Prologo
– Partendo da una delle reazioni più sconcertanti del Vangelo – quella degli abitanti della regione dei Gadareni [Gerasèni nella critica testuale occidentale] che, dopo la miracolosa guarigione dell'indemoniato, pregano Cristo di allontanarsi da loro – San Filarete (Gumilevskij), Arcivescovo di Chernigov e Nezhin († 1866), intesse una profonda e toccante omelia sul dovere e sulla bellezza della gratitudine. Con la sua caratteristica acutezza teologica e sensibilità pastorale, questo grande ierarca russo del XIX secolo esplora le radici dell'ingratitudine umana, identificandola non come una semplice dimenticanza, ma come una grave malattia spirituale generata dall'orgoglio e dall'accecamento del cuore. Il testo è un richiamo a riconoscere gli innumerevoli benefici di Dio – dalla creazione alla redenzione in Cristo – e a trasformare questa consapevolezza in una vita di lode, servizio e amore, unica risposta degna all'infinita bontà del nostro Creatore.
La gratitudine è quella dolce disposizione d'amore verso Dio, per la quale un'anima riverente vede e sente i molteplici benefici divini, apprezza grandemente ogni beneficio di Dio e lo volge alla Sua gloria.
E tutta la popolazione della regione dei Gadareni lo pregò di allontanarsi da loro (Lc 8, 37).
Che strano comportamento, quello degli abitanti di Gadara! Il Signore aveva guarito un loro fratello, che soffriva tormenti terribili; aveva guarito colui che incuteva terrore in tutti loro con il suo stato e le sue azioni, colui che spezzava le catene come fossero fili, che non viveva in una casa ma tra i sepolcri, e non permetteva a nessuno di passare vicino alla sua dimora. Eppure, i gadareni pregano il Signore di allontanarsi dai loro confini. I gadareni ascoltano il racconto di come è stato guarito l'uomo in cui dimorava un'intera legione di demoni; e questa esperienza di una potenza non umana faceva loro comprendere che un ospite straordinario aveva visitato la loro terra, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo (At 10,38). Eppure, invece di accogliere e trattenere con cuori riverenti e grati il medico delle anime e dei corpi, quale il mondo non aveva ancora visto, lo pregano di allontanarsi da loro! Che strano stato è quello dei gadareni? L'evangelista dice che erano presi da grande timore. Ma che timore è questo? Da cosa nasce? Non è forse lo stesso timore che costrinse anche i demoni a gridare al Figlio di Dio: Che abbiamo a che fare con te, Gesù, Figlio di Dio? Sei venuto qui a tormentarci prima del tempo? È terribile pensarlo, ma di fatto fu così. I gadareni si spaventarono per aver perso una mandria di porci e, nel timore di perdere anche altri tesori simili, pregano il Signore di allontanarsi da loro. Quanto è rozza l'ingratitudine dei gadareni! Quanto è grande l'ignoranza dei loro cuori ottenebrati!
Fratelli! Per non cadere anche noi in qualche tentazione di ingratitudine verso il Signore, riflettiamo sul dovere della riconoscenza.
L'Apostolo ci insegna: In ogni cosa rendete grazie; questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi (1 Ts 5,18). La volontà di Dio per noi è che Lo ringraziamo. Questo non significa che Egli abbia bisogno della nostra gratitudine, ma significa che la riconoscenza verso di Lui è un atto di giustizia e un'opera salutare per noi.
Cos'è la gratitudine? La gratitudine è quella dolce disposizione d'amore verso Dio, per la quale un'anima riverente vede e sente i molteplici benefici divini, apprezza grandemente ogni beneficio di Dio e lo volge alla Sua gloria.
E dunque, non è forse naturale, avendo occhi, vedere il dono che si presenta allo sguardo? Non è forse naturale, avendo sensibilità, provare gioia per i doni ricevuti? Non è forse naturale, avendo una volontà, voler ricambiare il dono? Sì, anche al giudizio degli uomini, l'ingrato è considerato un individuo meschino, meno che un uomo – e a ragione; giudicate voi, infatti, se è un uomo colui che, avendo occhi non vede, avendo orecchie non sente, avendo un cuore non percepisce, avendo un'anima non respira? No, costui è un idolo, una somiglianza d'uomo, ma non un uomo vivo. Se la pietra non assorbe o assorbe poca acqua, è nell'ordine delle cose; se su una dura roccia non cresce neppure un filo d'erba e il seme gettato si trasforma in polvere, anche questo è nell'ordine delle cose. Ma Dio non ha creato il cuore dell'uomo di pietra, e l'anima che Dio ci ha dato, ci è stata data con la capacità di portare frutti sotto l'influenza della luce e dell'umidità di Dio. È così meschino, contrario a Dio e alla natura, essere ingrati verso chiunque.
Oh! È più facile misurare gli spazi dei cieli e dei firmamenti, e le profondità degli abissi marini – è più facile contare i respiri emessi dal cuore e il peso della vita inspirata, che misurare e conoscere la grandezza e il numero dei benefici di Dio.


