Sulla maestà di Cristo Vincitore

Il suo capo e i suoi capelli erano candidi come la lana, bianchi come la neve; e i suoi occhi come una fiamma di fuoco (Apocalisse 1:14).

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Così Giovanni Teologo, Colui che vide Dio, contemplò Gesù dopo la Sua Risurrezione e vittoria. Lo vide come il Figlio dell'uomo, vestito di una lunga veste, cinto da una fascia d'oro, con sette stelle nella sua destra, e il suo volto risplendeva come il sole quando brilla in tutta la sua forza (cfr. Apocalisse 1:16). Con tale potenza e gloria apparve Colui che sulla Croce non era raggiante e che a ogni passante sembrava il più debole tra i figli degli uomini.

Perché i suoi capelli erano bianchi come la lana e la neve? Non aveva il nostro Signore neanche trentaquattro anni quando fu ucciso? Da dove venivano, allora, i suoi capelli candidi? La canizie non indica forse la vecchiaia? È vero che nell'uomo mortale i capelli bianchi indicano l'età avanzata, ma nel Cristo glorificato essi significavano più della vecchiaia: significavano l'eternità. Un'eterna età giovanile! La vecchiaia è il passato e la giovinezza è il futuro. Ma Egli, non è al tempo stesso entrambi e al di là di entrambi? Più di ogni tempo passato e di ogni tempo a venire, oltre il tempo stesso, Cristo è eternità fuori dal tempo.

Perché i suoi occhi erano come una fiamma di fuoco? Perché Egli è l'Onniveggente. Ogni sorta di cose si può nascondere al sole, ma di tutto ciò che è nei cieli, sulla terra, o sotto la terra, nulla può essere celato alla Sua vista. Egli percepisce ogni fibra del tessuto della natura; ogni atomo nelle pietre, ogni goccia d'acqua nel mare, ogni particella d'aria, e ogni pensiero e desiderio di ogni anima creata.

Questi è l'Unico e Medesimo, e nessun altro; Colui che per compassione del genere umano venne sulla terra, si rivestì di un corpo mortale e sofferente, fu ridicolizzato, schernito e coperto di sputi da uomini peccatori. È l'Unico e Medesimo, e nessun altro, Colui che senza splendore pendeva sulla Croce tra i ladroni, e che come un morto fu sepolto da Giuseppe e Nicodemo.

O fratelli, quanto è terribile riflettere su quale grande e maestoso Visitatore la terra abbia accolto! Ma è ancor più terribile riflettere su Colui contro il quale uomini deliranti levarono le mani!

O Signore Maestoso, perdona i nostri peccati e ricordati di tutti noi nella Tua potenza e gloria.

A Te sia gloria e lode nei secoli. Amìn.

 

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