L'Apocalisse come genere letterario

La Rivelazione di San Giovanni il Teologo – Discorso 2. Quale è la differenza tra letteratura apocalittica e letteratura profetica? Ciò che viene rivelato ai profeti può essere tradotto in parole, mentre i messaggi apocalittici, generalmente, non possono rientrare in formule verbali, ma piuttosto rappresentato tramite visioni.

apocalisse giovanni teologo1Il genere apocalittico al tempo dell'Antico Testamento

Apocalisse: con questa parola greca ha inizio il libro di San Giovanni il Teologo, tradotto con “rivelazione”.

Per un uomo di oggi, il termine “apocalisse” ha un significato sinistro. Nell'antichità, significava sollevare il velo dalle cose nascoste, rivelare ciò che era celato. Era come rimuovere il lenzuolo da un nuovo dipinto, o aprire il sipario su una ribalta teatrale.

Nel tempo, il concetto prese ad essere usato per indicare il genere di questi scritti ebraici che comparvero due secoli prima di Cristo e proseguirono fino al primo secolo dopo Cristo.

Vi sono brani di letteratura apocalittica nel Vecchio Testamento nei libri di Ezechiele, Gioele, Daniele, Zaccaria e Ezra. Gli studiosi biblici fanno riferimento a Isaia 24-27 come all' “Apocalisse di Isaia”.

Tuttavia, la maggior parte dei lavori di genere apocalittico è apocrifa. Tali testi sono ordinariamente scritti sotto i nomi di virtuose figure come Enoch, Abramo, Mosè, Ezra, Baruch, i Dodici Patriarchi, e così via.

Tale genere di letteratura sorse dal senso di impossibilità di riavviare la vita di Israele senza lo speciale intervento di Dio. La speranza dei Giudei per una prosperità “qui e ora” (immediata) si era enormemente indebolita dopo molte catastrofi del loro popolo: la sparizione della maggior parte delle dieci tribù nella Media, la cattività babilonese, e la conquista romana della Palestina. In questa vita tutto è male, intendendo che bisogna aspettare per una prosperità futura.

Anche il genere apocalittico dell'Antico Testamento interpretava il significato delle presenti tribolazioni. Queste dovevano essere assolutamente sopportate, nell'attesa di una “età futura” nella quale Israele sarebbe stato benedetto e i Gentili puniti da Dio.

I cosiddetti testi apocalittici divisero la storia in due età: il presente, completamente corrotto e in attesa della distruzione, e l'età a venire, nella quale vi sarebbe stata pace e prosperità, e i Giudei ricompensati e ricevuto il legittimo luogo accanto al loro Messia. Il tempo presente passerà nell'imminente età grazie allo speciale intervento di Dio. I Giudei chiamavano il giorno delle venuta di Lui “Giorno del Signore”, che essi vedevano come un tempo terribile di terrore, distruzione, di giudizio.

Il mondo è insozzato e la sua morte sarà colma di sofferenza. Eppure, in questo supplizio nascerà l'“età d'oro”. Nelle loro descrizioni, gli autori usavano tutta la propria immaginazione prefigurando il futuro “paradiso” proprio materialisticamente. Ad esempio, un brano dell'apocrifo “Apocalisse di Baruch”, figlio di Neriah (2 Baruch 29, 5):

Anche la terra produrrà frutti moltiplicati per diecimila volte, e su ogni vite vi saranno mille rami, e ogni ramo produrrà mille grappoli, e ogni grappolo produrrà mille acini, e ogni acino produrrà un kor di vino (...) [Kor (in ebraico כור), pari a 2 Letek, cioè a 363,6 litri. Questa unità è attestata ai tempi di Salomone].

L'“età futura” degli scrittori apocalittici del Vecchio Testamento non alludono a una creazione completamente nuova, ma ad una ri-creazione del mondo che ricomincia. Tale era il disegno di Dio, nascosti fino ad allora, ma rivelato agli apocalittici. L'idea si rispecchia nel libro di San Giovanni il Teologo.

I brani apocalittici pre-cristiani presentano spesso elementi escatologici della futura resurrezione dei morti. I giusti potranno morire, ma risorgeranno nella beatitudine della nuova età. Anche i peccatori risorgeranno per essere giudicati e condannati: molti di quelli che dormono nella polvere della terra si sveglieranno, alcuni per la vita eterna, e alcuni per la vergogna e il disprezzo eterni (Dan. 12, 2).

Il genere apocalittico è caratterizzato da una “sete per la fine”: Fino a quando? … (Dan. 8, 13); Quando sarà la fine? (Dan. 12, 6); “Come e quando avverrà questo?” (3 Ezra 4, 33). Questo motivo è contemplato anche in San Giovanni il Teologo: Anche così, vieni, Cristo Signore (Rev. 22, 20).

Niente si dice, nella letteratura apocalittica dell'Antico Testamento, della salvezza individuale degli uomini. Il protagonista assoluto di questi testi è il popolo di Dio.

