in Dio?

Certo, ci sono stati individui i quali hanno lasciato la Chiesa solo perché sono inciampati nel loro ego, e questi sempre ci saranno. Tra loro esistono quelli che, secondo un vecchio proverbio russo "non cercavano Gesù, ma un pezzo di pane" e, convinti che il "pezzo" non fosse abbastanza grande e sontuoso, se ne andarono a cercarlo altrove. Ci sono anche quelli i quali inizialmente rispondono con facilità alla chiamata di Cristo, ma presto si interessano di qualcos'altro e ne restano assorbiti con la stessa leggerezza. Infine c’è chi, rendendosi conto del modo risoluto e radicale in cui devono essere trasformati, passando dal vecchio uomo al nuovo, decidono che questa strada non fa per loro.

Tuttavia, esiste un'altra categoria di persone: coloro che si sono allontanate dalla Chiesa perché ne restarono deluse. Non furono contrariati da se stessi, dai propri ideali, e neppure dal Cristianesimo in quanto tale, ma da ciò che videro nella Chiesa. Lo ripeto: delusi non dai sacramenti della Chiesa, o dai suoi santi, o dalla storia, ma dalla sua attuale componente umana. E ancora una volta, potremmo dire: “Nessuno te lo sta impedendo! Figurati! Su di te tutto è chiaro e l'Apostolo ti ha definito, giustamente, circa 2000 anni fa: «Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri» (1Gv 2, 19)”. Sì, possiamo dirlo... Ma se il motivo fosse differente? E se uscissero da noi perché non siamo come dovremmo essere? Ritengo che questa domanda debba preoccuparci più di ogni altra.

«Certamente io mi auguro, vi consiglio e vi esorto, fratelli carissimi, che nessuno dei fratelli possa perdersi, se possibile», ha scritto lo ieromartire Cipriano di Cartagine nella sua opera L'Unità della Chiesa.

Questo è esattamente ciò che dobbiamo desiderare e per cui dobbiamo lottare con tutto il cuore, invece di etichettare i nostri fratelli e le nostre sorelle in Cristo, i quali si sono smarriti alla Chiesa: nel migliore dei casi dimenticandoli, rendendoli bersagli di critiche e denunciandoli, e nel peggiore anche condannandoli.

Dobbiamo essere onesti con noi stessi, con le circostanze esterne, e coloro i quali ci giudicano (anche se con pregiudizio) e soprattutto con Dio. Siamo Cristiani molto deboli; spesso costruiamo le nostre vite nella Chiesa in un tale modo per cui diventa estremamente difficile riconoscere in noi dei discepoli di Cristo. Difficilmente assomigliano, a prescindere da cosa pensiamo o diciamo di noi stessi, alla luce che brilla davanti a tutti gli uomini (cfr. Lc 11, 33) e al sale della terra (cfr. Mt 5, 13). Se lo facessimo, la gente vedrebbe ciò in noi e ne darebbe testimonianza, com'era un tempo, quando persino i persecutori dovettero riconoscere l'unicità della vita dei Cristiani rispetto a quella dei non-cristiani. E alcuni ci odierebbero per questo, altri ci perseguiterebbero e altri, proprio per lo stesso motivo, ci amerebbero.

L'integrità e il grido di pentimento (che sono inseparabilmente collegati), un sincero desiderio di superare la nostra debolezza e, di nuovo, il grido di pentimento se non facciamo progressi, non sono l’unica speranza di salvezza. Essi sono anche una garanzia che le persone che verranno oggi in Chiesa ci crederanno, e che qui tutto è genuino e serio, che non vi è finzione, ma che esistono la debolezza umana e il potere di Dio, e che quest'ultimo è in atto nonostante tale debolezza e in opposizione ad essa.

Non solo è doloroso parlare di ciò, ma anche solo pensarlo. Ma, credo, non dovremmo tacere su questo. Perché, ripeto, ci sono troppe perdite e ce ne saranno ancor di più se non cambiamo noi e se non cambia il livello della nostra integrità e della nostra onestà, e se la nostra reazione a qualsiasi rimprovero (anche il più meritato e giustificato) sarà l'auto-giustificazione, cosa che contraddice sia la realtà che il buon senso, dimenticando completamente quanto spesso imploriamo il Signore durante i servizi, ripetendo la preghiera del salmista: «Non lasciare che il mio cuore si pieghi al male e compia azioni inique» (Sal 140, 4).

