La remissione dei peccati, il falso amore e perdono cristiani

«Non giudicate, per non essere giudicati»; per persuaderci che tali parole non escludono affatto ogni genere di condanna del nostro prossimo [...]. Questo perché un vero cristiano non può rapportarsi con indifferenza al male, al peccato commesso spudoratamente; non può rifiutarsi di prenderne atto, né scendere a patti con esso, con l’astuto pretesto di essere ‘imparziale’ e guidato dall’’amore cristiano’ e dalla ‘misericordia a tutti i costi’.

cacciata mercanti tempioIl saggio che segue, ad opera dell’indimenticabile Arcivescovo Averky (Taushev) – nato il 1° novembre 1906 nella città di Kazan e morto il 13 aprile 1976 a Jordanville, New York – fa parte di un più ampio lavoro dal titolo: Il cristiano nel mondo moderno, scritto in russo.

Il futuro Arcivescovo Averky era emigrato con la famiglia in Bulgaria a seguito della rivoluzione bolscevica in Russia, e qui era diventato monaco e prete. Avendo constatato le terribili conseguenze dell’ideologia liberale [negli Stati Uniti] e dell’apostasia nella sua patria [la Russia], i suoi scritti sono di grandissima importanza per noi oggi.

 

* * *


Una delle più importanti conseguenze della grande opera di redenzione dell’uomo messa in atto da Cristo, Datore di Vita, risorto dai morti il terzo giorno, è stato proprio il perdono, ossia la remissione dei peccati.

E, davvero, una delle principali conseguenze della grande opera di redenzione dell’uomo, attuata da Cristo, Datore di Vita, risorto dai morti il terzo giorno, è stato esattamente il perdono, ossia la remissione dei peccati.

Ecco perché, apparso il primo giorno dopo la Sua resurrezione ai discepoli radunati insieme, il Signore risorto diede loro la Sua pace; alitò su di loro e disse: «Ricevete il Santo Spirito; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 19-23).

Più avanti, nel Libro degli Atti degli Apostoli, vediamo che i santi apostoli, dopo aver predicato Cristo crocifisso e risorto dai morti, subito invitano gli ascoltatori al pentimento e a ricevere il battesimo «per la remissione dei peccati».

«Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono del Santo Spirito» (At 2, 38): ecco cosa disse l’apostolo Pietro alla grande folla che lo ascoltava il giorno di Pentecoste.

«Pentitevi dunque, e convertitevi, perché siano cancellati i vostri peccati» (At 3, 19), così egli e il santo apostolo Giovanni esortavano il popolo riunito intorno a loro dopo la guarigione miracolosa di un uomo storpio dalla nascita. «Ora Dio ordina a tutti gli uomini di tutti i luoghi di ravvedersi», disse l’apostolo Paolo agli ateniesi nel suo famoso discorso sull’Areopago, «poiché egli ha stabilito un giorno nel quale giudicherà la terra con giustizia» (At 17, 30-31).

Da quanto detto emerge chiaramente che questo ‘perdono’ di cui parla S. Giovanni Crisostomo, o ‘remissione dei peccati’, ci è concesso non in modo incondizionato, ma condizionato, vale a dire a condizione che vi sia un pentimento (un pentimento sincero, naturalmente). Pertanto, nel dare ai Suoi discepoli la facoltà di ‘rimettere i peccati’ mediante il Santo Spirito, il Signore – come abbiamo visto - diede loro nel contempo la facoltà di non rimettere i peccati, ovviamente a coloro che non sono veramente pentiti: «a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» – il che significa che non sono perdonati.

Quanto risulta comprensibile questo chiaro, preciso e semplice insegnamento evangelico, com’è logico e com’è in netta contrapposizione rispetto alla propaganda – oggi così di moda – di un certo tipo di amore pseudo-cristiano e di perdono incondizionato e a tutti i costi, che dovrebbe estendersi perfino ai nemici della fede cristiana che combattono attivamente la Chiesa e la stessa fede in Dio e che sono senza alcun dubbio i servi del futuro Anticristo!

