Una linea sottile tra ribellione e apostasia

Crediamo in una sola Chiesa, ma ne creiamo un'altra e viviamo in essa. La Chiesa empirica, quella in cui realmente viviamo e di cui facciamo parte, è molto diversa dalla Chiesa in cui crediamo...

Sergei RomanovRecentemente, lo Schema-Igumeno Sergei (Romanov), un prete di Ekaterinburg, è stato spretato per delibera della Corte Diocesana. Purtroppo, questo era il risultato prevedibile di un processo lungo e distruttivo che i santi padri chiamano “prelest” (tradotto: delusione spirituale).

Molti Ortodossi denunciano le azioni insubordinate e provocatorie dello Schema-Igumeno caduto in disgrazia, tuttavia molti credono che i problemi che egli sollevò fossero comunque rilevanti ed importanti.

È facile pensare che sia Satana stesso a incitare le persone irascibili e di inclinazione radicale a protestare e ribellarsi contro le ingiustizie, alcune delle quali sono piuttosto vere, così che il movimento contro tali ingiustizie sia discreditato in quanto “oscurantista”. Tutto ciò che devi fare è formare un gruppo di “zeloti” guidati da un “vero” prete, dare loro “icone” di Ivan il Terribile e dell'“anziano” Gregorio Rasputin, e poi buttarci in mezzo qualche bandiera con una svastica, ed ogni buona causa sarà screditata e destinata a fallire.

Dovremmo discutere apertamente e onestamente di alcuni problemi urgenti e complessi, come la vita nella Chiesa e la relazione tra Chiesa e Stato? Questo discorso non è irrilevante, perché si tratta di problemi che affronta ogni Cristiano, o del resto qualsiasi individuo interessato e ragionevole.

Alcuni sostengono che non dovremmo dar fastidio alle persone, parlando loro di problemi “scomodi e complicati”, perché c'è troppa negatività nella vita così com'è.  Parliamo quindi delle cose buone, dicono costoro, e la vita gradualmente migliorerà da sé. In realtà, la necessità di parlare “delle cose buone” non sostituisce la necessità di riflettere e risolvere i problemi attuali. Se ignorati, questi problemi non scompaiono; al contrario si accumulano e alla fine scoppiano, accompagnati da scandali e clamore. A volte questi problemi minacciano persino di distruggere l'intero sistema dal suo interno.

Ora, si pone un'altra questione. Avere una posizione inflessibile e combattere per la giustizia, significa per forza sostenere la verità?

Navigando su internet, sono capitato su un articolo scritto da un uomo che sosteneva di essere un prete e seguace della così detta "Chiesa delle Catacombe". Quest'uomo ha fatto una strigliata nei confronti di San Luca (Voyno-Yasenetsky) [San Luca il Medico], accusandolo di servilismo e tradimento degli ideali dell'Ortodossia, al fine di compiacere le autorità. Tra le altre cose, quest'uomo prendeva citazioni da degli articoli di San Luca, pubblicati nel Periodico del Patriarcato di Mosca nel corso degli anni. Di fatto, quelle citazioni contengono parecchi riferimenti a prova della lealtà che il santo aveva verso il regime sovietico. Ma può essere ciò ritenuto tradimento?

San Luca, proprio come il patriarca Sergio (Stragorodsky) e il suo successore, il patriarca Alessio (Simansky), visse in un periodo in cui le autorità ateistiche, a causa di alcune circostanze, stavano facendo un piccolo – ma evidente – passo verso la Chiesa e, naturalmente, dalla Chiesa ci si aspettava che ella ricambiasse. Ciò era forse contro gli insegnamenti della Chiesa? Proprio per niente. Tali compromessi (che erano sociali e non dogmatici), permisero di preservare la vita della Chiesa e resero più facili le vite di milioni di fedeli in Russia. È da questo punto di vista che dobbiamo considerare questi come dei casi di oikonomia (clemenza) [dal greco οἰκονομία, economia].

Per contrasto, vi furono dei saldi “combattenti per la verità”, senza compromesso, come i preti “dissidenti” Nikolai Eshliman e Gleb Yakunin. Questi sacerdoti vissero in un periodo in cui la Chiesa era perseguitata e sembrava che loro predicassero la verità definitiva, sostenendo la “sacra” libertà religiosa. Tuttavia, alla fine la loro battaglia per la giustizia era fallace e giunse ad una triste fine. Dio li giudicherà, certo, ma i risultati delle loro azioni e i molti fatti conosciuti [che li riguardano], ci permettono di farci un'opinione generale sulle loro attività.

Chiaramente, fu il volere di Dio che la Chiesa russa attraversasse un periodo di persecuzioni nel ventesimo secolo. Milioni di fedeli furono sottoposti alla prova del fuoco e molti diedero la vita per la propria fede. Questo fu giusto? Ovviamente no, ma fu il volere di Dio che la Chiesa soffrisse nell'attraversare questo periodo. Coloro che non aderirono alle falsità, ma chinarono la propria testa, sopportando le prove con mansuetudine ed umiltà fino alla fine, furono premiati con la santità. Al contrario, coloro che combatterono le falsità furono divorati dalla rabbia e dalla ribellione, abbandonarono la Chiesa e andarono incontro alla loro triste fine.