Se discutiamo degli apocrifi apocalittici del tempo dell'Antico Testamento, allora gli anonimi autori non assurgerebbero al livello di una rivelazione veramente biblica. Nel leggere il loro materiale, si comprende che il testo è chiaramente “umano”, con sogni e immaginazioni popolari, e una fantasmagoria di temi religiosi … Vi è lo scintillio della visione profetica, ma non la visione in sé. E vi sono molti elementi estranei alla visione del mondo biblico che, dai Greci, Caldei e Persiani, penetrano nella cultura giudaica di quel tempo.

Apocalittica e profetica: qual è la differenza?

Quale è la differenza tra letteratura apocalittica e letteratura profetica?

Ciò che viene rivelato ai profeti può essere tradotto in parole, mentre i messaggi apocalittici, generalmente, non possono rientrare in formule verbali, ma piuttosto rappresentato tramite visioni.

Al profeta, Dio dice: «Vai e di' così e così, questo e questo». All'apocalittico Egli mostra scene, e l'autore le trasforma in metafore, simboli, allegorie, immagini.

Il profeta è interessato al presente piuttosto che al futuro. Il profeta predice il futuro affinché il popolo si corregga nel presente. L'apocalittico pensa esclusivamente in funzione del futuro; egli si interessa poco della vita presente, dove c'è soltanto peccato, depravazione, sofferenza e morte: la vera vita ha inizio solamente nella “età d'oro”.

Nondimeno, il genere apocalittico è strettamente connesso alla tradizione profetica. Gli scritti apocalittici emergono dalla profezia e viceversa. Vi sono molti passaggi profetici nella letteratura apocalittica e passaggi apocalittici nella letteratura profetica. Difatti, San Giovanni il Teologo definisce la sua opera non solo come apocalisse, ma anche come profezia. (cf. Rev. 1, 1; 1, 3; 22, 19).

Un aspetto caratteristico delle apocalissi apocrife del Nuovo Testamento, quale la Rivelazione di San Giovanni il Teologo, è la stretta connessione con le profezie e le immagini del Vecchio Testamento.

La letteratura apocalittica ha uno specifico, misterioso linguaggio. Visioni, complesse allegorie, immagini criptiche, numeri simbolici, colori, animali, piante: noi troviamo tutti questi elementi nelle pagine degli scritti apocalittici sia dell'Antico che del Nuovo Testamento.

Il genere apocalittico nell'epoca del Nuovo Testamento

Numerose apocalissi apocrife vennero scritte anche ai tempi del Nuovo Testamento, su temi cristiani. Conosciamo le apocalissi di Pietro, di Giacomo, di Paolo, della Santissima Madre di Dio, un’altra di Giovanni il Teologo, etc. Naturalmente gli autori attribuiti sono falsi, e la Chiesa non li accoglie nel canonico Nuovo Testamento. La Rivelazione di San Giovanni il Teologo è l'unico libro apocalittico inserito nel Nuovo Testamento.

Tuttavia, esistono dei brani di altri libri del Nuovo Testamento canonico scritti secondo il genere apocalittico: Mc. 13; Mt. 24, 1-2; 1 Tess. 4, 16-17; 2 Tess. 2, 1-12.

La rivelazione è indubbiamente accostata alla letteratura apocalittica pre-cristiana. Le medesime leggi del genere sono qui all’opera: la concezione giudaica dei due periodi, come pure la standardizzata serie di eventi che potrebbero verificarsi nei tempi ultimi – sconvolgimenti socio-politici, disastri naturali, cataclismi cosmici, la punizione dei peccati.

Queste analogie suggeriscono che gli apocalittici del Vecchio Testamento non erano privi di qualche intuizione profetica. E vi è anche una importante differenza: la sostituzione del Giorno del Signore con la Seconda Venuta di Gesù Cristo. Il popolo di Dio, negli apocalissi del Nuovo Testamento, è la Chiesa, il Messia è Cristo, e l'“età d'oro” è il Regno di Dio.

Le apocalissi cristiane differiscono da quelle ebraiche anche nel fatto che il tempo a venire è già in certo qual modo giunto, poiché Cristo è già venuto.

Allora, aprendo le pagine dell'Apocalisse di San Giovanni il Teologo, ricordiamo che la conoscenza dell'Antico Testamento ebraico pervenne attraverso un sentiero lungo e tormentato in cerca del significato della propria storia e del proprio futuro. Fu un procedere di congetture, come si avvertisse la propria via dentro l'oscurità.

Noi Cristiani abbiamo ciò di cui gli autori apocrifi pre-cristiani potevano soltanto sognare: la vera rivelazione di Dio sul destino del mondo e della Chiesa. E proprio per questa ragione, la Rivelazione di San Giovanni il Teologo merita la nostra attenzione e il nostro amore.

 

Discorso 1: Perché studiare il libro dell'Apocalisse?

 

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Fonte: orthochristian.com/136027.html

Traduzione libera a cura di Domenico Maria Managòsvetlana soboleva1Redattore - Sono nato in Calabria, nella piccola cittadina di Seminara (RC). Vivo da molti anni in Liguria nella provincia d'Imperia. Scrittore, poeta, musicista, autore di testi teatrali ed editore. per hristos.it

 

 

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