Per sostenere la loro traballante ‘posizione’, i falsi profeti di questo pseudo-‘cristianesimo’ ora in voga amano citare a sproposito il famoso monito del Signore «Non giudicate, per non essere giudicati» (Mt 7, 1). E’ il versetto che essi prediligono, ma che nondimeno non impedisce loro affatto di giudicare e condannare nel modo più spietato tutti quelli che non condividono questa loro eresia, la quale non è altro che uno stravolgimento assolutamente ingannevole degli insegnamenti evangelici, una frode di cui si servono per confondere e turbare molte persone.

Per comprendere in modo corretto questa parola del Signore dobbiamo ricordare che, in fin dei conti, proprio il nostro Signore Gesù Cristo che aveva detto: «Non giudicate, per non essere giudicati», poco dopo aveva raccomandato: «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi» (Mt 7, 6).

Chi sono questi ‘cani’ e questi ‘porci’?

Con i termini ‘cani’ e ‘porci’ il Signore vuole significare quelle persone moralmente pervertite e incapaci di accettare la Verità evangelica, per le quali tutto ciò che è sacro risulta estraneo e perfino ripugnante, poiché non riescono a coglierne il valore. Si tratta di persone moralmente decadute, empie e malvagie, che il più delle volte deridono la Verità evangelica, la calpestano sotto i piedi e arrivano ad accanirsi furiosamente contro i suoi autentici banditori, causando loro varie sciagure e perfino la morte (cfr. S. Giovanni Crisostomo, Spiegazione del vescovo Mikhail ed altri).

Non appare dunque chiaro che con le parole «Non giudicate, per non essere giudicati» il Signore non ci proibisce affatto di esprimere una valutazione morale delle persone, così da poter discernere tra i buoni e i cattivi? E non soltanto non ce lo proibisce ma, come vedremo in seguito, ci ordina perfino di agire in tal senso.

Allo stesso modo il Signore ci ordina direttamente di rimproverare un fratello che pecca. «Inoltre se il tuo fratello commette una colpa (contro di te), va’ e ammoniscilo tra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello…» (Mt 18, 15).

E non è tutto! Questa correzione, fatta con saggezza e spirito cristiano e riguardante un fratello che pecca, non spetta soltanto a noi, ma ci viene chiesto addirittura di coinvolgere altri fratelli: «Se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni» (Mt 18, 16).

Ma non è ancora abbastanza! Se un fratello persiste nel male che sta facendo, a quel punto dobbiamo “informare” la Chiesa al riguardo – vale a dire, le autorità ecclesiastiche che hanno ricevuto dal Signore stesso il sacrosanto diritto di “legare e di sciogliere”: «se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neppure l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano» (Mt 18,17).

La distorta ideologia pseudo-cristiana dei moderni banditori di un neo-cristianesimo liberale e mondano reputa queste ultime parole quanto mai tremende e inammissibili, perché contraddicono nel modo più assoluto i suoi principi fondamentali.

Ma piaccia o non piaccia, non si possono cancellare dai Vangeli: dopo tutto, sono parole pronunciate dal nostro Signore Gesù Cristo in persona.

Com’è possibile non tenerne conto?

Ma i neo-cristiani modernisti, tra i quali si contano alcuni dotti teologi e molti vescovi d’alto rango, non desiderano affatto riavvicinarsi al vero, autentico Vangelo di Cristo, ma si ostinano a confezionare il proprio ‘vangelo’ personale, come aveva fatto a suo tempo il loro predecessore ideologico Lev Tolstoj di oscura memoria.

Ahimè! Per molti ‘cristiani’ modernisti, del tutto privi di solide fondamenta e poco saldi nell’autentica fede cristiana, questa è una grande tentazione e uno scandalo che rischia di allontanarli completamente dalla retta via.

