Il primato d'onore di Giacomo, fratello del Signore

L’ordine dei nomi della triade (Giacomo, Cefa e Giovanni), infatti, non è irrilevante e il primo posto occupato da Giacomo indica verosimilmente che gli veniva riconosciuta una funzione speciale all’interno di quel gruppo dirigente.

giacomo ilgiusto1La testimonianza di Paolo

La più antica menzione di Giacomo, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non ricorre nei vangeli canonici (il passo, menzionato sopra, di Mc 6, 3, ripreso da Mt 13, 55-56), ma nelle lettere di Paolo, che risalgono grosso modo alla prima metà degli anni 50 del sec.1. Paolo ebbe occasione di incontrare personalmente Giacomo nel corso di una sua visita a Gerusalemme, avvenuta alcuni anni dopo la sua conversione, come egli attesta nella Lettera ai Galati. Nei primi capitoli di questa lettera, l’apostolo rievoca alcuni momenti della sua vicenda personale: i suoi trascorsi nel giudaismo come difensore particolarmente zelante, quasi fanatico, delle tradizioni dei padri (Gal 1, 14), capace di spingersi fino a perseguitare attivamente i gruppi dei seguaci di Gesù, con l’obiettivo di distruggere la «chiesa di Dio» (Gal 1, 13); la sua repentina conversione (Gal 1, 15-16); il suo soggiorno in «Arabia» (Gal 1,17), verosimilmente la regione desertica tra il Mar Morto e l’Eufrate, occupata dai Nabatei, e il suo ritorno a Damasco. Finalmente Paolo si decide a ritornare a Gerusalemme per prendere contatto con gli apostoli, cosa che non aveva voluto fare immediatamente dopo la conversione (Gal 1, 17).

1, 18. In seguito, dopo tre anni, salii a Gerusalemme per conoscere Cefa, e mi trattenni presso di lui per quindici giorni. 19. Degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, fratello del Signore (Gal 1, 18-19).

Le indicazioni cronologiche fornite da Paolo sono piuttosto vaghe e non ci permettono di datare con precisione l’episodio del suo ritorno a Gerusalemme e del suo incontro con Cefa e Giacomo. Innanzitutto non è chiaro da quando si debba iniziare il computo dei tre anni: se dall’episodio della conversione oppure dal ritorno di Paolo a Damasco dopo il soggiorno in «Arabia», di cui però non è specificata la durata. Inoltre, nel computo del tempo tipico delle culture semitiche, un’espressione del tipo «dopo tre anni» (o mesi o giorni) significa «nel terzo anno a partire da quello in corso» secondo il nostro modo di computare il tempo2. Molto approssimativamente, se si pone la conversione di Paolo nei primi anni 30 del sec. I, vale a dire intorno al 33-34, si può avanzare l’ipotesi che il suo viaggio di ritorno a Gerusalemme dopo la conversione e la permanenza a Damasco sia avvenuto intorno al 35-36.

La visita a Gerusalemme offre a Paolo la possibilità di conoscere di persona Cefa/Pietro e Giacomo; l’epiteto di «fratello del Signore» con cui viene designato quest’ultimo contribuisce ad identificarlo in modo inequivocabile. Giacomo viene qui annoverato tra gli «apostoli», un gruppo non meglio precisato, cui anche Paolo rivendica di appartenere3, ma verosimilmente distinto dai «Dodici», dei quali invece faceva parte Pietro. Questo primo soggiorno gerosolimitano di Paolo dopo la conversione è, però, molto breve: una quindicina di giorni, trascorsi i quali l’apostolo parte per le regioni della Siria e della Cilicia (Gal 1, 21). Circa quattordici anni dopo, quindi intorno al 48-49, Paolo ritorna a Gerusalemme, questa volta insieme a Barnaba e Tito (Gal 2, 1), per presentare ai notabili della comunità le modalità della missione ai gentili che egli aveva condotto e conduceva secondo il modello antiocheno, vale a dire senza richiedere preventivamente la circoncisione. Si tratta del cosiddetto «concilio di Gerusalemme», raccontato anche in At 15, di cui parleremo diffusamente più avanti, nel capitolo 2. In questa occasione, Paolo stringe un accordo con i capi della comunità di Gerusalemme, che allora era formata da una triade: Giacomo, Cefa e Giovanni, detti «le colonne», verosimilmente in riferimento alla concezione cultuale della comunità come tempio; accordo che prevedeva una sorta di spartizione della missione: Paolo avrebbe annunciato il vangelo ai gentili; quelli di Gerusalemme, invece, ai circoncisi, vale a dire ai giudei (Gal 2, 7-9). Il Giacomo che Paolo incontra in occasione di questa sua seconda visita a Gerusalemme è alquanto diverso rispetto quello conosciuto durante la visita precedente; egli riveste una carica autorevole e prestigiosa, che lo vede alla guida della comunità cristiana della città; l’ordine dei nomi della triade, infatti, non è irrilevante e il primo posto occupato da Giacomo indica verosimilmente che gli veniva riconosciuta una funzione speciale all’interno di quel gruppo dirigente, una sorta di primato d’onore; e questo primato è confermato dal ruolo che egli eserciterà durante il cosiddetto «concilio di Gerusalemme».

 

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Fonte: Claudio Gianotto, Giacomo, Fratello del Signore, Mulino Editore, 2013.

 

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Note

1 Paolo, le cui vicende sono raccontate diffusamente negli Atti degli apostoli, si convertì alla nuova fede in Gesù di Nazareth pochi anni dopo la morte di quest’ultimo, nei primi anni 30 del sec. I. Scrisse diverse lettere alle comunità da lui fondate; delle tredici a lui tradizionalmente attribuite ed entrate a far parte del corpus neotestamentario, soltanto sette sono considerate autentiche dai critici; queste sette lettere possono essere assegnate con buona verosimiglianza al periodo che va dal 50 al 57 ca. Paolo morirà di morte violenta a Roma sotto Nerone (54-68), dopo alcuni anni di prigionia. Per una prima informazione critica su Paolo e i suoi scritti, si può vedere R. Penna, Paolo di Tarso. Un cristianesimo possibile, Cinisello Balsamo, San Paolo, 20095. Per una introduzione ai singoli scritti entrati a far parte del canone delle Scritture cristiane si possono consultare i manuali di «Introduzione al Nuovo Testamento»; tra i numerosi disponibili in lingua italiana segnalo, tra i più recenti, D. Marguerat (a cura di), Introduzione al Nuovo Testamento, Torino, Claudiana, 2004.

2 Così, ad esempio, quando in Mt 27,63 si dice che Gesù, quando era ancora in vita, avrebbe affermato: «Dopo tre giorni risorgerò», significa che aveva previsto di risorgere il terzo giorno a partire dal giorno della sua morte; per questo i sommi sacerdoti e i farisei chiedono a Pilato che la tomba di Gesù sia custodita fino al terzo giorno (a partire dal venerdì), vale a dire fino alla domenica successiva, per impedire che il corpo possa essere trafugato.

3 Fin dal primo versetto della Lettera ai Galati Paolo, con toni aspri e polemici, rivendica la propria apostolicità: «Paolo, apostolo non da uomini né in virtù di un uomo, ma in virtù di Gesù Cristo e di Dio Padre, che lo ha risvegliato dai morti» (Gal 1,1).

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