La nascità di Gesù

Un giorno di festa sta per arrivare, la più santa e venerabile di tutte le feste. Non sarebbe errato chiamarla la prima e la madre di tutti i giorni santi. Qual è questa festa? È il giorno della nascita del Signore nella carne. È da questo giorno che le feste dell'Epifania, della santa Pasqua, dell'Ascensione e della Pentecoste hanno la loro origine e il loro fondamento.

nativitaIn quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.

C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, mal' angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva:

«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama».

Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore. I pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com'era stato detto loro (Lc 2, 1-20).

 

Quando il lettore giunge alla nascita di Gesù vede nella sua natività l'origine di tutte le maggiori feste della Grande Chiesa: la Pasqua, l'Ascensione, le Pentecoste (Giovanni Crisostomo). La prima scena introduce il contesto storico della nascita di Gesù con le indicazioni cronologiche per il censimento e per la nascita del bambino (Eusebio di Cesarea). Il trionfo di Augusto prefigura quello di Cristo, attraverso il quale tutti i fedeli furono iscritti nel nome della divinità (Cassia). Nascendo durante un censimento, Gesù paga il tributo a Cesare così che la sua presenza nel mondo possa portare un'eterna pace (Beda). Anche se Gesù è stato concepito a Nazaret, il censimento fa sì che Maria debba viaggiare fino a Betlemme, perché egli nasca nella città di Davide, poiché Betlemme significa "casa del pane" (Beda). Maria è promessa a Giuseppe, ma il bambino nel suo grembo fu concepito senza seme umano (Cirillo di Alessandria). Betlemme è ora diventata il nuovo Eden, perché il paradiso ora, con la nascita di Gesù, sarà aperto (lkos della natività del Signore). La vergine Maria fornisce un tempio per la carne di Gesù (Cirillo di Alessandria). Egli è chiaramente Dio e uomo, primogenito di Maria e primogenito di tutta l'umanità, primogenito nella grazia (Beda), che si è umiliato perché noi diventassimo uomini perfetti (Ambrogio). Gesù giace in una mangiatoia avvolto in fasce, non in porpora di Tiro (Beda). [...]. Ci mostra come assume la nostra debole natura umana per poterci riportare al nostro originario abito di immortalità (Giovanni Crisostomo). Ed egli giacque in una mangiatoia come foraggio per coloro che si comportano come bestie, così anche ora egli è per noi il pane del cieli (Cirillo di Alessandria, Teodoreto di Cirro). La stalla dove è nato è anche piena di letame, riflettendo l'umiltà della sua nascita (Girolamo). Il Signore della creazione non ha un posto dove nascere, se non una mangiatoia in mezzo alle bestie da soma (Ambrogio, Girolamo). Non c'è posto nell'albergo lungo la strada perché Gesù con l'incarnazione ora diventa la nostra strada di casa (Beda). Gli angeli, come hanno catechizzato Maria e Giuseppe, così ora catechizzano i pastori (Ambrogio). [...] . L'angelo, quando annuncia che oggi è nato un salvatore, indica l'alba di un nuovo giorno, che scaccerà le tenebre a causa della presenza del regno di Dio nella persona e nel ministero di Gesù (Beda). Il Salvatore ha due nascite miracolose: nato eternamente dal Padre, ora è nato una volta da una vergine (Agostino). Cominciando con le fasce per il bambino Gesù come un segno della nascita del Messia e concludendo con il suo corpo morto avvolto in un sudario per la sua sepoltura, Luca collega la nascita, la morte e la risurrezione di Gesù (Gregorio di Nazianzo). Il Gloria presenta le conseguenze terrene di pace e buona volontà tramite la nascita di Gesù (Cirillo di Alessandria); in cielo la conseguenza è la gloria a Dio, sulla terra la nascita di Gesù porta la pace a coloro sui quali riposa la benevolenza di Dio (Girolamo). [...]. Nella nascita di Gesù la gloria di Dio si manifesta sulla terra come pace e volontà buona fra Dio e l'umanità, fra gli angeli e gli uomini (Gregorio Magno). Gesù è l'uomo della pace, l'incarnazione della sapienza completa e perfetta (Agostino). Nella nascita e nella morte di Gesù di Nazaret, il cielo e la terra sono uniti nella pace (Efrem Siro). I pastori, i primi annunciatori del Vangelo, stabiliscono lo schema per la predicazione dei pastori della Chiesa (Beda). Maria serba nel suo cuore quello che ha udito e lo confronta con quello che ha letto nell'Antico Testamento e con quello che ora sta comprendendo nella nascita di Gesù (Beda).