Non giudicate, per non essere giudicati!

Come suona accattivante la spiegazione distorta che ne danno i neo-cristiani: «Io non ti impedirò di peccare e, in cambio, tu non impedirmi di peccare!»

Ecco l’orribile, pervertita, criminale deviazione rispetto al testo sacro che ci viene presentata ai giorni nostri!

Ma in realtà dovremmo sapere e ricordare che esistono vari modi di denunciare il peccato.

C’è un modo di denunciare che è peccaminoso, mentre un altro, come abbiamo visto poc’anzi, non solo non è peccaminoso ma ci è richiesto dal Vangelo stesso.

E lo si può ben comprendere, perché se noi non giudichiamo mai nessuno in nessuna circostanza perderemo ben presto ogni capacità di discernere il bene e il male e saremo facilmente trascinati sulla via del male.

Il più grande dei nati di donna, la cui santità e irreprensibile altezza morale fu attestata dallo stesso Cristo Salvatore, il santo Precursore del Signore, Giovanni, nel vedere molti farisei e sadducei venirgli incontro disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all’ira imminente?» (Mt 3, 7).

Che cos’è questa? Un’accusa iniqua?

Nostro Signore Gesù Cristo invitava i suoi discepoli a prendere esempio da Lui, dicendo: «Imparate da me, che sono mite e umile di cuore» (Mt 11, 29); tuttavia Egli usò la stessa espressione di Giovanni il Precursore nei confronti dei peccatori induriti nel male, che non volevano ascoltare il Suo divino insegnamento: «Razza di vipere». E spesso si rivolgeva alle persone intorno a Lui, specialmente agli scribi e ai farisei, con parole molto dure di condanna: «Generazione perversa e adultera!» (Mt 12, 39), «O generazione incredula e perversa, fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi?» (Mt 17, 17). Più volte si rivolse agli scribi e ai farisei chiamandoli ‘ipocriti’, ‘stolti e ciechi’, ‘serpenti’ (Mt 15, 7; […] [Mt 23, 17; 23, 33]; tutto il cap. 23). Una volta definì il re Erode una ‘volpe’ (Lc 13, 32); ‘rimproverò’, come dice il Vangelo stesso, intere città: Corazin, Betsaida e Cafarnao perché ‘non avevano fatto penitenza’ (Mt 11, 20-24).

E ancora. Sappiamo dal Vangelo che quello stesso mite e umile Signore che pregò per i Suoi crocifissori dicendo: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno» (Lc 23, 34) non solo aveva usato aspre parole di condanna, ma talvolta era anche intervenuto fisicamente con metodi molto forti e risoluti. Così per due volte – la prima all’inizio della Sua vita pubblica e la seconda verso la fine, poco prima della Sua passione in croce – aveva scacciato i cambiavalute dal tempio. Gli evangelisti riportano questi fatti descrivendoli in modo vivido e circostanziato. Non potendo sopportare il vergognoso commercio che costoro svolgevano sotto la protezione degli stessi sacerdoti e perfino con il concorso dei sommi sacerdoti, che traevano grande profitto dalla vendita di colombe, il Signore Gesù Cristo andò dai giudei nel Tempio di Gerusalemme e si «fece una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, dicendo ai venditori: “Non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”» (Gv 2, 14-17). E, dopo il suo ingresso trionfale in Gerusalemme prima della Sua passione, di nuovo entrò nel Tempio e disse: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri» (Mt 21, 12-13; Mc 11, 15-17; Lc 19, 45-46).

Che dire dunque?

Quanto siamo lontani qui da quel falso ‘amore’ cristiano e dalla ‘misericordiosità’ onnicomprensiva predicati dai liberal-modernisti, i neo-cristiani! Costoro, che teoricamente saprebbero amare ‘meglio’ del Signore stesso, non giudicheranno errati e inaccettabili queste parole e gesti del nostro innocentissimo Signore, e in contraddizione con il Suo stesso insegnamento? Non li etichetteranno con le loro espressioni predilette, come ‘oscurantisti’, ‘bigotti’, ‘medioevali’, ‘retrogradi’, ‘da inquisizione’, e altre simili?

