Sulla disciplina

Prologo

– Questo testo raccoglie i verbali di una profonda discussione sulla pedagogia avvenuta tra alcune delle menti più brillanti della diaspora intellettuale russa a Parigi nel primo Novecento, probabilmente in seno a un seminario dell’Istituto Teologico San Sergio. Il protopresbitero Nikolaj Afanas'ev, noto per la sua ecclesiologia eucaristica, introduce il dibattito sulla disciplina, contrapponendo le visioni classiche ai moti radicali di Rousseau e Tolstoj. I suoi interventi sono arricchiti e sfidati dalle acute osservazioni del filosofo e pedagogista Vasilij Vasil'evič Zen'kovskij e di un altro interlocutore. Il dialogo esplora la tensione fondamentale tra coercizione esterna e libertà interiore, chiedendosi non se la disciplina sia necessaria, ma come essa possa diventare uno strumento per educare alla libertà autentica, quella che si realizza pienamente solo nello "stare davanti a Dio". È una riflessione che, partendo dall'aula scolastica, si eleva ai vertici della vita spirituale.


La disciplina, in essenza, è una coercizione organizzata. 

insegnate alunnoIl tema della disciplina è molto affine a quello dell'autorità. La risoluzione definitiva di entrambe le questioni dipende dalla soluzione del tema della libertà nell'educazione. La libertà è il fattore che connette e approfondisce questi due argomenti. Il tema della disciplina è, ovviamente, molto più semplice rispetto a quello dell'autorità. Tuttavia, tale visione è corretta solo entro una concezione ristretta del termine “disciplina”. Se si estende l’argomento fino a includere la questione della coercizione nell’educazione in generale, allora il tema si approfondisce in modo significativo.

La disciplina, in essenza, è una coercizione organizzata. È “organizzata” nel senso che non ogni forma di costrizione (ad esempio, una casuale) è disciplina. La disciplina, essendo una coercizione organizzata, è al tempo stesso un principio organizzatore, un principio che struttura un ordine prestabilito. Chiaramente, nessuna disciplina è fine a sé stessa, ma è soltanto un mezzo per il raggiungimento di un determinato obiettivo.

 

LA DISCIPLINA SCOLASTICA

La disciplina scolastica serve a risolvere i compiti interni della scuola.

A scuola, tuttavia, esiste una coercizione esterna e una interna. La presenza di una costrizione esterna esercitata sui bambini a scuola offre lo spunto per porre la questione della disciplina scolastica, poiché essa è sempre stata considerata la regola fondamentale dell'ordinamento interno della scuola.

La scuola veterotestamentaria è tipicamente coercitiva; in essa la costrizione è il mezzo educativo per eccellenza (fino ad includere l’azione fisica). Quale fondamento ideologico possiamo trovare per un simile trattamento dei bambini? Una concezione ristretta del male radicale della natura umana? Tuttavia, non vale la pena cercare nel Vecchio Testamento una giustificazione ideologica di questo fatto. L'assetto di vita, di carattere esclusivamente giuridico, le condizioni della vita scolastica del tempo, i metodi di insegnamento, l'assenza di interesse da parte dei bambini per le materie studiate: tutto ciò richiedeva l'uso della forza nei loro confronti. Inizialmente, il Cristianesimo ebbe un'influenza minima sulla struttura della scuola, la quale rimase a lungo coercitiva, con un programma difficile e un rigido ordine esteriore. Il primo e più forte grido di protesta contro la coercizione tra le mura scolastiche fu espresso da Rousseau. La sua protesta nasceva dal rifiuto della cultura, che corrompe la natura dell'uomo. È lui, infatti, l'autore del celebre paradosso: «Tutto è buono quando esce dalle mani del Creatore, e tutto degenera nelle mani dell'uomo».