 

Luca 2, 1-5 Il censimento romano

Tutte le feste maggiori hanno la loro origine nella natività di Gesù

Un giorno di festa sta per arrivare, la più santa e venerabile di tutte le feste. Non sarebbe errato chiamarla la prima e la madre di tutti i giorni santi. Qual è questa festa? È il giorno della nascita del Signore nella carne. È da questo giorno che le feste dell'Epifania, della santa Pasqua, dell'Ascensione e della Pentecoste hanno la loro origine e il loro fondamento. Se Cristo non fosse nato nella carne, non sarebbe stato battezzato, cosa in cui consiste la sua epifania o manifestazione; e neppure sarebbe stato crocifisso (la Pasqua) e non avrebbe fatto scendere lo Spirito (la Pentecoste). Dunque, come fiumi diversi sgorgano da una sola fonte, così sono nate per noi queste feste.

Giovanni Crisostomo, Sull'incomprensibilità di Dio (PG 48, 752-753)

 

Il contesto storico del censimento

Correva il quarantaduesimo anno dall'insediamento di Augusto al potere, il ventottesimo dalla sottomissione dell'Egitto e dalla morte di Antonio e Cleopatra, con la quale ebbe fine la dinastia dei Tolomei in Egitto, quando, al tempo del primo censimento di allora, che avvenne sotto Quirino, governatore della Siria, nasce a Betlemme di Giudea, come era stato annunciato dai profeti, il Salvatore e Signore nostro Gesù Cristo. Di questo censimento sotto Quirino parla anche Flavio Giuseppe, il più illustre storico fra gli Ebrei, che vi aggiunge anche un altro racconto sulla rivolta dei Galilei scoppiata in quello stesso tempo, di cui, presso di noi, fa menzione negli Atti anche Luca, dicendo: Dopo di lui [Teuda], nei giorni del censimento, si ribellò Giuda il Galileo, trascinando con sé il popolo; anch'egli fu ucciso e coloro che lo avevano seguito furono dispersi (At 5, 37).

Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica 1, 5

 

Il trionfo di Augusto prefigura il trionfo di Cristo

Quando Augusto regnò solo su tutta la terra, i molti regni dell'umanità ebbero fine; e quando tu ti sei fatto uomo dalla pura Vergine i molti dèi dell'idolatria furono distrutti. Le città del mondo passarono sotto un solo governo e le nazioni cominciarono a credere in una sola divinità sovrana. I popoli furono censiti per decreto di Cesare e noi, i fedeli, fummo registrati nel nome della divinità, quando tu, nostro Dio, ti sei fatto uomo. Grande è la tua misericordia: gloria a te!

Cassia, Stichera della natività del Signore

 

Un tempo di pace per Gesù che è la nostra pace

Egli, infatti, in quanto mediatore fra Dio e gli uomini, come prestabilì la madre dalla quale nascere quando volesse, in modo divino, così scelse il tempo della nascita umana, anzi foce sì che fosse tale quale lo volle, nel senso che, sopito il turbine delle guerre, la tranquillità di una pace nuova e insolita si estese a tutto il mondo. Quale più significativo indizio di pace ci può essere in questa vita di quando tutto il mondo viene retto da un solo uomo e censito con un solo censimento? [...] Poi, per nascere, scelse un tempo di massima pace perché la ragione per cui venne al mondo fu di ricondurre il genere umano al dono della pace celeste. Per questo è scritto: Egli è la pace, che ha unito i due in un solo popolo (Ef 2, 14), cioè egli, pio mediatore e riconciliatore, ha riunito in una sola dimora uomini e angeli.

Beda, Omelie sul Vangelo 1, 6

 

Betlemme significa "casa del pane"

Ma fino ad oggi e fino alla fine del mondo non cessa di essere concepito a Nazaret e di nascere a Betlemme quando uno qualunque di quelli che lo ascoltano, colto il fiore della sua parola, fa di sé la casa del pane eterno. Ogni giorno nel grembo verginale, cioè nell'anima dei credenti, egli è concepito tramite la fede ed è dato alla luce tramite il battesimo.

