Omelia all'inizio del Digiuno prima della Natività di Cristo

Prologo

– In questo testo vibrante e pastorale, Sant’Innocenzo di Cherson (un grande omileta del XIX secolo, spesso definito il "Crisostomo russo") ci introduce al tempo santo del Digiuno della Natività (l'Avvento ortodosso). L'autore smaschera le superficialità con cui spesso ci approcciamo alle festività: l'attenzione eccessiva agli abiti nuovi, ai cibi raffinati e ai divertimenti mondani. Sant'Innocenzo propone una chiave di lettura profonda e catechetica: il Natale non è una semplice commemorazione storica di un evento passato, ma una realtà mistica attuale. Cristo non deve nascere solo a Betlemme, ma deve essere generato misticamente nei nostri cuori. Attraverso il digiuno, la Chiesa "lega la belva del ventre" per permettere all'anima di prepararsi al "grande incontro" con il Re Celeste. Un invito radicale a trasformare la propria anima in una "Chiesa domestica" e in una mangiatoia accogliente per il Divino Fanciullo.


Essa sa che il ventre è il nostro nemico principale, e perciò ha messo anzitempo alla catena questa belva lusinghiera, ma terribile.

mangatoia nativitàIl Profeta, prevedendo un tempo una particolare visita di Dio al popolo di Israele e notando l'incapacità di questo popolo a un degno incontro con il Signore che avanzava, proclamò solennemente affinché tutti udissero: «Preparati all’incontro con il tuo Dio, o Israele!» (Am. 4, 12). Non sappiamo con certezza quale visita divina il profeta ebreo avesse in mente in quel frangente, ma in qualunque cosa essa sia consistita e per quanto grande e benefica sia stata, non può in alcun modo essere paragonata a quella visita senza precedenti con la quale il Signore ha visitato tutti noi, scendendo sulla terra e assumendo su di Sé la nostra carne. Pertanto la Santa Chiesa, vedendo l'avvicinarsi della grande festività in memoria di questa straordinaria visita, e non scorgendo in noi, suoi figli, la purezza spirituale e il decoro necessari per l'incontro del grande Visitatore delle anime e dei cuori, simile al profeta, ha iniziato a gridare verso di noi: Cristo dai cieli, andategli incontro!

Questo è un proclama degno di tutta la nostra attenzione, poiché se l'arrivo di un re terreno è sempre preceduto da disposizioni per la sua accoglienza, quanto più dunque la venuta del Re Celeste! I re della terra, per quanto possano essere potenti e saggi, non possono vedere tutto, possono non notare molte cose cattive e ripugnanti. Il Re Celeste vedrà tutto; davanti a Lui «tutte le cose sono nude e scoperte» (Ebr. 4, 13); Egli scruta le profondità stesse dei cuori. Perciò, preparandosi al Suo incontro, è necessario non soltanto nascondere il male, non solo "imbiancare" ciò che è deforme, ma estirparlo e annientarlo.

Per la nostra debolezza questa è un'impresa non da poco, ancor più grande per il nostro attaccamento al mondo e alle nostre stesse impurità. Proprio per questo ci viene concesso un tempo di preparazione considerevole: ben quaranta giorni! In un tale lasso di tempo Mosè riuscì a ricevere sul Sinai, dalla bocca di Dio, l'intera legge (Es. 24, 18); non riusciremo forse noi ad accogliere i comandamenti necessari per ciascuno di noi? In altrettanto tempo Elia poté misurare più volte con i suoi passi tutta la terra d'Israele, da Dan a Bersabea (3Re 19, 8); non saremo forse noi in grado di oltrepassare la linea che ci separa da una vita buona e cristiana? In questo periodo il Salvatore vinse tutte le tentazioni di Satana nel deserto (Mt. 4, 1-11); sarà forse impossibile per noi, con l'aiuto della Sua grazia, vincere alcuni capricci o abitudini? No, fratelli, la Chiesa spera «cose migliori» (Ebr. 6, 9) per noi. Per quanto grandi siano, in altri tempi, la nostra distrazione e l'amore per il mondo, ora, con l'avvicinarsi della grande festa, essa confida che noi, simili a soldati dispersi, ci raduneremo sotto le sue bandiere, ci porremo a guardia della salvezza, dirigeremo pensieri e desideri verso Betlemme e inizieremo a preparare l'anima e il cuore a un degno incontro col Signore che viene dai cieli.

Al fine di alleggerire per noi questa santa opera, la Chiesa, con mano materna, ha tolto da noi metà del peso, prescrivendo il digiuno. Essa sa che il ventre è il nostro nemico principale, e perciò ha messo anzitempo alla catena questa belva lusinghiera, ma terribile. Se, avendo iniziato il cammino spirituale verso Betlemme così per tempo, non riusciremo a presentarci con i pastori presso la mangiatoia; se, anche sotto la guida del digiuno, devieremo dalla via della verità verso Erode e i suoi seguaci, allora la colpa non sarà sua, ma nostra: sarà il segno che noi stessi siamo in combutta con il nemico del nostro Salvatore, che noi siamo stati «presi vivi da lui al laccio per fare la sua volontà» (2Tim. 2, 26).