In una tale prospettiva, l'educazione deve essere interamente “naturale”; non bisogna guastare l'uomo, non sfigurarlo, ma, appoggiandosi alle sue doti naturali, sviluppare nella sua anima le forze superiori che sono insite in lui. Il compito dell’educazione consiste nel dare alla natura la possibilità di agire sull'uomo e al suo interno, proteggendo il suo essere dall'influenza della cultura. Così, dal riconoscimento di un bene radicale nell'uomo, fiorisce il naturalismo pedagogico. Il mezzo dell'educazione libera è la libertà. Il bambino deve essere libero da ogni coercizione artificiale, libero nel suo comportamento esteriore; non servono regole che ne disciplinino la condotta.

Partendo da una posizione simile, la disciplina nel suo senso abituale è assente, oppure è presente come “disciplina naturale”. Il concetto di disciplina naturale fu in seguito sviluppato da Spencer, e più tardi gli insegnamenti di Rousseau furono ripresi da numerosi pedagogisti. Tutti, tuttavia, presentano il grave difetto di eludere la questione della disciplina scolastica. Riflettendo sulla disciplina a scuola, Tolstoj, nelle sue riflessioni pedagogiche, giunse al completo rifiuto dell'educazione e persino alla negazione del diritto di educare.

«L'educazione è un'azione violenta e coercitiva di una persona su un'altra, allo scopo di formare un uomo che a noi sembri buono», afferma Tolstoj.

«L'educazione, intesa come formazione intenzionale di persone secondo determinati modelli, è infruttuosa, illegittima e impossibile. Il diritto di educare non esiste. Lasciate che i bambini sappiano in cosa consiste il loro bene, permettete loro quindi di educare sé stessi e di seguire la via che essi stessi sceglieranno» (Tolstoj).

«L'istruzione, invece, è la libera interazione tra persone, fondata sulla necessità dell'uno di acquisire conoscenze e dell'altro di comunicare ciò che ha già acquisito».

«L'insegnante non deve avere alcun potere sugli allievi, le relazioni tra loro devono essere paritarie. La scuola deve solo offrire agli studenti l'opportunità di acquisire conoscenze, e gli studenti devono avere il diritto di scegliere ciò di cui hanno bisogno, ciò che per loro è interessante secondo i loro stessi criteri» (Tolstoj).

Da queste concezioni si sono sviluppate due idee pedagogiche:

  1. La disciplina, come coercizione, viene completamente negata; l'educazione deve essere libera ed estranea a ogni costrizione, sia interna che esterna.

  2. L'educazione e la scuola non devono essere “orientate da una visione del mondo” (mirosozercatel’nymi), poiché questa è la peggior forma di coercizione.

Sorge una domanda: fino a che punto tutto ciò è corretto?

La disciplina si oppone davvero alla libertà? È possibile fare a meno della coercizione?

[...] la libertà non è un dato di fatto, ma un compito da svolgere; la libertà il bambino la acquisisce al termine dell'educazione.

Questo problema può essere risolto solo dopo aver sciolto la questione generale sulla libertà. Non intendo trattare questo tema in poche parole; tuttavia, farò notare che non tutto è indiscutibile. Il punto di partenza di tutti i negatori di ogni coercizione è, precisamente, che la libertà ci è data, che ogni bambino la possiede e che non si può educare un bambino all'interno di una determinata visione del mondo.

Secondo la mia convinzione, la libertà non è un dato di fatto, ma un compito da svolgere; la libertà il bambino la acquisisce al termine dell'educazione. Uno dei compiti dell'educazione consiste proprio nello sviluppare il dono della libertà. Una volta che il dono della libertà è stato acquisito, il compito dell'educazione finisce.

Con un simile approccio, l'idea di educazione libera perde la sua limpidezza, poiché la libertà nei bambini deve ancora essere affrancata da tutta una serie di condizionamenti istintivi.

Nella pedagogia moderna esiste il concetto di una struttura armonica della personalità, per raggiungere la quale sarebbe sufficiente uno sviluppo equilibrato di tutti i suoi aspetti. Tuttavia, accanto a questa idea, ne esiste un'altra – quella di una struttura gerarchica della personalità – che conduce a un'impostazione pedagogica completamente diversa.