Le seguenti parole appartengono al meraviglioso scrittore, confessore e asceta della Chiesa del ventesimo secolo, Sergei Iosifovich Fudel (1900-1977). Sono parole d'oro, preziose e amare, che contengono la soluzione chiave all'irrisolvibile:

«La Santa Chiesa di Cristo è una! Ma nel corso della storia il suo doppio malvagio è vissuto vicino ad essa e ha portato il suo nome.»

E inoltre:

«Il male è sempre vissuto accanto all'indissolubile vita della Chiesa di Cristo, all'interno del suo stesso recinto; dovremmo quindi tenere gli occhi aperti a riguardo, tenendo presente che “la mano di chi mi tradisce è con me, sulla tavola" (Lu 22, 21)».

San Giovanni Crisostomo non ebbe paura di prendere coscienza della malattia spirituale della sua Chiesa e di esprimersi a riguardo. San Giovanni di Kronštadt disse: «Non conoscendo lo spirito che distrugge, non conoscerai lo Spirito che dà vita. Solo per mezzo del contrasto diretto tra bene e male, tra vita e morte, possiamo chiaramente conoscere l'uno e l'altro». E ora la Chiesa vive in un'epoca in cui è particolarmente importante che i Cristiani abbiano una visione chiara, perché possano 'conoscere sia l'uno che l'altro'.

E oggi anche la Chiesa vive in 'un momento simile: adesso, “la visione chiara dei Cristiani” che rende possibile il riconoscimento “sia l'uno e l'altro” – cioè vita e morte – è più importante che al tempo di Fudel. È più importante perché la nostra era è caratterizzata dalla offuscamento del confine tra il bene e il male, tra la giustizia e il vizio; non ci sono apostati palesi, e neanche santi palesi; tutto è triste e oscuro. E in questa oscurità grigia le persone sono spesso fuorviate e disorientate. E qualcuno, osservando cose che non dovrebbero proprio esistere all'interno della Chiesa, si abitua gradualmente a questo "fatto", si riconcilia con esso e alla fine ne diventa parte, diventa un suo componente. Allora trova una scusa irremovibile per questo: «Non posso farci nulla, dato che è così la Chiesa oggi». E qualcun altro, dando solo un'occhiata dentro il recinto della Chiesa, si terrorizza e scappa, giustificandosi con le stesse parole, ma traendo la conclusione opposta: «Non si può essere aiutati, dato che così è la Chiesa oggi».

Fudel era sinceramente convinto che i nuovi arrivati nella Chiesa avessero bisogno di una sorta di "vaccinazione".

«Alcuni giovani neofiti della Chiesa accettano tutto ciò che vedono in modo imprudente e fiducioso; e poi, quando il suo "doppio malvagio" dà loro un colpo, ne vengono fatalmente angosciati fino al punto di regredire all'ateismo», ha scritto Fudel.

E aggiungerei che oggi ciò accade non solo ai giovani, ma a persone di varie fasce d'età. Niente è più doloroso per noi della delusione, delusione per qualcosa di massima importanza, e che si suppone essere la cosa più pura e perfetta fra tutte.

Il viaggio verso la Chiesa è solitamente difficile, per una persona che si rivolge a Dio con coscienza, e con la piena consapevolezza che la vita è solo in Lui. Su questa via ci sono dolore, sofferenza, e la consapevolezza dello stallo verso cui è condotto, dalla vita, chiunque dimentichi il cielo e pensa solo alla terra. Il nuovo arrivato dapprima, naturalmente, prova una gioia meravigliosa e la pienezza dell'essere, rivelatesi a lui all'interno della Chiesa, e sperimenta tutto ciò molto intensamente. Percepisce la Chiesa come custode della Verità e concentramento della santità. È logico che egli consideri le persone della Chiesa – gli arcipreti, i preti, gli ordini minori e i funzionari delle chiese e delle numerose altre strutture ecclesiastiche – nello stesso modo, vale a dire come "esseri di un altro regno". E non c'è da stupirsi, poiché tutte queste persone hanno fatto una scelta degna di ammirazione, dedicando la propria vita al servizio di Dio e della Chiesa.

Tuttavia, trascorre del tempo (a volte un periodo considerevole, a volte breve) e inevitabilmente egli si trova affrontare il fatto che la vita nella Chiesa è tutt'altro che perfetta. Per molti aspetti, essa è simile alla vita che egli incontra ogni giorno fuori dalla Chiesa, e si può dire che per qualche aspetto sia anche peggio. Nel mondo tutti noi siamo abituati alle menzogne umane, alla spietatezza e alla venalità, e le consideriamo come la "norma"; ma nella Chiesa... Niente del genere dovrebbe trovarsi nella Chiesa! E la consapevolezza del fatto che "questo esiste, anche se non dovrebbe" si trasforma in una inesprimibile delusione.

