La tentazione di trasformare la fede in un fatto esteriore

Prologo

– In questo articolo acuto e attuale, lo scrittore Savva Tung affronta una delle sfide più sottili dell'Ortodossia contemporanea: la tentazione di trasformare la fede in un'identità puramente esteriore o politica. L'autore osserva un fenomeno crescente, specialmente in Occidente e in Asia, dove molti neofiti si avvicinano alla Chiesa non tanto per cercare una trasformazione interiore (theosis), quanto per rifugiarsi in una "fortezza" culturale contro il degrado della modernità.

Tung definisce questa tendenza come una nuova forma di filetismo (o etnofiletismo), dove l'ideologia sostituisce l'etnia. L'avvertimento è chiaro: quando la Chiesa diventa un'armatura per combattere "guerre culturali" invece di essere lievito che santifica il mondo, si tradisce la Croce. Il testo richiama alla vera natura dell'Ortodossia: non una cittadella chiusa, ma il Regno dei Cieli seminato nel mondo per la salvezza di tutti.


prete acqua santa benedizioneUno dei problemi più seri della Chiesa Ortodossa nel XXI secolo non riguarda solo i disaccordi canonici o politici, ma anche il problema molto sottile di una manifestazione della fede puramente esteriore da parte di alcuni neofiti. Questo somiglia a una forma moderna dell'antica eresia del filetismo (o etnofiletismo), in cui si confonde la Chiesa con un'organizzazione politico-nazionale. Ora non si tratta solo di etnie, ma di ideologie mondane che sono molto lontane dallo spirito dei santi Padri della Chiesa.

Molte persone in Occidente, così come in Asia, che oggi diventano membri della Chiesa Ortodossa, lo fanno spesso a causa della crisi della civiltà post-cristiana del Cattolicesimo romano e dei gruppi del Protestantesimo. In quel mondo la libertà viene confusa con gli eccessi, le tradizioni sono sostituite dal culto del consumo e Dio viene estromesso dalla vita pubblica. Nelle condizioni di questa crisi, la Chiesa Ortodossa è vista come una vera cittadella di purezza «ancora incontaminata». La bellezza della Divina Liturgia, delle icone e la profondità dell'insegnamento dei santi Padri fanno sentire ai neofiti ortodossi di aver trovato una civiltà che si oppone al declino del cristianesimo occidentale.

In un certo senso ciò è vero: la Chiesa Ortodossa porta realmente in sé la forza risanatrice del Signore nostro Gesù Cristo e si oppone al decadimento morale dell'epoca moderna. Ma il pericolo reale inizia quando alcuni credenti trasformano la santa fede soltanto in un simbolo politico.

Oggi vediamo spesso come certi neofiti pensino che diventare ortodossi significhi unirsi a un movimento radicale che si oppone alla cultura dominante. Essi indossano l'«Ortodossia» come un'armatura contro il «mondo moralmente decomposto della falsa libertà», trasformando la croce di Cristo in un'arma di guerra culturale. Invece di considerare la Chiesa come quel luogo dove avviene misteriosamente la nostra comunione con il Creatore, la riducono a una categoria puramente esteriore: un segno di distinzione tra «noi» e «loro».

Questa è proprio quella tentazione di trasformare la fede in qualcosa di esteriore, quando la religione non è più la nostra trasfigurazione interiore nel Santo Spirito, ma diventa solo un «abito» che copre un'essenza politica. Le persone possono maneggiare termini liturgici, lanciare simboli sacri, ma in realtà l'anima non entra nella via della purificazione (kàtharsis), dell'illuminazione (photismòs) e dell'unione con Dio (thèosis).

La cosa triste qui non è nemmeno che la Chiesa per tali persone sia «insufficientemente radicale», ma che il loro sguardo si sia allontanato dal momento centrale della fede cristiana, dove si trova il Cristo Risorto. Quando la Verità della Chiesa Ortodossa diventa solo uno strumento per dimostrare la propria identità, le persone dimenticano che l'unico scopo della Chiesa di Cristo, nel corso di già duemila anni, è la salvezza e la vita eterna in Cristo.