Se rispondiamo positivamente alla questione sul diritto di educare, di conseguenza riconosciamo, in una certa misura, anche la coercizione.

[...] solo attraverso la disciplina si può acquisire anche l'esperienza della libertà. 

La scuola, in quanto organismo, presuppone anche forze organizzatrici. Tale forza organizzatrice è proprio la disciplina. Essa non è una soppressione della libertà, ma un suo più corretto sviluppo e un aiuto ad essa, poiché solo attraverso la disciplina si può acquisire anche l'esperienza della libertà. Pertanto, la disciplina è una delle condizioni per la libertà a scuola e un mezzo per preservarla.

Come deve essere organizzato l'organismo scolastico? Certo, la “conformità alla natura” è obbligatoria; è necessaria attenzione alle richieste e agli interessi del bambino, al suo mondo interiore, alla sua iniziativa. Ma la vita scolastica deve essere interamente regolamentata? Certamente no, altrimenti si produrrebbe una distorsione che avvicinerebbe la disciplina scolastica all'addestramento.

La scuola "orientata da una visione del mondo" è una delle ultime parole della pedagogia moderna. Si tratta di una reazione alla dottrina dominante sull'impossibilità di qualsiasi forma di coercizione a scuola. Ora nelle scuole si sta introducendo l'una o l'altra visione del mondo. Ma la trasmissione della propria visione del mondo è possibile anche senza una coercizione esteriore. Io ritengo possibile accettare questa forma di "costrizione" e affermo che scuole "prive di una visione del mondo" non sono mai esistite (nemmeno quella di Rousseau), ma c'erano scuole che negavano una visione per affermarne un'altra (la propria).

La libertà deve essere educata.

Intervento di V. V. Zen'kovskij:

Primo: vorrei mettere in circolo un'espressione di Ferrière tratta dal suo famoso libro “Il progresso spirituale”. In quest'opera l'autore sostiene che l'affermazione sulla libertà dell'educazione sia un mito. Il processo educativo consiste nel liberare il bambino da stati d'animo casuali e passeggeri. La libertà deve essere educata.

Secondo: nella pedagogia esistono moltissime antinomie reali. Molte cose giuste possono nuocere ai bambini e viceversa.

Da questo punto di vista, vorrei porre una domanda: è possibile ammettere una "pausa nella disciplina"? Si possono tollerare deviazioni dalla disciplina? Forse queste deviazioni sono addirittura molto utili? A volte, un insegnante pacato e tranquillo a scuola ha meno successo di uno incoerente e contraddittorio, ma pieno di vitalità. In certi casi, le deviazioni dalla disciplina contribuiscono a sostenerla.

Intervento di I. K. Kr.:

Quando si educa un bambino, si deve motivare la propria visione del mondo in modo tale che sia il bambino stesso a sceglierla.

Intervento di V. V. Zen'kovskij:

Esistono tre tipi di scuola orientata da una visione del mondo:

  1. Sovietica, 2) Fascista, e 3) Religiosa.

La scuola sovietica non ammette libertà di pensiero. La scuola fascista si muove puntando sull'entusiasmo (sotto l'influenza del grande filosofo Gentile). La scuola cristiana, invece, cerca la profondità, cerca di svelare il “fardello” della libertà; essa pone l'uomo di fronte alla questione della scelta personale, e quest'ultimo atto deve essere compiuto dall'uomo stesso, senza alcuna pressione. Ai nostri tempi persino i cattolici (nonostante la loro esperienza negativa fino ad ora) iniziano a comprendere l'insopprimibilità della libertà nella vita del cristiano.