Dunque, «Preparati all’incontro con il tuo Dio, o Israele!»

Risvegliati, anima credente, ed esamina ciò che nella tua vita vi è di impuro e indegno, e premurati per tempo di correggere ed estirpare tutto questo. Se vi è in te qualche sozzura carnale, purificala per la purezza del Santo dei santi; se vi è qualche discordia, lite o odio, spegnila per amore verso colui che viene quale Principe della pace; se vi è arroganza, orgoglio o disprezzo, soffoca anche questo in onore dell'umile Fanciullo di Betlemme. Preparatevi e guardatevi intorno, ciascuno, poiché il Signore viene per tutti! Esamina tutto: anima e corpo, mente e cuore, poiché il Signore sarà ovunque, vedrà tutto. Controlla se nella mente non vi siano pensieri non retti sulla fede, sui suoi comandamenti e le sue promesse; se nella volontà non vi siano inclinazioni cattive, attaccamento al mondo e ai suoi beni vani; se nell'immaginazione non vi siano immagini impure e vergognose, nella memoria azioni turpi ed esempi dannosi, nel cuore passioni corruttrici. A questo riguardo, non fidarti del tuo stesso giudizio e intendimento; prendi la lampada della parola di Dio e attraversa con essa tutta la regione del tuo essere. È necessario che tu sia interamente puro, poiché un tempo fosti interamente lavato dalla grazia del Santo Spirito; è necessario che tu risplenda interamente dell'oro dell'amore per Dio e per il prossimo, poiché sei stato acquistato a caro prezzo: col Sangue del Figlio di Dio! Del resto Colui che è nato, in luogo dei tuoi doni, ti arricchirà con i Suoi; soltanto, non portare con te presso la Sua mangiatoia il mondo e le sue concupiscenze, ma presentati con un cuore contrito e uno spirito umile.

Certamente, qualcuno potrebbe pensare: bisognerebbe prepararsi molto per la festa imminente se, durante il suo svolgersi, il nostro Salvatore stesso si compiacesse di scendere realmente tra noi sulla terra e visitarci. Ma Egli, essendo sceso sulla terra una volta, ora è sempre nei cieli. La festa imminente consiste solo nel ricordo della Nascita del Signore secondo la carne avvenuta un tempo; c'è forse bisogno di molto per un ricordo?

Molto o poco, non staremo a discutere di questo, o amato! Ma certamente non così poco da non pensare affatto alla festa che arriva, ossia al motivo per cui il nostro Salvatore è nato e a cosa dobbiamo fare in conseguenza della Sua Divina Natività; certamente non così poco da limitare tutta la propria attività pre-festiva all'acquisto di cibi lussuosi, alla preparazione di nuovi abiti e ornamenti; non così poco da occuparsi, per la festa, dell'invenzione di soli divertimenti e svaghi, spesso del tutto contrari a Dio e sempre vani e pericolosi per l'anima. Una tale preparazione può servire non al ricordo della Natività del Salvatore, ma semmai a perpetuare la memoria del compiacimento carnale di Erode.

Tu vuoi limitarti, nella festa imminente, al solo ricordo della Natività di Cristo? Ebbene, preparati almeno al ricordo; leggi con attenzione o ascolta i racconti degli Evangelisti sulla Nascita del tuo Salvatore e rifletti su tutte le circostanze di questo gloriosissimo evento. Preparati! Poiché, ahimè, quanto sono numerosi tra noi coloro che non sono in grado di celebrare la Nascita del proprio Salvatore nemmeno con un'unica cosa: un ricordo fondato! Coloro i quali, se un ebreo o un musulmano chiedesse loro come è nato il Salvatore in onore del Quale fanno festa, non sarebbero in grado di dare risposta! La stessa diffusione della luce delle scienze tra tutti i ceti non salva molti da questa cruda e vergognosa ignoranza. Purtroppo, spesso conosciamo nei dettagli dove e come nacquero e furono educati Aristotele, Virgilio, Confucio, ma non sappiamo cosa accadde al nostro Salvatore!...

Eppure, anche il solo ricordo della Nascita del Salvatore, se soltanto avverrà nel modo dovuto, condurrà necessariamente a molte cose autenticamente salvifiche. Poiché, giudicate voi stessi: è possibile ricordare la mangiatoia e la povertà del Salvatore senza vergognarsi del proprio lusso, dei propri sfarzi, per i quali si consumano le fatiche e il sudore dei nostri sottoposti? È possibile ricordare l'umiltà del Divino Fanciullo senza tremare per la propria superbia, arroganza e vanità, per le quali spesso in noi non vi è alcun limite? È possibile ricordare la fuga in Egitto dal crudele Erode, e non sentire un nuovo coraggio nel sopportare le ingiustizie del mondo? I figli d'Israele, sedendo presso i fiumi di Babilonia, trovavano un tempo ogni incitamento a vivere santamente tra i pagani quando si ricordavano della loro Sion (Sal. 136, 1); un cristiano non troverà forse incentivi a una vita pura e santa ricordando il suo Salvatore?

