I dubbi e la fede dell’apostolo Tommaso

A cosa non credette Tommaso: che Gesù fosse risorto dai morti? O che gli altri discepoli lo avessero visto risorto?

tommaso dubbioso2Cristo è risorto!

Questa Domenica è dedicata all'Apostolo Tommaso [non per chi legge], il quale è comunemente noto come "Tommaso Dubbioso". A cosa non credette Tommaso: che Gesù fosse risorto dai morti? O che gli altri discepoli lo avessero visto risorto?

Il nome “Tommaso” è di origine ebraica, e significa "gemello" (תומא). È probabile che l'Apostolo fosse in origine un pescatore (cfr. Gv 21, 2). Tommaso fu chiamato da Cristo a diventare uno dei Dodici Apostoli (cfr. Mt 10, 2-4, Mc 3, 14-19, Lc 6, 13-16). Quando Lazzaro morì e Gesù, al quale gli Ebrei stavano già dando la caccia, si recò a Gerusalemme, Tommaso espresse il desiderio di seguire Cristo e di morire con Lui (cfr. Gv 11, 16). Durante l'ultima conversazione tra il Signore e i discepoli, Tommaso chiese: Come possono gli Apostoli conoscere la via dell'ascesa del Figlio dell'Uomo verso il Padre Celeste? (cfr. Gv 14, 5)

Secondo il Vangelo di Giovanni, Tommaso non era presente il giorno in cui il Salvatore apparve agli Apostoli dopo la Sua Risurrezione dai morti. Egli non vide il Cristo Risorto e dubitò: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò» (Gv 20, 25). Quando, dopo otto giorni, Gesù apparve agli Apostoli nuovamente offrì a Tommaso di mettere la propria mano nelle Sue costole. Il Vangelo non ci dice nel dettaglio se Tommaso davvero mise il dito nelle ferite del Signore oppure no. Il Beato Teofilatto di Bulgaria credeva che Tommaso toccò la costola di Gesù1. Nella Explanatory Bible di Lopuchin, Tommaso rifiuta di toccare le ferite del corpo di Cristo. Avendo visto il Cristo in vita, con i suoi occhi, Tommaso esclamò: «Mio Signore e mio Dio!» (Gv 20, 28)

Considerato quanto sia letterale la descrizione di questo evento, dovremmo essere convinti che, nonostante l'apparizione ai discepoli a porte chiuse, il Suo corpo non fosse uno spettro. Era lo stesso Gesù sul cui petto si appoggiò il discepolo amato. Era lo stesso Gesù che fu malmenato, condotto al Golgota, e crocifisso. Anche se il Suo Corpo non fu trovato nella tomba il terzo giorno, Maria Maddalena lo vide, e le Donne Mirofore gli presero i piedi (cfr. Mt 28, 9); Egli spezzò il pane con i due viandanti nel villaggio di Emmaus (cfr. Lc 24, 30), mostrò agli apostoli le Sue ferite e mangiò pesce al forno con loro al cenàcolo (piano di sopra), per dimostrare che non era un fantasma (cfr. Lc 24, 42-43), ma il Figlio di Dio venuto nella carne (2Gv 1, 7).

"Tommaso Dubbioso" – l'incredulo – è il nome dato dalla Chiesa all'Apostolo dubbioso. Se pensiamo all'età Apostolica e ci mettiamo nei panni di Tommaso, capiremo che non era così facile credere alla buona novella della risurrezione di un uomo dai morti, perché prima di Cristo nessuno era stato resuscitato. Tommaso seguì l'approccio di uno scienziato accademico: voleva condurre un esperimento di scienza naturale, che gli avrebbe dato una quantità sufficiente di prove plausibili. Il Salvatore gli diede tale opportunità, mostrandogli le Sue braccia e il Suo costato.

Se l'Apostolo preminente, Pietro, confessò Cristo solo come Figlio del Dio Vivente (Mt 16, 16), allora "Tommaso Dubbioso" lo chiamò direttamente “Signore e Dio” (Gv 20, 28). Inoltre, Tommaso si rivolse al Salvatore con le parole, «Mio Signore e mio Dio», enfatizzando la sua relazione con Cristo come «mio» Maestro, Salvatore, e Dio.

L'incredulità di Tommaso non fu un'ostinata riluttanza ad accettare le prove dei testimoni oculari. Fu una sete per la fede in cerca del supporto di una prova tangibile. Tommaso non voleva accettare ciecamente qualcosa in base alla fede; voleva conoscere la “Via, la Verità e la Vita” (Gv 14, 6). Egli non rimase in silenzio a riguardo del suo dubbio, perché non era indifferente alla fede. Era interessato a un reale incontro con Dio, e non a seguire ciecamente le credenze altrui. Pertanto, la sua "incredulità", per quanto sia paradossale, ebbe un effetto benefico su tutti coloro che gli erano intorno.

Negli inni della festa di oggi, “l'incredulità di Tommaso” è chiamata buona, perché «portò i cuori dei fedeli alla conoscenza»2. La fede di Tommaso si rivelò essere così profonda, che egli si recò in India per predicare il Signore Risorto e dove più tardi ricevette il martirio (ca. 70 d.C.).

Sfortunatamente, ai nostri giorni ci sono molti esempi di totale mancanza di fede in Dio, o esempi di fede nominale, morta.

Uno dei miti moderni è l'idea che la visione religiosa del mondo sia basata su una fede incondizionata nell'autorità, mentre la coscienza secolare sarebbe basata su un sano scetticismo e sul razionalismo. Tuttavia, i così detti "pensatori critici" di oggi non capiscono nel modo più assoluto nemmeno i principi di base della religione, non avendo mai pensato seriamente alla fede; essi rifiutano la religione sulla base di cliché imparati nella scuole sovietiche. Al contrario, in questi tempi, a giungere alla fede sono coloro che davvero mettono in discussione i pregiudizi dell'ateismo e che pensano alle proprie vite in modo critico.

