La storia di una gran risata

Sentendo quel consiglio, la signora si mise a ridere e anch’io, dietro di lei, scoppiai a ridere. Il venerabile staretz si allontanò sconcertato e la signora abbandonò la cella. Quanto a me, la mia crisi di riso continuava, nonostante gli sforzi di mia madre per farmela passare: fui mandato fuori e mi presi una solenne sgridata per il mio comportamento sconveniente.

serafin sarov«Arrivati al sabato per i vespri - è Neverov che scrive - ci fu detto che Padre Serafino era al monastero e che, come al solito, si sarebbe comunicato l’indomani mattina. Finita la Liturgia, andammo in processione nella cella dello staretz, il quale cominciò ad offrire ai visitatori, come suo solito, dei piccoli pezzi di pane benedetto, intinti in una coppa piena di vino e presentati su un cucchiaio di stagno. Una giovane donna, la Signora Z., sembrava molto stupita di questo insolito regalo e quando Padre Serafino le si avvicinò e le mise il cucchiaio davanti alla bocca, lei non volle accettarlo e girò la testa dall’altra parte più volte. Lo staretz, credendo che esitasse a causa della grandezza del cucchiaio, le disse ingenuamente: “Aiutati con il dito, cara signora...”, cioè spingiti in bocca il contenuto del cucchiaio con il dito. Sentendo quel consiglio, la signora si mise a ridere e anch’io, dietro di lei, scoppiai a ridere. Il venerabile staretz si allontanò sconcertato e la signora abbandonò la cella. Quanto a me, la mia crisi di riso continuava, nonostante gli sforzi di mia madre per farmela passare: fui mandato fuori e mi presi una solenne sgridata per il mio comportamento sconveniente. Fui lasciato senza colazione e senza pranzo e mia madre mi disse che mi avrebbe perdonato solo se avessi ottenuto il perdono di Padre Serafino, dal quale mi mandò nuovamente.

«Avvicinatomi alla porta della sua cella, la trovai chiusa; allora, secondo l’usanza, pronunciai le parole della preghiera: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di noi”, che nel linguaggio monastico equivale a chiedere il permesso per entrare. Dall’interno mi fu risposto “Amen”, cioè “entra”, e la porta si aprì.

«Quale non fu la mia sorpresa quando vidi in mezzo alla cella una bara e, seduto nella bara, il venerabile staretz con in mano un libro. Mi salutò con affabilità.

- Buongiorno, caro amico, buongiorno. Come mai sei venuto?

- Mi ha mandato mia madre a chiederle perdono perché poco fa mi sono preso gioco di lei, Padre.

- Ti manda tua madre? Bene, ringraziala da parte mia, amico, ringraziala per aver interceduto per un vecchio. Pregherò per lei, ringraziala!

«Aveva pronunciato queste parole in tono benevolo, ma un accento particolare sulla frase “ti manda tua madre?” mi fece l’effetto di un rimprovero. Sentendomi in colpa e desiderando assolutamente ricevere il perdono dello staretz, ebbi il coraggio di dire: “No, non mi ha mandato mia madre: sono venuto spontaneamente ”.

- Sei venuto spontaneamente, amico, e ti ringrazio, ti ringrazio! La benedizione di Dio sia su di te.

«Mi fece cenno di avvicinarmi, mi benedisse e aggiunse: “Il pentimento cancella il peccato, ma in questo caso non c’era neanche il peccato. Cristo sia con te, amico”.

«Poi mi chiese se leggevo il Vangelo. Gli risposi di no. A quei tempi chi è che leggeva il Vangelo, a parte il diacono in chiesa? Lo staretz mi invitò a sedermi vicino a lui. Aprì il libro che aveva in mano - e che per l’appunto era il Vangelo - e cominciò a leggere il capitolo 7 di San Matteo: “Non giudicate per non essere giudicati, perché con il giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati”. Lesse tutto il capitolo, senza fare commenti, senza riferirsi minimamente al mio comportamento. Ma ascoltandolo, compresi benissimo la mia colpa e questa lettura mi impressionò talmente che quelle parole evangeliche si scolpirono indelebilmente nel mio cuore. Dopo essermi procurato un Vangelo, lessi più volte quel capitolo di San Matteo e arrivai a saperlo recitare interamente a memoria. Finita la lettura, Padre Serafino mi benedisse nuovamente e, prima di lasciarmi partire, mi consigliò di leggere il più spesso possibile il Vangelo, cosa che da allora in poi feci regolarmente».

 

timbro hristos 326x327Copyright © 2019 - 2021 Hristos – Tutti i diritti riservati
Fonte: Serafino di Sarov, Vita, colloquio con Motovilov, insegnamenti spirituali, Gribaudi Editore, 2015, pp. 132-133.

 

 

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