Ma si può pensare che nostro Signore, l’Unigenito Figlio di Dio incarnato, che venne sulla terra per la nostra salvezza, per comunicarci la Verità e la Vita divine, abbia in qualche modo contraddetto Se stesso o agito non conformemente al proprio insegnamento?

Naturalmente ciò è fuori questione. Sarebbe una terribile bestemmia!

Eppure Egli agì così!

Seguendo l’esempio del Signore stesso, i Suoi santi discepoli e apostoli non ebbero paura di ‘giudicare’ le persone quando si rendeva necessario, contraddicendo caparbiamente la Verità evangelica che andavano predicando, e ricorsero talvolta ai metodi più energici per contenere ed estirpare il male.

Così l’apostolo Pietro condannò severamente Anania e Saffira per la loro astuzia e li punì seduta stante con la morte solo perché avevano «tenuto per sé parte del prezzo del terreno» da loro venduto anziché consegnarlo per intero come offerta alla Chiesa (At 5, 1-11).

Il santo protomartire e arcidiacono Stefano denunciò apertamente e pubblicamente i suoi correligionari ebrei del Sinedrio chiamandoli «testardi» e «pagani nel cuore e nelle orecchie», accusandoli di «opporre sempre resistenza al Santo Spirito», di avere “perseguitato i profeti” e di essere infine divenuti «traditori e uccisori» (At 7, 51-52).

Il santo apostolo Pietro condannò Simone il mago per i suoi tentativi di procacciarsi la grazia del Santo Spirito pagandola in denaro, dicendogli: «Il tuo denaro vada con te in perdizione… Ti vedo chiuso in fiele amaro e in lacci d’iniquità» (At 8, 18-23).

Durante il suo primo viaggio missionario il santo apostolo Paolo apostrofò duramente il mago e falso profeta Bar-Iesus, o Elimas, il quale cercava di distogliere da Cristo il proconsole Sergio Paolo. L’apostolo si rivolse a lui dicendo: «O uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia!» e lo punì con la cecità (At 13, 6-12).

Queste cosa sono? Accuse inique? Una mancanza d’amore da parte degli apostoli?

Quando i cristiani neo-convertiti di Corinto informarono lo stesso apostolo Paolo che tra loro si praticava il ripugnante ed empio peccato d’incesto, che uno conviveva con la moglie di suo padre, egli non disse loro: «Non giudicate, per non essere giudicati!», e neppure: «Perché guardi la pagliuzza nell’occhio di tuo fratello e non vedi la trave che è nel tuo?». No! Niente affatto! Il santo apostolo condannò immediatamente quel peccatore e ordinò ai Corinzi di riprovarlo, pronunciando su di lui una sentenza e una punizione molto dure: «questo individuo sia dato in balìa di satana per la rovina della sua carne, affinché il suo spirito possa ottenere la salvezza nel giorno del Signore» (…) [1Cor 5, 1-5].

I passi della Sacra Scrittura che abbiamo citato sembrano più che sufficienti per farci capire come vanno correttamente intese le parole del Signore: «Non giudicate, per non essere giudicati»; per persuaderci che tali parole non escludono affatto ogni genere di condanna del nostro prossimo; che, cioè, la ‘condanna’ non è soltanto permessa ma addirittura necessaria, prescritta dalla stessa Legge di Dio e dalla nostra coscienza. Questo perché un vero cristiano non può rapportarsi con indifferenza al male, al peccato commesso spudoratamente; non può rifiutarsi di prenderne atto, né scendere a patti con esso, con l’astuto pretesto di essere ‘imparziale’ e guidato dall’’amore cristiano’ e dalla ‘misericordia a tutti i costi’.