Beda, Spiegazione del Vangelo di Luca I, 2, 6-7

 

Cristo fu concepito senza seme umano

L'evangelista dice che Maria era fidanzata con Giuseppe per mostrare che il concepimento è avvenuto quando erano solo fidanzati e la nascita dell'Emanuele fu miracolosa e non in accordo con le leggi della natura. La Vergine non divenne incinta ad opera del seme di un uomo. E perché fu così? Cristo, che è la primizia di tutto, il secondo Adamo secondo le Scritture, nacque dallo Spirito per trasmettere la grazia della nascita spirituale anche a noi, perché anche noi non dovevamo portare più il nome di figli dell'uomo, ma piuttosto di Dio. Abbiamo ottenuto la nuova nascita dello Spirito in Cristo, che è il primo, così che egli possa essere generato prima di tutte le cose (Col 1, 15), come dice Paolo.

E l'occasione del censimento fu opportuna perché fece sì che la Vergine andasse a Betlemme e noi potessimo vedere compiuta un'altra profezia. Perché è scritto: Ma tu Betlemme di Efrata, che sei piccola per essere fra le tribù di Giuda, da te verrà per me uno che governerà Israele (Mic 5, 1).

Alcuni insistono che se egli fosse stato partorito nella carne la Vergine ne sarebbe stata corrotta; e se non fosse stata corrotta, sarebbe stato partorito solo in apparenza. Noi rispondiamo: Il Signore, il Dio di Israele, è entrato ed uscito e il cancello è rimasto chiuso (Ez 44, 2). Inoltre, se il Verbo si è fatto carne senza alcun contatto sessuale, essendo stato concepito senza alcun seme, allora è anche nato senza pregiudicare la sua verginità.

Cirillo di Alessandria, Commento a Luca, omelia 1

 

Luca 2, 6-7 La nascita di Gesù

Betlemme ha aperto l'Eden

Betlemme ha aperto l'Eden: venite, vediamo! Abbiamo trovato la nostra gioia nascosta! Venite, prendiamo possesso del paradiso dentro la grotta! Lì è apparso lo stelo non innaffiato sul quale fiorisce il perdono. Lì si trova il pozzo non scavato dal quale Davide un tempo desiderava bere. Lì la Vergine ha partorito un figlio e subito è stata fatta cessare la sete di Adamo e di Davide. Affrettiamoci dunque a questo luogo, dove il Dio eterno è nato per noi come un piccolo bambino!

Ikos della natività del Signore

 

Maria è il tempio per la carne di Gesù

Il libro dei santi Vangeli riferendo la genealogia a Giuseppe, che discendeva dalla casa di Davide, ha provato attraverso di lui che anche la Vergine era della stessa tribù di Davide, dal momento che la Legge divina prescriveva che i matrimoni fossero limitati a quelli della stessa tribù. E Paolo, l'interprete delle dottrine celesti, dichiara chiaramente la verità, testimoniando che il Signore sorse da Giuda (Eb 7, 14). Comunque le nature che si combinarono in questa unione reale erano differenti, ma dalle due insieme è uno il Figlio Dio, senza che la differenza delle nature sia stata distrutta dall'unione; perché fu fatta un'unione di due nature e perciò confessiamo un solo Cristo, un solo Figlio, un solo Signore. Ed è con questa nozione di unione che noi proclamiamo che la Vergine è Madre di Dio, perché Dio il Verbo si è fatto carne e si è fatto uomo e all'atto del concepimento ha unito se stesso al tempio che ha ricevuto da lei. Quindi percepiamo che le due nature, con un'unione inseparabile, si sono unite in lui senza confusione e indivisibilmente, perché la carne è carne e non divinità, anche se è diventata la carne di Dio; allo stesso modo anche il Verbo è Dio e non carne, anche se per l'economia egli ha fatto la carne sua propria. Ma anche se le nature che si sono unite per formare l'unione sono entrambe differenti e diseguali l'una dall'altra, colui che è formato da entrambe è uno solo. Noi non possiamo separare il Signore Gesù Cristo uno in uomo e Dio, ma affermiamo che Cristo Gesù è uno solo e il medesimo, riconoscendo la distinzione delle nature e conservandole libere dalla confusione dell'una con I'altra.

