Sapienza spirituale: "I padri del deserto"

padri del deserto

 

Raccontarono di un fratello caduto in peccato, che si recò dal padre Lot; e, in grande turbamento, entrava e usciva dalla sua cella, poiché non riusciva a stare fermo. «Che hai fratello?», gli chiese il padre Lot. Disse: «Ho commesso un grave peccato e non ho la forza di dirlo ai padri». «Confessalo a me – gli dice l'anziano – e sarò io a portarlo». Allora il fratello dice: «Sono caduto nella fornicazione e per raggiungere il mio scopo ho commesso un assassinio». «Coraggio – gli dice l'anziano –, c'è penitenza: va', rimani nella tua grotta e digiuna un giorno sì e uno no; e io porterò con te la metà del tuo peccato»1. Al compiersi di tre settimane fu rivelato all'anziano che Dio aveva accolto la penitenza del fratello. E questi rimase sottomesso all'anziano fino alla morte di lui

 

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Note
1 Uguale promessa si trova nelle lettere di Barsanufio ad Andrea (epp. 72 e 73): Andrea rimane deluso che l'anziano gli avesse detto che si caricava della metà del suo peccato, e non di esso tutto intero, e protesta. Barsanufio obietta che sarebbe stata presunzione dire: «Lo porto tutto». Ciò è «riservato ai perfetti». Se avesse detto così l'avrebbe inoltre escluso dalla «comune opera spirituale», in cui essi erano «compartecipi... della bella conversione». Il caricarsi del peccato confessato dal figlio spirituale è uno degli aspetti più profondi della dottrina tradizionale sul rapporto anziano-discepolo. Nell'ampia corrispondenza con Barsanufio, Doroteo gli chiede un giorno di caricarsi dei suoi peccati (ep. 270); il grande anziano gli dà una risposta che investe tanti aspetti di questo rapporto tutto soprannaturale: la compassione e l'amore dell'anziano, la fede e l'obbedienza del discepolo: «Fratello, anche se mi chiedi una cosa superiore alle mie forze, ti mostro la misura dell'amore, che fa violenza a se stesso fino a superare la propria misura. Ecco, io sono stupito davanti a te, e accetto, e porto il peso [dei tuoi peccati], ma a questa condizione: che tu porti il peso del custodire le mie parole e i miei comandi. Sono infatti salvifici (cf. nota 6, pp. 282s.) e vivrai senza essere confuso».

 

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Fonte: L. Mortari, Vita e detti dei Padri del deserto, Città Nuova, ed. 2012

 

 

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