Dobbiamo essere ben consapevoli e ricordare che il malvagio precetto tolstojano di “non resistere al male” è assolutamente estraneo al vero cristianesimo (per inciso, fu proprio questa dottrina a distruggere la nostra infelice madrepatria, la Russia, e a farla precipitare nei terribili orrori del bolscevismo!). L’autentico cristiano non scende a patti col male, a prescindere dal luogo o dalla persona in cui lo incontra.

I santi apostoli seguirono l’esempio del Signore Gesù Cristo, e altri dopo di loro combatterono contro il male, anche a costo di tutte le possibili e gravi privazioni, compresa quella della loro stessa vita.

Ecco come i santi martiri lottarono contro l’empietà dell’oscuro paganesimo e del culto degli idoli: non solo morendo passivamente nel Nome di Cristo, ma anche condannando risolutamente – a volte con parole, espressioni e perfino azioni molto dure – gli errori e la malizia degli idolatri.

I Santi Padri della Chiesa combatterono gli eresiarchi con fermezza e intransigenza, ben lungi dal considerare gli eretici persone che ‘la pensano diversamente’ (secondo un’espressione divenuta di moda ai giorni nostri), verso le quali bisogna mostrare ‘tolleranza’ e alle quali dobbiamo ‘accostarci con comprensione’, al contrario vederle come «lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge», secondo quanto dicono le Sacre Scritture (At 20, 29), e condannandole fermamente tramite i Concili ecumenici e locali, i Cristiani dalla retta fede, prudenti in ogni relazione con loro, le consegnano all’anatema.

E questo cosa significa? Essere ingiusti nel condannare, mancare di amore?

No! Non è nient’altro che la legittima applicazione nella vita delle parole dell’apostolo: «Quale rapporto ci può essere tra la giustizia e l’iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele?» (2Cor 6, 14-15).

I nostri venerati padri e madri del deserto – monaci cristiani impegnati nell’ascesi – ‘espressero un giudizio’ su questo mondo che “giace in potere del maligno” col fatto stesso di separarsene. Seguirono la chiamata della Parola di Dio: «Perciò uscite di mezzo a loro e rimanete in disparte, dice il Signore, non toccate nulla di impuro. E io vi accoglierò, e sarò per voi come un padre, e voi mi sarete come figli e figlie, dice il Signore onnipotente (2Cor 6, 17-18).

Ed ora, in questi tempi terribili di ateismo cinico e manifestamente feroce, noi cristiani che vogliamo essere fedeli a Cristo Salvatore e alla sua vera Chiesa non possiamo non condannare con la massima fermezza gli atei e i bestemmiatori, i violenti avversari di Dio che cercano di estirpare la fede cristiana in tutto il mondo e di distruggere la Santa Chiesa, profanando la nostra madrepatria e dissacrando i nostri santi templi.

Non possiamo non condannare anche tutti coloro che collaborano con loro, che li sostengono e li aiutano a consolidare il loro potere, favorendo in questo modo i loro piani infernali.

Noi condanniamo i servi del futuro Anticristo e lo stesso Anticristo…

Si può davvero parlare di giudizio iniquo proibito dal Vangelo, come vogliono farci intendere certi intelligentoni del giorno d’oggi, neo-cristiani traboccanti di qualche sorta di ‘super-amore’ e di ‘misericordia onnipervasiva’?

Che non mentano contro il Signore e il suo santo Vangelo! E spinti dal loro orgoglio farisaico e autoinganno non si attribuiscano una capacità di amare maggiore di quella che aveva l’incarnazione stessa dell’Amore, il nostro Signore e Salvatore!

