In che modo Dio guida la Chiesa?

Quando la Chiesa prende finalmente una decisione, essa non può insegnare l'errore o cadere nell'eresia in merito al messaggio della salvezza. In questo senso (ristretto), la Chiesa è infallibile, perché i suoi figli possono fidarsi di essa quando questa impartisce la Vera Fede.

chiesa san sava serbiaChiunque creda alla parola di Cristo quando dice che le porte dell'inferno non prevarranno mai contro la Sua Chiesa, e che lo Spirito guiderà la Chiesa in tutta la verità (Matteo 16, 18 e Giovanni 16, 13), deve anche credere che Dio vegli su di essa, per guidarla lungo i secoli. Questa guida non implica che nessuno commetterà errori da una posizione di autorità o che tutto ciò che la Chiesa farà sarà uniformemente prodigioso. Ma significa che, quando la Chiesa prende finalmente una decisione, essa non può insegnare l'errore o cadere nell'eresia in merito al messaggio della salvezza. In questo senso (ristretto), la Chiesa è infallibile, perché i suoi figli possono fidarsi di essa quando questa impartisce la Vera Fede. Però, se è certo che Dio guida la Sua chiesa, come lo fa?

Suggerirei di scartare subito due risposte, perché incompatibili con l'approccio della Chiesa primitiva: quella del Cattolicesimo romano e quella del Protestantesimo evangelico.

Il Cattolicesimo romano, essenzialmente, insegna che Dio guida la Sua Chiesa attraverso il papato, in quanto il Papa è l'arbitro definitivo e il garante della vera dottrina. Il Cattolicesimo [romano] non afferma che tutto ciò che dice il Papa sia infallibile. Insegna però che ogni volta che il Papa parla ex cathedra (cioè dalla sua cattedra papale), con l'intenzione di definire la fede o la morale, egli è guidato in modo infallibile dal Santo Spirito in quanto successore di San Pietro, così che il suo insegnamento sia preservato dall'errore. Ovviamente, egli lavora con il resto dell'episcopato, vertice del Magistero in tutto ciò, ma solo a lui è stata data la promessa dell'infallibilità finale.

È sufficiente notare che questo non era il punto di vista o l'approccio della Chiesa primitiva. Se lo fosse stato, non ci sarebbe stato bisogno di convocare nessuno dei concili ecumenici (come il Concilio di Nicea): perché chiamare centinaia di vescovi per riunirsi, discutere e decidere, quando tutto ciò che serviva era la sola opinione del Papa? Notiamo inoltre che la Chiesa primitiva non considerò mai il vescovo di Roma infallibile o immune da errore nelle sue dichiarazioni. Infatti, Papa Onorio († 638) cadde nell'eresia del monoteletismo (che sosteneva che Cristo avesse una sola volontà) e fu condannato e anatematizzato, dopo la sua morte, dal [Sesto] Concilio ecumenico [Terzo Concilio di Costantinopoli]; un Concilio che Roma accetta come ecumenico. Un Papa eretico non era considerato un ossimoro o qualcosa di traumatico sul piano ecclesiastico, poiché nessuno credeva che al Papa fosse concesso tale tipo di infallibilità. Era risaputo che nessuno fosse impeccabile nel parlare ex cathedra, nemmeno il Vescovo di Roma.

Il Protestantesimo evangelico insegna che la Bibbia, di per sé, è una guida sufficiente per la Chiesa in materia di dottrina e di pratica, perché il suo insegnamento è abbastanza chiaro da essere compreso da qualsiasi cristiano guidato dal Santo Spirito. Nelle parole dello scomparso J. I. Packer (dal suo “Fondamentalismo” e la Parola di Dio), la Bibbia «contiene in se stessa i princìpi per la sua interpretazione. Inoltre, il Santo Spirito […] è stato dato alla Chiesa […] per consentirle di interpretare la Bibbia correttamente e di comprenderne il significato».

In pratica, questo significa che i singoli credenti sono in grado di interpretare correttamente la Bibbia da soli, perché «la Bibbia non ha bisogno di essere integrata e interpretata dalla tradizione» (pp. 47, 48).

La stessa storia variegata del Protestantesimo fornisce la confutazione di tale affermazione, perché uomini pii e intelligenti all'interno del Protestantesimo hanno prodotto interpretazioni della Bibbia estremamente differenti, col risultato dell'esistenza di migliaia di diverse denominazioni protestanti. Questo rivela che la Bibbia non “contiene i princìpi per la propria interpretazione”, ma che è invece richiesto qualcosa di esterno, come chiave di lettura del suo significato.

La risposta Ortodossa alla domanda su come Dio guida la Chiesa è molto diversa. È necessario un approccio comunitario alla guida divina, anziché individualista come nel Cattolicesimo [romano] e nel Protestantesimo, incentrandosi quindi sulla Chiesa nel suo insieme come centro della guida divina. Dio non ha promesso la Sua guida a nessun singolo individuo – né ai singoli credenti, né al Papa – ma alla Chiesa nel suo insieme. Dopo aver dibattuto, argomentato e adoprato discernimento, la Chiesa ritiene che le conclusioni finali raggiunte dalla maggioranza siano affidabili e veritiere. Chiaramente questo risultato finale richiede tempo, e il percorso verso il consenso è solitamente travagliato. Però, quando la Chiesa finalmente delibera, l'Ortodossia afferma che le sue conclusioni sono valide e non soggette a revisione.