... lascia che la tua memoria si occupi interamente di Lui e della Sua umiltà, e vedrai come essa stessa non Lo conterrà, Lo trasmetterà alla mente, poi al cuore, e come tutta la tua anima si trasformerà in una grotta di Betlemme.

Pertanto, tu che pensi di limitarti nella festa imminente al solo ricordo della Natività di Cristo, limitati pure, se puoi, ai confini della memoria (non sarà la prima volta per il Fanciullo di Betlemme riposare in un piccolo spazio); ma, avendoGli ceduto questa piccolezza, da' a Lui piena libertà su di essa: lascia che la tua memoria si occupi interamente di Lui e della Sua umiltà, e vedrai come essa stessa non Lo conterrà, Lo trasmetterà alla mente, poi al cuore, e come tutta la tua anima si trasformerà in una grotta di Betlemme.

Ma, fratelli, lascerei nell'errore voi e me stesso se ammettessi che le festività in onore del nostro Signore consistano nel solo ricordo degli eventi avvenuti con Lui. Per quanto necessario e fruttuoso possa essere tale ricordo, esso è solo l'inizio dell'opera, una semplice preparazione alla festa. La vera celebrazione di ogni festa di Cristo deve consistere nell'effettiva ripetizione su di noi di ciò che accadde al nostro Salvatore. Non è ora il momento di spiegare in dettaglio questa grande verità e mostrare in qual modo esattamente il Salvatore possa e debba essere spiritualmente concepito, nascere, essere battezzato, trasfigurarsi, morire per noi e risorgere in noi e per noi. Se piacerà al Signore, parleremo di ciascuno di questi argomenti a suo tempo. Ora, conformemente al nostro scopo, è sufficiente indicare nella Sacra Scrittura quei passi dai quali si vede indiscutibilmente che Gesù Cristo deve nascere non solo a Betlemme, ma nei nostri cuori. Questo, in primo luogo, lo promette Lui stesso quando dice: «chi ama me sarà amato dal Padre mio… e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv. 14, 21. 23). La stessa verità è stata testimoniata molte volte e in molti modi dai Suoi santi Apostoli. Così Paolo, desiderando che i suoi discepoli efesini divenissero veri cristiani, prega Dio affinché «il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori» (Ef. 3, 17). In modo simile egli si angustiava anche per i cristiani della Galazia, «finché non sia formato Cristo in voi» (Gal. 4, 19). E di se stesso, come esempio e modello che bisogna imitare, diceva che «non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me» (Gal. 2, 20). Dopo ciò, dubitare dell'effettiva inabitazione del Salvatore nei nostri cuori significherebbe dubitare del Vangelo stesso e della fede.

Egli ha assunto la nostra carne, e noi dobbiamo accogliere la Sua Santissima Carne e il Suo Santissimo Spirito, accoglierli e custodirli per sempre.

Se dunque è così, giudicate voi stessi, fratelli, quale preparazione sia necessaria per noi in vista della festa imminente. E se sia possibile ritenerla troppo prematura o eccessiva. Ah, il Re Celeste viene a noi dal trono di gloria, dal seno del Padre, e noi calcoleremo per non fare un passo di troppo andandogli incontro! Egli vuole venire ad abitare in noi, governarci e farci Suoi per i secoli; e noi ci limiteremo al ricordo di Lui, o a qualche inchino, come facciamo quando incontriamo una qualche illustre conoscenza? No, fratelli, non è per questo che il Signore e Salvatore nostro è disceso sulla terra; una tale unione con Lui non ci condurrà in cielo. Per questo bisogna unirsi a Lui con tutto il nostro essere, bisogna lasciarLo abitare nella nostra mente e nel nostro cuore, è necessario iniziare a vivere la Sua vita santissima. Egli ha assunto la nostra carne, e noi dobbiamo accogliere la Sua Santissima Carne e il Suo Santissimo Spirito, accoglierli e custodirli per sempre. Solo una tale unione con il nostro Signore ci procurerà quella pace e quella benevolenza, quella luce e quella vita che sono state perdute da noi nel primo Adamo, e che ora ritornano dal volto del Secondo Adamo.

Dunque, «Preparati all’incontro con il tuo Dio, o Israele spirituale!» Ornati, o Betlemme intellegibile! Apriti, Eden del cuore! «Il Signore è vicino» (Fil. 4, 5), la stella è sopra il capo, la Vergine e i magi sono in cammino! Non tardare anche tu, anima credente! Forse questa è l'ultima apparizione del tuo Salvatore sulla terra nei tuoi riguardi, e tu non Lo vedrai più nella mangiatoia.

Amìn.

 

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