Cirillo di Alessandria, Commento a Luca, omelia 1

 

Primogenito di tutta l'umanità

Chiama il Signore primogenito non perché si debba credere che dopo di lui la beata madre di Dio abbia generato altri figli, dato che sappiamo che ella è gloriosa proprio per aver vissuto in perpetua castità insieme a suo marito Giuseppe; ma il Vangelo lo chiama a ragione primogenito, perché Giovanni dice: A quanti lo ricevettero diede il potere di diventare figli di Dio (Gv 1, 12), e tra i figli occupa a buon diritto il primo posto colui che anche prima di nascere in forma di uomo era Figlio di Dio, nato prima dei secoli. È disceso in terra, è diventato partecipe della nostra natura, ci ha reso partecipi della sua grazia, così da essere, come dice l'apostolo: il primogenito fra molti fratelli (Rm 8, 29).

Beda, Omelie sul Vangelo 1, 6

 

Primogenito nella grazia

Egli è l'unigenito, della sostanza della divinità, primogenito nell'assunzione dell'umanità, primogenito nella grazia, unigenito nella natura.

Beda, Spiegazione del Vangelo di Luca I, 2, 6-7

 

Cristo è diventato un umile bambino

Per questo egli volle essere un bambinello, per questo volle essere un fanciulletto, affinché tu potessi diventare un uomo perfetto; egli fu stretto in fasce, affinché tu fossi sciolto dai lacci della morte; egli nella stalla, per porre te sugli altari; egli in terra, affinché tu raggiungessi le stelle; egli non trovò posto in quell'albergo, affinché tu avessi nei cieli molte dimore. Da ricco che era, sta scritto, si è fatto povero per voi, affinché voi diventaste ricchi della sua povertà (2Cor 8, 9). Quella indigenza è dunque la mia ricchezza, e la debolezza del Signore è la mia forza. Ha preferito per sé le privazioni, per aver da donare in abbondanza a tutti. Il pianto della sua infanzia in vagiti è un lavacro per me, quelle lacrime hanno lavato i miei peccati. O Signore Gesù, sono più debitore ai tuoi oltraggi per la mia redenzione, che non alla tua potenza per la mia creazione. Sarebbe stato inutile per noi nascere, se non ci avesse giovato venire redenti.

Ma non dobbiamo confinare tutta la condizione della divinità entro le consuetudini del corpo. Altra cosa è la natura della carne, altra cosa è la gloria della divinità. Per te la debolezza, ma in se stesso era la potenza; per te la miseria, ma in se stesso era l'opulenza. Non valutare quanto vedi, ma riconosci di essere stato redento. Tu lo vedi ravvolto in fasce, ma non vedi che sta in cielo.

Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca 2, 41-42

 

Fasce, non porpora di Tiro

Egli fu ferito per le nostre trasgressioni, fu indebolito per le nostre iniquità (Is 53, 5). Si dovrebbe notare con attenzione che il segno dato per la nascita del Salvatore non parla di un bambino avvolto in porpora di Tiro, ma di uno avvolto in rozzi panni. Non deve essere trovato in un letto ornato d'oro, ma in una mangiatoia. Il significato di tutto questo è che egli non ha preso su di sé solo la nostra umiltà e la nostra mortalità, ma ha preso su di sé per noi anche l'abito del povero, lui che essendo ricco si è fatto povero per noi, così che tramite la, sua povertà potessimo diventare ricchi (cf. 2 Cor 8, 9). Pur essendo il Signore del cielo si è fatto povero sulla terra, per insegnare a coloro che vivono sulla terra che con la povertà di spirito possono avere in premio il regno dei cieli.

Beda, Spiegazione del Vangelo di Luca I, 2, 12

[...]