Intervento di I. K. Kr.:

Quando un bambino nasce, nasce anarchico o richiede disciplina? Il bambino è influenzato dalla famiglia, dalla strada e dalla scuola, ma la scuola educa molto poco. Tuttavia, la questione della disciplina e della libertà scolastica si pone continuamente. I concetti classici di disciplina sono ormai superati. Il piano Dalton sull'autogoverno scolastico, l'interferenza degli alunni negli affari della scuola: tutto questo non si concilia con la nozione classica di disciplina. Quest'ultima riservava troppo poco spazio all'individualità dell'allievo. La disciplina deve essere sempre ragionevole; se è brutale, irragionevole, allora non raggiunge il suo scopo. Una disciplina crudele ha sempre suscitato protesta.

La questione della disciplina si pone anche fuori dalla scuola, nella vita stessa, ed è una questione che riguarda la nazione (ci sono nazioni disciplinate e indisciplinate). Ma la disciplina di una nazione non è forse, al contrario, data proprio dalla scuola? Accanto alla nobiltà e alla libertà di spirito, bisogna educare contemporaneamente anche a una disciplina formale. Io intendo la disciplina come capacità di sottomettersi.

Intervento di V. V. Zen'kovskij:

Bisogna rilevare il bisogno di disciplina che c'è nell'uomo (anche se non in tutti). Esistono nature con una palese avversione a qualsiasi sottomissione, altre che vivono più facilmente quando ricevono ordini, e tra questi due estremi ci sono molti stadi intermedi. In pedagogia, bisogna sempre tenere a mente fino a che punto una data natura desideri la disciplina. Non si può dimenticare che esistono bambini che vivono solo entro i limiti della disciplina. Nella pratica pedagogica, questo va tenuto in conto.

Secondo, bisogna ricordare che, partendo da una concezione gerarchica della struttura dell'uomo, il problema della disciplina va considerato diversamente rispetto a una concezione armonica.

Terzo, i confini della disciplina. Ci sono ambiti sui quali la disciplina non può e non deve estendersi. È particolarmente importante educare nel pedagogo la coscienza che nei bambini vi sono cose sacre che neppure i genitori hanno il diritto di violare, ed è necessario che sia i bambini sia gli educatori lo sappiano. Molte famiglie non sempre educano al rispetto reciproco al proprio interno. Il rispetto per la persona è un fattore spirituale freddo, ma profondissimo: questa consapevolezza definisce i limiti della disciplina. In quelle famiglie dove i genitori percepiscono questo e lo mettono in pratica, si crea un'atmosfera eccezionalmente sana.

Quarto, dirò che, come i malati devono essere curati individualmente, così anche l'educazione deve essere individuale. Terribile è la presunzione del pedagogo; egli ha bisogno di umiltà. La disciplina deve essere sempre strumentale, cioè servire a uno scopo più elevato.

A volte, l'assenza di disciplina educa persino più della disciplina più severa.

Pur riconoscendo in linea di principio la disciplina, bisogna anche dire che è meglio un cammino umano indisciplinato, ma libero e divino, piuttosto che uno disciplinato ma non divino. La disciplina ha le sue perversioni; bisogna temere in essa gli elementi di sadismo, anche non nel senso di punizioni. In ciascuno di noi non si sono estinti elementi di perversione.

Le antinomie della disciplina si manifestano con particolare evidenza nell'esperienza della vita spirituale. Per quanto riguarda la disciplina ecclesiale la questione è piuttosto semplice, ma nella vita spirituale la disciplina spesso distrugge proprio la spiritualità.

[...] non può esservi disciplina nello stare davanti a Dio, nella profondità della vita spirituale.

Intervento finale di N. N. Afanas'ev:

A mio parere, non può esservi disciplina nello stare davanti a Dio, nella profondità della vita spirituale. La disciplina è un fenomeno sociale e serve a raggiungere un ordine.

Il compito della scuola consiste proprio nel creare il bisogno di disciplina. Guai a quella scuola e a quella nazione che non abituano alla disciplina, che non ne fanno nascere il bisogno. Concordo con l'affermazione che ci debba essere meno disciplina possibile, e meno regole possibili. Lo scopo della disciplina è unicamente quello di mantenere l'ordine.

 

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Fonte: odinblago.ru/pastirskoe_bogoslovie/odisc/

 

 

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