Parte del processo per raggiungere un consenso internazionale sulle questioni di fede, coinvolge il lavoro dei pastori della Chiesa, ovvero i suoi vescovi. Questa è stata la pratica della Chiesa fin dai tempi degli apostoli. Quando la Chiesa fu lacerata dalla sua prima vera controversia (sul poter ricevere o meno i gentili incirconcisi come membri effettivi della Chiesa), si riunì in Concilio a Gerusalemme per discutere la questione e raggiungere un consenso (Atti 15). Questo consenso degli apostoli e dei pastori della Chiesa madre (presieduti da Giacomo, vescovo di Gerusalemme) fu considerato autorevole, affidabile e divinamente guidato, e così la loro decisione fu accolta come opera sia del Santo Spirito, sia dei capi riuniti in assemblea (Atti 15, 28).

Questo primo concilio, tenuto a Gerusalemme nel 49 d.C. circa, diede alla Chiesa un modello da seguire nel corso del suo soggiorno terreno. Da quel giorno in poi, ogni volta che è sorta una controversia da risolvere, i capi della Chiesa (i vescovi) si sono riuniti in concilio per discutere e decidere. Il consenso raggiunto era considerato un segno dell'opera del Santo Spirito. Questo consenso veniva poi offerto alle chiese rappresentate dai vescovi presenti e alla Chiesa nella sua interezza, per la loro considerazione. L'approvazione da parte della Chiesa nel suo insieme (detta anche sua "ricezione" del consenso) era considerata decisiva e autorevole.

A volte, la ricezione del lavoro svolto dai concili episcopali richiedeva tempo: quello tenuto a Nicea richiese oltre una generazione prima che la Chiesa in generale lo considerasse autorevole, e durante questo periodo si tennero altri concili che produssero conclusioni differenti. Queste conclusioni successive furono poi respinte dalla Chiesa, a favore di Nicea. A quel punto, tutti capirono che Dio aveva guidato la Chiesa attraverso l'opera dei Padri di Nicea.

Questo sistema di riunirsi in concilio da parte dei vescovi per raggiungere un consenso su questioni controverse (solitamente di natura Cristologica) e la successiva ricezione del loro lavoro da parte di tutta la Chiesa, fornì a quest'ultima il modello per ogni suo processo decisionale futuro. È così che Cristo ha guidato il suo popolo: attraverso il lavoro conciliare dei pastori della chiesa e l'accoglienza del loro lavoro da parte dei rispettivi greggi nelle generazioni future. Questo modello impiegò del tempo per produrre risultati e fu molto disorganizzato. Però aveva questo vantaggio: i risultati non si basavano sulla saggezza delle persone presenti ai concili, ma sulla saggezza collettiva della Chiesa in tutto il mondo, e grazie a ciò i risultati erano ancora più affidabili.

L'elaborazione di ogni dettaglio sulla natura di Cristo e del Santo Spirito richiese secoli. Si tennero concili a Nicea (325), Costantinopoli (381), Efeso (431), Calcedonia (451), Costantinopoli (553 e 680) e di nuovo a Nicea (787). Questi concili fissarono la natura di Cristo e dello Spirito Santo in modo definitivo e furono poi considerati ecumenici, cioè come contenenti quella verità che è stata accettata in tutto il mondo romano (o l'intero ecumene). A volte sono quindi indicati come "i sette concili ecumenici".

È così che Dio guida la sua Chiesa; non solo mediante le decisioni dei concili ecumenici (come se fossero istituzioni poste al di sopra della Chiesa perché di autorità superiore), ma attraverso l'accettazione di tali concili e del consenso dei Padri, da parte dei fedeli di tutto il mondo. Ovvero, Dio guida la sua Chiesa attraverso l'abbraccio universale dei laici. I vescovi possono definire la fede, ma spetta a tutti i laici accettarla e custodirla. I laici non vanno ignorati o minimizzati, come se fossero sporca gentaglia senza alcun ruolo se non quello dell'ascolto passivo. Non sono sporca gentaglia, ma la “Gente Lavata”, i battezzati, i “plebs sancta Dei” (il santo popolo di Dio) e, in definitiva, Dio guida la Sua Chiesa attraverso di loro.

 

Traduzione libera a cura di Milo (Giovanni) FellettiMilo Felletti.resized128 128Collaboratore — Sono nato nel 1993 a Bologna, città che mi ha visto crescere e dove tuttora risiedo. Nel 2018 ho iniziato a leggere il Nuovo Testamento e al termine di un percorso, durato 15 mesi, sono stato battezzato nella Chiesa ortodossa col nome di Giovanni. per hristos.it

 

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Fonte: pravmir.com/how-does-god-guide-the-church/

 

 

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