Le fasce e la mangiatoia indicano una nascita umana

Infatti, poiché spesso gli angeli si manifestarono sulla terra in forma umana, per evitare che si pensasse che la sua venuta sulla terra fosse stata come furono quelle e per dare solide fondamenta al credere veramente che egli fosse stato realmente carne, egli fu concepito, generato e allevato. Fu posto a giacere in una mangiatoia, non in una piccola stanza, ma in una stalla di fronte a numerose persone, perché la sua nascita potesse essere nota e diventasse di comune conoscenza. Questa fu la ragione delle fasce e del perché le profezie da tempo avevano profetizzato non solo che si sarebbe fatto uomo, ma anche che sarebbe stato concepito, generato e allevato come qualunque altro bambino.

Giovanni Crisostomo, Contro gli anomei 7, 49

 

Come foraggio in una mangiatoia

Egli ha trovato l'umanità ridotta al livello delle bestie, per cui si è posto come cibo in una mangiatoia in modo che noi, lasciandoci alle spalle i nostri desideri carnali, possiamo risalire a quel grado di intelligenza che benefica la natura umana. Mentre eravamo abbrutiti nell'anima, ora, avvicinandoci alla mangiatoia, cioè alla sua mensa, non troviamo più il cibo, ma il pane del cielo, che è il corpo di vita.

Cirillo di Alessandria, Commento a Luca, omelia 1

 

La stoltezza degli uomini e la misericordia di Dio

Per questo motivo Cristo Signore, una volta nato, si attacca come noi al seno materno ed è posto su una greppia che serve da mangiatoia per gli animali privi di ragione, sia al fine di accusare la stoltezza animalesca degli uomini come anche per mostrare il suo amore per loro, poiché egli, il quale essendo Dio nutre gli uomini, secondo l'umanità diviene invece nutrimento per gli uomini, nel tempo in cui essi soffrivano di grande stoltezza.

Teodoreto di Cirro, Discorsi sulla provvidenza 10

 

Gesù è nato in una stalla di letame

Non trova posto nel «santo dei santi» risplendente d'oro, di gemme, di seta e d'argento; e così non nasce fra oro e ricchezze ma in mezzo al letame di una stalla (non c'è stalla dove non ci sia letame), dove si erano accumulati i nostri peccati più sordidi. E se nasce in mezzo al letame è proprio per tirarne fuori quelli che sono impastati di sterco. Solleva il misero dal suo letto di letame (Sal 112, 7). [...] È vero che oggi noi, con la scusa di onorare il Cristo, abbiamo eliminato la sporcizia per sostituirla con r argento; ma per me resta molto più prezioso quello che abbiamo tolto. L'argento e l'oro si confanno ai pagani, mentre a chi crede in Cristo si confà maggiormente quella stalla di terra battuta. Colui che è nato in quella stalla disprezza sia l'oro che r argento. lo non condanno coloro che l'hanno fatto allo scopo di onorarlo (così come non condanno neppure coloro che per il tempio fabbricarono vasi d'oro); ammiro però il Signore che, creatore del mondo, sceglie di nascere non fra oro e argento ma sulla terra battuta.

Girolamo, Sulla natività del Signore

 

Luce celeste in un albergo terreno

Nasce da un grembo materno, ma splende nel cielo; giace in un rifugio terreno, ma regna nello splendore celeste.

Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca 2, 42-43

 

Il Signore del creato non ha un posto dove nascere

Il Signore è nato sulla terra e non ha avuto neppure una propria cella dove nascere, perché non c'era posto per lui nell'albergo. L'intero genere umano aveva un posto e il Signore che stava per nascere sulla terra non ne aveva nessuno. Non ha trovato posto fra gli uomini. Non ha trovato posto in Platone e in Aristotele, ma in una mangiatoia, fra le bestie da soma e gli animali bruti ed anche fra i semplici e gli innocenti. Per questo il Signore dice nel Vangelo: Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo hanno i nidi, ma il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo (Lc 9, 58).

Girolamo, Omelia sul salmo 131, 6

 

L'incarnazione ci guida alla nostra casa

Colui che siede alla destra del Padre non ha posto nell'albergo in modo da poter preparare per noi molte dimore nella casa del Padre celeste. Per questo leggiamo: Perché non c'era posto per lui nell'albergo. Non è nato nella casa dei suoi genitori, ma in un albergo, sulla strada. [...] Quindi colui che per l'essenza della divinità rimane verità e vita, per il mistero dell'incarnazione diventa la via con la quale ci conduce alla nostra casa, dove godremo della Verità e della Vita.