C'è un chiaro dilemma che dovremmo tenere sempre a mente. In un modo o nell'altro, lo Stato proverà sempre ad influenzare la Chiesa a proprio vantaggio. In tutta onestà, bisogna anche parlare dell'influenza che la Chiesa ha sullo Stato. L'influenza religiosa vera, vale a dire quella di natura spirituale e non amministrativa, è certamente positiva e benefica per lo Stato, mentre l'influenza dello Stato sulla Chiesa spesso persegue gli obbiettivi pragmatici e secolari che interessano gli “uomini della carne”, e come tali non possono essere accettati incondizionatamente. Sembra quindi naturale e normale che si definiscano e discutano regolarmente le linee che lo Stato non deve superare, così come probabilmente lo Stato ha il diritto di definire dei confini similari per la Chiesa.

Questa [mi] sembra una pratica appropriata ed utile per tracciare la vita di una nazione caratterizzata sia dall'integrità sia dalla diversità nelle credenze spirituali e morali.

Il Metropolita Antonio di Sourozh ci offre questa splendida osservazione sulla realtà della vita della Chiesa e sulle nostre azioni:

«Crediamo in una sola Chiesa, ma ne creiamo un'altra e viviamo in essa. La Chiesa empirica, quella in cui realmente viviamo e di cui facciamo parte, è molto diversa dalla Chiesa in cui crediamo... So che la maggior parte del clero non critica e non fa domande su qualunque cosa che riguardi la Chiesa. Penso però, che se non ci poniamo domande sulle cose che pensiamo che vadano corrette, allora siamo indegni della Chiesa in cui crediamo.»

Amiamo la Chiesa e il nostro paese con quell'amore passionale che ci spinge a denunciare tutte le ingiustizie e le iniquità presenti nella organizzazione terrena della Chiesa o dello Stato, così come [quelle presenti] nelle relazioni tra persone. “Cosa pensi di poter cambiare?” ci chiedono. Noi possiamo rispondere con fiducia che possiamo ottenere molto con l'aiuto di Dio! Possiamo e dobbiamo cambiare noi stessi, e possiamo aiutare le persone a cambiare la loro posizione nei confronti di certi problemi importanti. Dobbiamo fare ciò in Cristo e con Cristo, e per la gloria di Dio. Questo non contraddice in nessun modo il comandamento di Dio ad essere mansueti ed umili. Quando fu necessario, Nostro Signore predicò, criticò e persino parlò apertamente con ira, ma fece tutto ciò con amore, dando la Sua vita per le sue pecore.

Quando ci lamentiamo della burocrazia terribile e senza senso, ad esempio, non intendiamo lamentarci dello Stato in generale, perché capiamo che lo Stato è il “fondamento” del nostro paese e siamo davvero grati con esso per tante cose. Eppure, lamentiamo la mancanza di umanità e l'indifferenza dei funzionari che lavorano “nel sistema”. Critichiamo il “sistema” disumano, il quale calpesta le vite della gente, mentre sostiene che è tutto fatto “secondo la legge”. Continuiamo a dire che non dovrebbe esserci un “sistema” come quello nel nostro paese, e che se esistesse dovremmo fare del nostro meglio per cambiarlo, così che le relazioni inter-personali nel nostro paese, a prescindere dalle differenze sociali, psicologiche e finanziarie, siano costruite sui principi della compassione, dell'amore cristiano e della misericordia. Le leggi devono facilitare lo sviluppo di tali relazioni, anziché spaccarle e frantumare così le vite delle persone. Noi crediamo che, con l'aiuto di Dio, i nostri sforzi combinati possano cambiare in meglio il vivere nel nostro paese. Parliamone, e facciamo il possibile per sincerarci che le persone siano guidate dalla pietà, dall'amore e dalla compassione, anziché dal “sistema disumano” (anche se viene chiamato “sistema legislativo”). Se necessario, queste virtù possono persino essere prescritte per legge.

Non dovremmo temere di distanziarci dalle altre nazioni sul piano spirituale, morale e culturale, nel riconoscere con chiarezza la nostra vocazione e il nostro destino. Questo è in linea con le parole di San Paolo, che disse:

«Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell'ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile». (Ef. 4,17-19) 

Ritornando alla vita di San Luca, Arcivescovo di Crimea, dobbiamo sottolineare che, aldilà della sua lealtà cautelativa verso le autorità sovietiche, fu spesso rigido e ferreo su certe questioni che furono cruciali per la Chiesa. Senza rendersi un “combattente contro il regime”, questo Santo, così come tanti altri del ventesimo secolo, fu in grado di fare alcune concessioni su certe questioni generali, mantenendo invece fermamente e con consistenza i principi veramente importanti. Questo fu ciò che permise alla Chiesa di mantenere la sua identità in quanto "spina dorsale" della società, persino in quei tempi in cui l'ideologia ateistica di Stato era al potere.

Possiamo e dobbiamo parlare della sinergia tra Stato e Chiesa, considerando che una maggiore qualità della vita non è in contraddizione con gli insegnamenti della Chiesa, e [coscienti] che, nelle politiche interne del governo, l'auto-realizzazione spirituale e morale del popolo sta diventando sempre più una chiara priorità. In altre parole, in questi tempi e nel nostro paese, noi tutti abbiamo l'opportunità unica e incredibile di poter costruire una vita fatta di gentilezza, grazia e redenzione.

 

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Fonte: orthochristian.com/133967.html

Traduzione libera a cura di Milo (Giovanni) FellettiMilo Felletti.resized128 128Collaboratore — Sono nato nel 1993 a Bologna, città che mi ha visto crescere e dove tuttora risiedo. Nel 2018 ho iniziato a leggere il Nuovo Testamento e al termine di un percorso, durato 15 mesi, sono stato battezzato nella Chiesa ortodossa col nome di Giovanni. per hristos.it

 

 

 

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