Se, nella Chiesa, prima tutto sembrava bello e pieno di luce, inclusa la sua componente umana, chi è contrariato vede che tutto è "sbagliato", notando difetti, inesattezze e vizi in ogni dove. Inizialmente stimava tutti nella Chiesa, perché ognuno di loro faceva la sua parte, ma ora pensa alla Chiesa negativamente, avendo scoperto che alcuni o persino molti dei suoi membri "non sono buoni". Comincia a pensare in modo così negativo che non riesce più a vedere il bene nelle persone. Non vede come qualcun altro cambi in meglio giorno dopo giorno, perseguendo l'unico obiettivo: diventare ciò che il Signore vuole che egli sia. Perché, grazie alla misericordia di Dio, questo accade ancora oggi nella Chiesa e accadrà fino alla fine dei tempi.

Abbiamo visto in altri (compresi quelli che chiamiamo 'popolo della Chiesa') la perdita della capacità di vedere la luce nella Chiesa; abbiamo mai notato qualcosa di simile in noi stessi? Sì, naturalmente.

Le persone affrontano la disillusione in diversi modi. È vero che alcuni se ne vanno e in seguito diventano "oppositori ideologici". Altri rimangono, ma diventano amareggiati, unendosi ai ranghi di quella parte di comunità della Chiesa soprannominata "la quinta colonna". Altri si calmano, subiscono un crollo e si limitano ad esistere nella Chiesa, ma non a viverla; non provano più né la gioia, né la pienezza dell'essere.

Ma non avremmo visto nulla di tutto ciò, se non fossero stati incantati dalle cose da cui, in primo luogo, non avrebbero dovuto essere incantati; se non fossero stati ingannati dalle loro idee sbagliate, se fossero stati sottoposti alla "vaccinazione" (la necessità di cui parlava Fudel), se al momento del loro ingresso nell’ambito della vita della Chiesa, qualcuno avesse saggiamente e prudentemente spiegato loro come è la Chiesa in realtà. Se gli avessero spiegato che la debolezza umana non impedisce alla Chiesa di rimanere santa; come le ingiustizie l'uno verso l'altro all'interno della Chiesa non annullino la giustizia divina; come la nostra impurità non la renda impura. E soprattutto, come camminare verso la salvezza quando, intorno a te, ci sono troppo poche persone le quali si preoccupano seriamente della propria; come tenere a mente che Cristo è nella Chiesa e tu sei con Lui, se rimani in essa nonostante tutto, e ascolti le Sue parole immortali, e impari a vivere da Lui, e con Lui.

L'intero Nuovo Testamento – i Vangeli, gli Atti, le Epistole degli Apostoli e l'Apocalisse – non ci promette una "vita serena nella Chiesa" e non accenna che uno e tutti saranno giusti e degni di imitazione; la Sacra Scrittura testimonia il contrario. L'apocalisse, come fine della storia terrena, è la conseguenza di questo "contrario", cioè l'apostasia nell'ambiente della Chiesa. In tal caso, per quanto paradossale possa sembrare, non dovremmo soffrire eccessivamente se vediamo cose inappropriate nella Chiesa. Ciò che conta davvero è il nostro posto in essa, e se abbiamo o meno abbastanza fede, coraggio e fedeltà per rimanere ciò che siamo chiamati ad essere, cioè discepoli di Cristo, per i quali Egli resta tuttora la via, la verità, e la vita (Gv 14,6), e per i quali non ci sono altri modi, altre verità e altra vita.

"Nella Chiesa, cerca Cristo!" recita il testamento estremamente rilevante e importante di Fudel. «Cerca solo Lui! Perché solo la Chiesa è il Corpo di Cristo nella sua umanità, solo il Suo Corpo; e allora ti verrà dato un cuore saggio per il discernimento del bene e del male nella Chiesa, per vedere che la luce della Chiesa splende nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno accolta (Gv 1, 5)».

 

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Fonte: orthochristian.com/126453.html

Traduzione libera a cura di Milo (Giovanni) FellettiMilo Felletti.resized128 128Collaboratore — Sono nato nel 1993 a Bologna, città che mi ha visto crescere e dove tuttora risiedo. Nel 2018 ho iniziato a leggere il Nuovo Testamento e al termine di un percorso, durato 15 mesi, sono stato battezzato nella Chiesa ortodossa col nome di Giovanni. per hristos.it

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