Beda, Spiegazione del Vangelo di Luca I, 2, 7

 

Lc 2, 8-15 I pastori odono l'annuncio e ricevono un segno

La catechesi degli angeli

Osservate con quale premura il Signore assicuri la nostra fede. Un angelo informa Maria, un angelo informa Giuseppe, un angelo i pastori. Non bastava inviarlo una volta sola: davvero, ogni parola si fonda su due o tre testimoni.

Ambrogio, Esposizione del Vangelo secondo Luca 2, 51

[...]

Nato "oggi" per indicare l'alba di un nuovo giorno

Ha detto bene: è nato oggi e non ha detto: è nato questa notte, perché avvolto di luce celeste è apparso colui che annunciava a quelli che vegliavano di notte la nascita del giorno, di quel giorno del quale il salmista dice: Annunziate il giorno dal giorno della salvezza di Dio (Sal 95, 2). Salvezza di Dio; cioè il Signore Gesù è il giorno del giorno, poiché chi temporalmente è apparso nella città di Davide come uomo, nato da madre vergine, questi prima di tutti i tempi è nato non circoscritto in un luogo, luce da luce, Dio vero da Dio vero. Per noi dunque che abitiamo nell'ombra della morte, è sorta la luce della vita, perciò l'annunzio della sua nascita dice: Oggi è nato per voi il Salvatore, affinché ammoniti anche da questa parola ricordiamo sempre che è venuta prima la notte dell'antica ignoranza e poi è arrivato il giorno della salvezza eterna; che dobbiamo rigettare le opere delle tenebre e comportarci come figli della luce (cf. Rm 13, 12).

Beda, Omelie sul Vangelo 1, 6

 

Nato eternamente dal Padre, nato una volta dalla Vergine

La vostra fede, carissimi, che ha radunato qui questa grande moltitudine, sa che oggi è nato per noi il Salvatore. Dal Padre è una nascita perenne, dalla madre è nato una volta sola. Dal Padre senza bisogno del sesso; dalla madre senza che se ne facesse uso. Presso il Padre mancò il grembo che lo concepiva, presso la madre mancò l'unione che lascia il seme. Con la prima nascita assunse la natura del Padre, con la seconda dalla madre diffuse la grazia. Quella conservò la maestà della sostanza divina, questa assunse la condivisione della mortalità umana: in questa è venuto per diventare ubbidiente fino alla morte, e per vincere, morendo, la morte. Ambedue queste nascite sono ineffabili, l'una l'altra sono mirabili. Quale animo umano infatti può comprendere, quale lingua può esprimere il fatto che perennemente Cristo nasce da Dio e che d'altra parte è nato nel tempo poco fa, da una donna? Chi può capire un Padre coeterno al figlio, chi può farsi intendere se parla di una madre vergine? Quello generante senza inizio e senza fine, questa che concepisce senza sensualità e partorisce senza consumo. Ognuna delle due nascite è meravigliosa perché è divina.

Agostino, Discorsi 372, 1, 1

 

Le fasce

Fu avvolto in fasce, è vero, ma fu anche liberato dalle fasce della sepoltura allorquando risorse dal sepolcro. Fu posto in una mangiatoia, ma fu glorificato dagli angeli e fu glorificato da una stella e fu adorato dai Magi.

Gregorio di Nazianzo, Orazione 29, 19

 

Il Cristo bambino crea per noi pace e buona volontà

Non considerate colui che fu posto in una mangiatoia come un semplice bambino, ma dovete vedere, nella nostra povertà, colui che, come Dio, è ricco; e, nella misura della nostra umanità, colui che fa prosperare quelli che sono in cielo ed è glorificato anche dagli angeli. E quanto fu nobile l'inno: Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra e fra gli uomini di buona volontà! Gli angeli e gli arcangeli, i troni e le dominazioni e i serafini sono in pace con Dio; mai in alcun modo si oppongono al suo giusto volere, ma sono fermamente stabiliti nella giustizia e nella santità. Ma noi, creature malvagie, avendo posto i nostri desideri in opposizione alla volontà del nostro Signore ci siamo messi nella posizione di suoi nemici. Cristo ha eliminato questa situazione. Infatti egli è la nostra pace (Ef 2, 14) e per suo tramite ci ha uniti a Dio Padre. Egli ha rimosso la causa dell'inimicizia e così ci giustifica per fede, rendendoci santi e senza biasimo e chiama vicino a lui quelli che erano lontani. Oltre a questo egli ha creato i due popoli in un solo uomo nuovo, creando così la pace e riconciliandoli entrambi in un solo corpo al Padre (cf. Ef 2, 15-16), perché piaceva a Dio Padre formare in un solo nuovo insieme tutte le cose in lui e legare insieme quelle in alto e quelle in basso e fare del cielo e della terra un solo gregge. Cristo dunque è stato fatto per noi pace e buona volontà.