Dobbiamo davvero saper interpretare correttamente il monito di Gesù: «Non giudicate, per non essere giudicati!» Il grande padre della Chiesa san Giovanni Crisostomo spiega magnificamente questo concetto:

«Qui il Salvatore non ci sta invitando a non giudicare tutti i peccati in generale, e non proibisce a tutti senza eccezione di farlo, ma si rivolge soltanto a coloro che, carichi essi stessi di innumerevoli peccati, rimproverano gli altri per errori insignificanti. Cristo qui vuole indicare anche quei giudei che, pur essendo essi stessi malvagi, si facevano accusatori del loro prossimo per talune mancanze irrilevanti e trascurabili, mentre loro commettevano riprovevolmente grandi peccati» (cfr. vol. VII, pag. 260 [russo]).

Ne consegue che non è proibito esprimere un giudizio sul proprio prossimo, né è vietato condannare le sue cattive azioni in sé e per sé, ma è invece proibito quel sentimento malevolo verso il prossimo che pervade l’anima di una persona che pecca nello stesso modo o anche più gravemente, senza minimamente pensare a correggere se stessa.

Non è il ‘giudizio’ oggettivo del prossimo ad essere proibito, e neppure la condanna spassionata di un suo cattivo comportamento, bensì il pettegolezzo maligno e la calunnia che spesso nascono da pulsioni vane e impure – come l’orgoglio e l’ambizione, l’invidia o il risentimento.

In altre parole, il divieto riguarda ogni moto di sdegno o di compiacimento per motivi personali nei riguardi di un prossimo che pecca, ma non ha nulla a che fare con la valutazione equa, pura, ideologica, di principio e spassionata delle sue azioni e comportamento. Non solo ciò non è in contraddizione col Vangelo né merita biasimo, ma al contrario è perfino necessario, così che noi non restiamo indifferenti al bene e al male e il male non trionfi nel mondo a causa della nostra indifferenza.

Pertanto quei pastori moderni, che sarebbe meglio chiamare falsi pastori, commettono un grave crimine inculcando – consapevolmente o meno – nel proprio gregge il principio tolstojano di “non opporre resistenza al male”.

Quale terribile, supremo inganno! Quale ipocrisia veramente farisaica!

“Non giudicare mai nessuno per alcunché”: è questo l’atteggiamento che i servi del futuro Anticristo vogliono promuovere nella società cristiana moderna, in modo da facilitare le cose e spianare davanti a sé la via per predisporre una cornice favorevole alla rapida intronizzazione del loro ‘sovrano’.

Ma è davvero possibile che ai nostri giorni non risulti ancora chiaro ad ogni cristiano onesto e consapevole che la ‘misericordiosità’ incondizionata è richiesta solo dal nemico di Cristo – l’Anticristo – così che le persone perdano definitivamente ogni capacità di discernere il bene e il male, scendano a patti col male, siano pronte ad accettarlo e infine accettino l’Anticristo stesso senza neanche pensare minimamente a combatterlo?

Questo non è altro che l’inganno ipocrita e farisaico del nemico che anela alla nostra distruzione!

Del resto, se il perdono cristiano ottenuto per noi da Cristo, il nostro Salvatore risorto, si estendesse in modo per così dire automatico anche a coloro che non desiderano pentirsi ed emendare la propria vita, allora il Signore non avrebbe dato agli apostoli, e nella loro persona a tutti i loro successori – i pastori della Chiesa – insieme al potere di “rimettere i peccati” anche quello di “legarli”, e non avrebbe detto, apparendo loro dopo la Resurrezione: «A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi» (Gv 20, 23).

Ci vuole veramente una scandalosa e stolta impudenza per ritenere se stessi più caritatevoli di Dio stesso e per ‘correggere’ il Vangelo di Cristo, inventandone uno ‘personale’!

Facciamo ogni sforzo, fratelli, per guardarci da questo lievito maligno del fariseismo moderno!

Lottando risolutamente contro ogni più piccola manifestazione del male e del peccato nelle nostre anime, non esitiamo a smascherare e a rimproverare il male ovunque si manifesti nella vita moderna – non per orgoglio o vanità, ma solo per amore della verità. Il nostro compito principale in questi tempi perversi d’impudenza menzognera è quello di mantenere intatta la nostra fedeltà e dedizione all’autentica Verità evangelica e all’Autore della nostra salvezza: il Cristo datore di Vita risorto dopo tre giorni dal sepolcro, il Vincitore dell’inferno e della morte.