Ci sono quelli che potremmo chiamare credenti solo di nome. Questi sono coloro che sono stati battezzati, ma non conoscono le basi della fede e le regole della vita spirituale. Tali individui non vedono molti peccati in loro stessi e non sentono bisogno del pentimento. Costoro spiegano la loro assenza la Domenica, in chiesa, a causa di ostacoli insormontabili: Sono sovraccarichi di lavoro, devono andare nella propria dacia, devono visitare i parenti... Queste persone raramente desiderano cambiare le proprie abitudini, ma possono essere particolarmente ossessionate dall'inculcare la religione nell'ambiente domestico. Verificate nelle vostre vite se c'è qualcuno che, tra i vostri conoscenti, si comunica raramente, ma al tempo stesso ribadisce fastidiosamente alla propria dolce metà che deve andare in chiesa per confessarsi. La religiosità esteriore, l'ossessione farisaica e persino l'aggressione nel predicare la fede possono non solo respingere amici, collaboratori e parenti stretti, ma anche causare sentimenti ostili da parte loro.

Entrambe le categorie – i non credenti e i credenti nominali – sono convinte di essere nel giusto, anche se la loro correttezza si basa su solidi dubbi. Costoro non sottopongono le loro credenze alle critiche, non si pongono le domande difficili, non tentano di fare aggiustamenti alla traiettoria della propria vita spirituale.

Un non credente spesso resiste a Dio con testardaggine ma, d'altro canto, crede con facilità a qualsiasi sciocchezza, specialmente se ha una spiegazione pseudo-scientifica. «Nessuno è credulone tanto quanto un non credente», scrisse Sant'Ireneo di Lione nel secondo secolo.

I credenti nominali riconoscono l'esistenza di Dio, certo, ma non si rivolgono a Lui in preghiera. Ciò significa che per loro Dio è un qualcosa che non richiede nulla da parte loro. I percorsi di vita di tali persone non si intersecano con Dio. Se si presenta una crisi interiore, il risentimento verso Dio accresce a causa del loro destino, delle loro malattie e dei loro fallimenti. Costoro non provano a sovrastare con coraggio i propri dubbi, ad imparare come innalzarsi al di sopra di essi; il ristagno e la persistenza nel dubbio portano tali credenti nominali all'abbattimento, alla depressione e persino alla perdita della fede in Dio.

Il Metropolita Beniamino (Fedchenkov) espresse un pensiero audace in merito: «In una condizione di fallimento estremo, di oscurità totale, di percezione dell'assenza di Dio, percepiamo Chi non c'è: Dio. Ciò significa che Dio esiste». Il Vladyka (vescovo) Beniamino scrisse anche dei benefici del mettere alla prova la propria fede: «La fede viva è sempre accompagnata da dubbi effettivi o potenziali. Se i dubbi non ci sono, allora, di norma, stiamo parlando di tradizione, ovvero di un uomo che è testimone delle esperienze vissute dai suoi predecessori, ma che non ha assimilato egli stesso questa esperienza». Ciò significa che la vita spirituale è una ricerca creativa della verità, un esame costante dello stato della nostra anima, e non solo una serie definita di preghiere da leggere al mattino e alla sera.

Certamente, i dubbi sull'esistenza di Dio o l'instabilità nella fede sono condannati dagli Apostoli (cfr. Rm 4, 20 e 14, 23; Gc 1, 6; Mt 16, 3). Tuttavia, i dubbi sulla nostra presunta rettitudine, una visione critica sui nostri passatempi e un atteggiamento sobrio verso i nostri successi e fallimenti nella vita spirituale possono condurci al discernimento spirituale, con l'aiuto della preghiera.

Cari fratelli e sorelle! Oggi la Chiesa ci ricorda non solo di Tommaso, ma dell'uomo nella sua interezza – di ciascuno di noi e di tutta l'umanità. Noi non abbiamo l'opportunità di mettere le nostre dita nelle ferite di Cristo, ma Cristo stesso ci ha promesso: «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno» (Gv 20, 29). Il Signore non farà miracoli per la nostra incredulità (cfr. Mt 13, 58), ma se avremo fede quanto un granello di senape, saremo persino in grado di muovere le montagne (cfr. Mt 17, 20). Se saremo Cristiani solo di nome, o se invece esclameremo assieme al padre del ragazzo malato: «Signore, io credo; aiutami nella mia incredulità» (Mc 9, 24), dipende da noi.

Possa il Signore Risorto, che illuminò il cuore di San Tommaso, illuminare anche i nostri di cuori, così che possiamo seguirlo nella ricerca del nostro Salvatore personale – nostro Signore Gesù Cristo, e così che, insieme a Tommaso, potremo affermare senza esitazione che "il Signore è il mio Dio!".

Amìn.

 

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Fonte: spc.rs/sr/node/74548

Traduzione libera a cura di Milo (Giovanni) FellettiMilo Felletti.resized128 128Collaboratore — Sono nato nel 1993 a Bologna, città che mi ha visto crescere e dove tuttora risiedo. Nel 2018 ho iniziato a leggere il Nuovo Testamento e al termine di un percorso, durato 15 mesi, sono stato battezzato nella Chiesa ortodossa col nome di Giovanni. per hristos.it

 

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Note

1 La medesima cosa viene cantata nella seconda stichera del Grande Vespro dell'Antipasqua.

2 Quarta stichera su "Signore, Io Chiamo" nel Grande Vespro dell'Antipasqua. Vedere anche la prima stichera nella processione del Grande Vespro.

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