Cirillo di Alessandria, Commento a Luca, omelia 2

 

Gloria in cielo, pace sulla terra

In cielo c'è gloria poiché non vi è nessun disaccordo; la pace è per la terra ove ogni giorno ci sono guerre. E pace in terra. Per chi, la pace? Per gli uomini. E perché i pagani non hanno la pace? Perché non ce l'hanno i Giudei? Per questo ha aggiunto: Sia pace per gli uomini di buona volontà, ossia per coloro che accolgono il Cristo nato.

Girolamo, Sulla natività del Signore

 

Pace fra l'umanità e gli angeli

Prima che il nostro Redentore assumesse la natura umana, noi non eravamo in armonia con gli angeli, essendo troppo lontani dal loro splendore e dalla loro purezza, a motivo della prima colpa e di quelle compiute ogni giorno. Con il peccato eravamo come staccati da Dio, e gli angeli, cittadini del cielo, ci ritenevano esclusi dalla loro compagnia. Avendo tuttavia riconosciuto il nostro Re, gli angeli ci hanno accolti come loro concittadini. Il Re del cielo ha assunto la condizione mortale della nostra natura, e la grandezza angelica non può disprezzare la nostra meschinità. Gli angeli tornano ad aver pace con noi e depongono i sentimenti dell'antica discordia, giungendo a venerare come amici coloro che un tempo disprezzavano come deboli e abbandonati.

Gregorio Magno, Le 40 omelie sui Vangeli I, VIII, 2

 

Un uomo di completa e perfetta sapienza

Infatti l'uomo non riesce a dominare le cose inferiori se egli stesso non si sottomette all'Essere superiore. Ed è la pace che è data in terra agli uomini di buona volontà, è la vita del saggio al culmine della perfezione. Da questo regno, posto nel pieno della pace e dell'ordine, è stato cacciato fuori il principe di questo mondo (cf. Gv 12, 31) che domina sugli esseri privi di pace e di ordine. Organizzata e resa stabile quella pace, qualunque tipo di persecuzione susciti dall'esterno colui che è stato messo fuori, accresce la gloria che è secondo Dio, perché non demolisce nulla in quell'edificio, anzi con l'inefficienza delle proprie macchine da guerra fa capire la grande saldezza che è strutturata all'interno.

Agostino, Discorso del Signore sulla montagna 1, 2, 9

 

Pace in cielo e gloria sulla terra

Quando cominciò ad essere stabilita la pace, gli angeli proclamarono: Gloria nell'alto dei cieli e pace in terra. Quando gli esseri in basso ricevettero la pace da quelli in alto, gridarono: Gloria in terra. e pace nei cieli (Lc 19, 38). Nel momento m cui la divinità scese e fu rivestita dell'umanità, gli angeli esclamarono: Pace in terra; e quando l'umanità ascese per essere assorbita nella divinità e sedere alla sua destra: Pace in cielo gridavano i bambini davanti a lui, Osanna nell'alto dei cieli (Mt 21, 9). Da qui anche l'Apostolo apprese che si dovrebbe dire: Egli ha riappacificato con il sangue della sua croce le cose che sono in cielo e quelle che sono in terra (Col 1, 20).

Un'ulteriore interpretazione è che gli angeli esclamarono: Gloria nell'alto dei cieli e pace in terra, e i bambini esclamarono: Pace in cielo e gloria sulla terra per mostrare che proprio come la grazia della sua misericordia ha dato gioia ai peccatori sulla terra, così anche il loro pentimento ha dato gioia agli angeli in cielo. Il Gloria a Dio è venuto dalla volontà libera, la pace e la riconciliazione erano per coloro con i quali era in collera e la speranza e la remissione per i colpevoli.