«Se non ascolterà neanche l’assemblea [la Chiesa], sia per te come un pagano e un pubblicano» (Mt 18, 17).

Abbiamo ascoltato queste terribili parole pronunciate dal nostro stesso Signore Gesù Cristo e riportate nel brano evangelico. Dovremmo sempre ricordarle, ma dovremmo anzitutto comprenderne esattamente il senso e il significato.

E qual è?

Nel Suo discorso di addio ai discepoli durante l’Ultima Cena, per consolarli nella loro afflizione per l’imminente separazione dal divino Maestro, il Signore disse: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14, 16), «Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16, 13), «Il Consolatore, il Santo Spirito che il Padre manderà nel mio nome, egli v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto» (Gv 14, 26).

Il Signore compì la Sua promessa il decimo giorno dopo la Sua Ascensione (ovvero il cinquantesimo giorno dopo la Resurrezione). Nel grande e glorioso giorno di Pentecoste il ‘Consolatore’ promesso – il Santo Spirito – discese sugli apostoli, e sulla terra si vide «il Regno di Dio venire con potenza» (Mc 9, 1), quello di cui il Signore aveva parlato molte volte durante la Sua vita terrena: è la Chiesa di Cristo. Tempo prima il Signore aveva fatto alla Sua Chiesa una grande promessa: «Io edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16, 18).

La Chiesa di Cristo è il Regno dello Spirito di Dio; è il Tesoro della grazia del Santo Spirito ed è anche il Tesoro della Verità divina, perché il Santo Spirito, secondo le parole dello stesso Cristo Salvatore, è lo ‘Spirito di Verità’. E’ per questo che Paolo, il grande apostolo delle genti, scrisse al discepolo Timoteo: «la Chiesa del Dio vivente, colonna e sostegno della verità» (1Tim 3, 15).

La Chiesa di Cristo è ricolma della Verità divina, e in essa vi è solo Verità. Non può esservi alcuna falsità, alcuna menzogna, poiché essa custodisce la dottrina di Cristo che è la Verità stessa, come lo stesso Signore affermò davanti al tribunale di Pilato: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce» (Gv 18, 37).

Quando il Signore Gesù Cristo dice: «se costui non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano» (Mt 18, 17), Egli intende naturalmente parlare della vera Chiesa – la Chiesa che conserva saldamente e religiosamente intatta e senza distorsioni la pura dottrina di Cristo, e che è totalmente estranea a menzogne e falsità di qualunque genere. Ogni menzogna e falsità è assolutamente incompatibile con la vera Chiesa di Cristo, poiché le menzogne sono dal diavolo, come il Signore aveva detto chiaramente ai giudei che si ostinavano a non credere in Lui: «Voi avete per padre il diavolo, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli è stato omicida fin da principio e non ha perseverato nella verità, perché non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna» (Gv 8, 44).

Davvero l’omicidio e la menzogna sono strettamente legati: l’omicidio porta a mentire, e le menzogne spesso portano a commettere un omicidio. Entrambi provengono dal diavolo e perciò non possono avere posto nella vera Chiesa.

Dovremmo valutare tutto quanto succede nel mondo da questo punto di vista!

 

Traduzione libera a cura di Silvia Anna CostantinoMilo Felletti.resized128 128Collaboratrice occasionale — Sono nata a Milano e qui attualmente risiedo. Ho preso la maturità classica e poi il diploma alla Scuola Superiore Interpreti e Traduttori di Milano per le lingue inglese e russo. Dal 2013 sono consacrata nella Comunità dei Figli di Dio di don Divo Barsotti, grande estimatore del cristianesimo di matrice orientale come pure dei santi russi (San Sergio, San Serafino di Sarov...). per hristos.it

 

 

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