La resurrezione di Cristo

Questa è la resurrezione: il ritorno degli elementi che erano stati già uniti, dopo la loro dissociazione, fino a riformare, gli uni con gli altri, una unione indissolubile, affinché sia ridestata la grazia originaria che era toccata all’uomo e noi nuovamente torniamo alla vita eterna, dopo che è stata dissolta, grazie alla dissoluzione di noi stessi, quella malvagità che si era congiunta con la nostra natura.

san gregorio di nissa 1Poiché, infatti, la nostra natura, per una sua peculiare consequenzialità interna, si è mossa anche in Cristo a separare l’anima dal corpo, Dio mise di nuovo insieme quegli elementi che erano stati separati, riunendo in un congiungimento misterioso, come per mezzo di un cemento tutto particolare, intendo dire la sua potenza divina, quel composto che era stato diviso. Questa è la resurrezione: il ritorno degli elementi che erano stati già uniti, dopo la loro dissociazione, fino a riformare, gli uni con gli altri, una unione indissolubile, affinché sia ridestata la grazia originaria che era toccata all’uomo e noi nuovamente torniamo alla vita eterna, dopo che è stata dissolta, grazie alla dissoluzione di noi stessi, quella malvagità che si era congiunta con la nostra natura. È lo stesso fenomeno che si verifica con l’acqua, che, quando si rompe il suo recipiente, si disperde e scompare, perché niente più la trattiene. Come l’inizio della morte, una volta che si fu attuata in una sola natura, si propagò poi in tutta la natura umana, allo stesso modo anche l’inizio della resurrezione si estende, grazie ad un solo essere, a tutta l’umanità. Dio infatti nuovamente riunì nel proprio corpo, grazie alla sua potenza, l’anima che aveva assunto: era quella potenza che nella costituzione originaria era stata comunicata all’una e all’altra sostanza; e così, in modo più ampio, egli unì la sostanza intelligente alla sostanza sensibile, in quanto ciò che avvenne all’inizio procedette fino alla fine secondo la sua debita consequenzialità.

Nell’uomo, che egli assunse, l’anima, dopo la sua separazione dal corpo, nuovamente tornò con il corpo, e così, muovendo da quello che fu come un inizio, l’unione di ciò che si era separato si estende in potenza nell’identico modo a tutta la natura umana. Ecco il mistero dell’economia di Dio nei riguardi della morte, il mistero della resurrezione: il non impedire, cioè, che l’anima si separasse dal corpo ad opera della morte secondo la necessaria conseguenza, voluta dalla natura; ricondurre, però, nuovamente l’una sostanza all’altra mediante la resurrezione, perché fosse lui stesso confine tra l’una e l’altra condizione (intendo dire, tra la morte e la vita); Dio pose termine, in se stesso, alla divisione della natura, prodotta dalla morte, e costituì il principio dell’unione di quegli elementi che erano stati divisi dalla morte.

Ma si dirà che non è stata ancora risolta la difficoltà che ci era stata obiettata e che, invece, quanto abbiamo or ora detto rafforza le obiezioni che ci muovono gli increduli. Infatti, se il Cristo ebbe tanta potenza quanta noi andiamo dicendo, sì da avere in suo potere la distruzione della morte e l’ingresso nella vita, perché, allora, non eseguì solamente con un suo atto di volontà quello che voleva, ma attuò la nostra salvezza con così tanti rigiri, come l’essere partorito e l’essere nutrito, salvando l’uomo mediante la prova della morte, mentre avrebbe potuto rimanere estraneo a tutto questo, e pure salvarci perfettamente?

Di fronte a questa obiezione sarebbe sufficiente alle persone assennate dire che nemmeno i malati prescrivono ai medici il modo in cui li debbono curare e che i malati nemmeno stanno a discutere con i loro benefattori a proposito del tipo di cura, domandando perché il medico abbia toccato questa o quella parte malata e abbia escogitato questo o quel rimedio per curare la malattia, mentre avrebbe dovuto escogitarne un altro: no, essi guardano il risultato del beneficio ricevuto e lo accettano con gratitudine. Ma, come dice il profeta, l’abbondanza della bontà di Dio tiene nascosto il suo beneficare e non appare ancora alla luce del sole nella nostra vita attuale (in effetti sarebbe eliminata ogni obiezione degli increduli, se quello che noi aspettiamo fosse già sotto i nostri occhi: ora, invece, tale risultato attende i secoli futuri, sì che solo in essi saranno rivelate quelle cose che ora si vedono solamente per mezzo della fede). Sarà necessario, quindi, per quanto ci è possibile, trovare con alcuni ragionamenti una soluzione ai nostri problemi, e tale che concordi con le precedenti.

 

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