Dunque, quali sono le conseguenze di ciò? Sono molto chiare: invece di diventare «lievito» evangelico (cfr. Mt. 13, 33), tali persone costruiscono la Chiesa come una fortezza, isolata e separata dal mondo; non per santificare il mondo, ma per un senso di propria sicurezza. E questo è un vero decadimento, perché in tali persone il sacramento centrale dell'Eucaristia è sostituito dall'ideologia, l'umiltà dall'orgoglio politico, e il mistero della Croce di Cristo è sminuito a slogan di opposizione.

La tradizione ortodossa afferma invariabilmente che la Chiesa non è legata a confini nazionali e non appartiene ad alcun potere secolare. Il Concilio di Costantinopoli del 1872 condannò ufficialmente il filetismo come eresia, poiché esso trasforma la Chiesa in strumento di interessi e programmi etnico-nazionali. Oggi la nuova forma di filetismo non è più semplicemente un «nazionalismo ecclesiale», ma un'«ideologia ecclesiale» che copre la fede pura con un velo politico.

Il mondo non è un nemico assoluto della fede, ma un campo nel quale viene gettato il seme del Regno dei Cieli.

Dobbiamo comprendere che l'Ortodossia non appartiene alla Russia, alla Grecia, alla Serbia o a qualsiasi altro paese, e non appartiene nemmeno al campo degli «anti-occidentali» o del «conservatorismo estremo». L'Ortodossia appartiene al Regno dei Cieli, il regno perfetto dove tutti i popoli sono radunati nell'unico Corpo di Cristo. Il santo e supremo apostolo Paolo ha detto chiaramente: «Non c'è più giudeo né greco; non c'è più schiavo né libero... poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal. 3, 28).

Il mondo non è un nemico assoluto della fede, ma un campo nel quale viene gettato il seme del Regno dei Cieli. Santificare il mondo non significa trasformarlo in un «Regno di Dio politico» in accordo con un'ideologia umana, ma permettere alla luce della Risurrezione di penetrare in tutte le sfere della vita: nella famiglia, nel lavoro, nell'arte, nella cultura, ecc. Quando l'uomo vive una vita eucaristica, manifestando umiltà e amore in ogni piccola azione — dall'assunzione del cibo e dalle parole fino al lavoro quotidiano — allora il mondo si trasfigura dall'interno. La Chiesa Ortodossa non costruisce una «fortezza chiusa» per la lotta, ma chiama le persone a diventare lievito, sale e luce, affinché il mondo possa purificarsi e ritornare al suo Creatore.

Oggi il fenomeno della «fede esteriore» tra i neofiti è un serio avvertimento per la Chiesa. Esso ci ricorda che la Chiesa non esiste per essere strumento di un qualsiasi programma politico, sia esso conservatore o progressista. La Chiesa esiste per testimoniare il Cristo Salvatore Risorto, il Quale dona la vita eterna.

L'Ortodossia non è una "fortezza", ma il Regno dei Cieli seminato nel mondo.

«Alla fine, noi vinceremo!» Ma non con l'aiuto della potenza militare, dell'ideologia o di «fortezze» politiche; vinceremo perché ha vinto Cristo: Egli ha calpestato la morte con la morte e ha aperto le porte della Vita Eterna. Ogni regno, ogni impero, ogni ideologia si tramuterà in polvere, e solo il Corpo Risorto di Cristo rimarrà in eterno. Quando la Chiesa rimane fedele alla Croce e all'Eucaristia, quando ogni credente vive per la deificazione (thèosis), allora la vittoria finale è già predestinata. Non è la vittoria di un qualche popolo o di un paese, ma la vittoria dell'amore sull'odio, della luce sulla tenebra e della vita eterna sulla morte.

L'Ortodossia non è una «fortezza», ma il Regno dei Cieli seminato nel mondo. Solo quando vivremo la fede come stato interiore dell'anima, e non come un «involucro» puramente esteriore, la Chiesa diventerà realmente luce per il mondo.

O Signore Gesù Cristo Risorto, custodiscici nella luce della Tua Eucaristia per le preghiere della nostra Santissima Signora Madre di Dio e di tutti i santi, affinché in mezzo a tutto questo caos e odio non dimentichiamo che solo il Tuo amore è la vittoria finale! Amìn.

 

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Fonte: https://pravoslavie.ru/173013.html

 

 

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