Efrem il Siro, Commento al Diatessaron 2, 14-15

 

I pastori primi proclamatori del Vangelo

I pastori non nascosero nel silenzio i misteri che avevano appreso per volontà divina, ma li comunicarono a tutti quelli che potevano, perché i pastori spirituali della Chiesa sono ordinati soprattutto a questo fine: predicare i misteri del Verbo di Dio e far ammirare ai loro ascoltatori le cose meravigliose che hanno appreso dalle Scritture. Dobbiamo intendere come pastori non solo vescovi, presbiteri e diaconi e anche i rettori dei monasteri, ma sono chiamati pastori anche tutti i fedeli che si danno cura di custodire la loro casa, anche se piccola, in quanto vi attendono con sollecita vigilanza.

Beda, Omelie sul Vangelo 1, 7

 

Maria riflette sull'adempimento delle profezie dell'Antico Testamento

Maria, custode a buon diritto della sua verginale pudicizia, non voleva svelare a nessuno i misteri di Cristo, che aveva appreso, ma aspettava con reverenza di divulgarli quando e come ritenesse opportuno. Anche se taceva con la bocca, ripensava frequentemente al suo segreto col cuore sempre vigile. Ecco ciò che significa: Vi rifletteva in cuor suo. Metteva a confronto ciò che vedeva essersi già compiuto con ciò che aveva letto che si sarebbe compiuto. Vedeva che, nata a Nazaret dalla stirpe di Davide, aveva concepito il Figlio di Dio dallo Spirito Santo. Aveva letto nel profeta: Uscirà un virgulto dal tronco di lesse e un nazareo verrà su dalle radici e sopra .di lui si poserà lo Spirito del Signore (ls 11, 1-2). Aveva letto: E tu Betlemme Efrata, tu sei piccola tra le migliaia di Giuda, ma da te uscirà colui che deve regnare in Israele, e la sua origine è dall'inizio, dai giorni dell'eternità (Mic 5, 2). Vedeva che a Betlemme aveva partorito il dominatore d'Israele, colui che era nato eterno dal Padre prima dei secoli; vedeva che vergine aveva concepito e partorito un figlio e lo aveva chiamato col nome di Gesù; aveva letto nei profeti: Una vergine concepirà e partorirà un figlio e lo chiamerà Emmanuele (Is 7, 14); aveva letto: Il bove ha conosciuto il suo padrone e l'asino la mangiatoia del suo padrone (Is 1, 3). Vedeva il Signore posto in una mangiatoia, dove erano soliti venire il bue e l'asino a mangiare. Ricordava che le era stato detto dall'angelo: Lo Spirito Santo verrà sopra di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Per questo colui che nascerà sarà santo, sarà chiamato Figlio di Dio. Aveva letto che il modo di questa sua nascita non avrebbe potuto essere conosciuto, se non per I' annuncio dell'angelo, secondo quanto dice Isaia: Chi narrerà la sua generazione? (Is 53, 8); aveva letto: E tu torre del gregge, nebbiosa figlia di Sion, verranno fino a te, e verrà la prima potenza, il regno alla figlia di Gerusalemme (Mic 4, 8). Aveva udito che le potenze angeliche, figlie della città celeste, erano apparse ai pastori in un luogo dove si riunivano le pecore, e che perciò da molto tempo era detto torre del gregge e si trova a un miglio a oriente di Betlemme, dove ancora oggi si vedono in chiesa tre memorie di quei pastori. Sapeva che allora era venuto nella carne il Signore, che ha una sola ed eterna potenza col Padre, per dare il regno alla Chiesa, cioè alla figlia della Gerusalemme celeste. Confrontava dunque Maria ciò che aveva letto doversi compiere con ciò che sapeva già avvenuto; tuttavia non lo esprimeva a parole, ma lo conservava nel cuore.

Beda, Omelie sul Vangelo 1, 7

 

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Fonte: Arthur A. Just Jr. e Angelo Di Berardino, LA BIBBIA COMMENTATA DAI PADRI - Nuovo Testamento - Luca, Vol 3, Città Nuova Editrice, 2006, pp 68-79

 

 

 
 
 

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