I gradi del sapere umano

ambrogio di milano 1 

Tre sono i gradi del sapere, che i filosofi di questo mondo hanno ritenuto superiori a ogni altro: hanno detto che la sapienza è triplice, in relazione alla natura, o alla morale, o alla ragione. [...] Così agli evangelisti non è mancata nessuna sapienza, poiché essi presentano una grande ricchezza di generi, e ciascuno in particolare eccelle in un genere diverso. [...] Pertanto solo la sapienza spirituale possiede quella totale superiorità, che la saggezza mondana si attribuisce a torto.

Tre sono i gradi del sapere, che i filosofi di questo mondo hanno ritenuto superiori a ogni altro: hanno detto che la sapienza è triplice, in relazione alla natura, o alla morale, o alla ragione. Ma questi tre gradi si possono già rilevare anche nell’Antico Testamento. Effettivamente, quale altro significato hanno quei tre pozzi, il primo della visione, il secondo dell’abbondanza, l’ultimo del giuramento, se non di indicare che questa triplice capacità si trovò di già nei patriarchi? Il pozzo della visione è quello della conoscenza razionale, perché la ragione acuisce la capacità visiva della mente e purifica lo sguardo dell’anima; il pozzo dell’abbondanza è quello della dottrina morale, perché, quando gli stranieri, simbolo dei vizi del corpo, si furono allontanati, Isacco trovò l’acqua di una mente agile — infatti, dai buoni costumi sgorga un che di schietto, e la stessa bontà, che la gente gradisce, è generosa verso gli altri, ma alquanto severa verso di sé —; il terzo è il pozzo del giuramento, cioè della sapienza concernente la natura, che abbraccia tutto quanto le è superiore, o in essa contenuto; infatti, ciò che questa sapienza afferma, e vien confermato per giuramento, come chiamando Dio a testimonio, comprende anche le realtà divine, presentando il Signore della natura come garante della fede. E che cosa ci indicano anche i tre libri di Salomone, i Proverbi, l’Ecclesiaste e il Cantico dei Cantici, se non che il santo Salomone si occupò di questa sapienza tripartita? Nei Proverbi ha scritto su argomenti razionali e morali, nell’Ecclesiaste su argomenti della natura, poiché «vanità delle vanità e tutto è vanità» ciò che si trova in questo mondo: «la creazione» infatti «è sottoposta alla vanità»; nel Cantico dei Cantici su argomenti meravigliosi e razionali, poiché quando l’amore del Verbo celeste è infuso nell’anima nostra, e un santo proposito si congiunge alla ragione, allora vengono svelati misteri stupendi.

Così agli evangelisti non è mancata nessuna sapienza, poiché essi presentano una grande ricchezza di generi, e ciascuno in particolare eccelle in un genere diverso. Nel Vangelo secondo Giovanni c’è veramente una sapienza che abbraccia l’intera natura; infatti, bisogna pur dirlo, nessun altro ha visto la maestà di Dio con così alta sublimità di sapienza, e ce l’ha svelata con proprie parole. Oltrepassò le nubi, oltrepassò le potenze del cielo, oltrepassò gli angeli, e trovò il Verbo che è nel principio, e vide il Verbo che è presso Dio. Chi invece, più di san Matteo, esponendo puntualmente i fatti relativi all’uomo, secondo il metodo morale, ci ha indicato i precetti secondo cui vivere? E che cosa è più conforme alla ragione di quel mirabile accostamento, che san Marco ha voluto collocare fin dal principio, con le parole: «ecco io mando il mio angelo», e: «voce di uno che grida nel deserto»? Così ha eccitato la nostra ammirazione, e ci ha insegnato che l’uomo deve piacere per l’umiltà, la penitenza e la fedeltà, allo stesso modo che il grande Giovanni Battista giunse all’immortalità passando per questi gradi, col suo vestito, il suo vitto, il suo messaggio.

San Luca, invece, si è attenuto a un ordine che possiamo dire storico, poiché, tra tutte le azioni del Signore, egli ci svelò in maggior numero quelle miracolose, ma in modo che la narrazione storica di questo Vangelo comprendesse in sé tutte le prerogative della sapienza. C’è metodo più sublime per condurre alla sapienza naturale, che rivelare come il Santo Spirito sia stato anche l’artefice dell’incarnazione del Signore? Dunque, poiché il Santo Spirito crea, l’evangelista insegna le realtà concernenti la natura. E anche Davide, insegnando la sapienza naturale, disse: «Manda il tuo Spirito, e saranno creati». Ma Luca insegna anche i precetti morali, quando nelle beatitudini mi insegna come io debba vivere, come amare anche il nemico, e non rispondere con altri colpi e percosse a chi mi abbia colpito; come beneficare, e dare a prestito senza aspettare più la restituzione, ma la sola ricompensa del premio celeste; questo premio, infatti, arriva più sicuramente a chi non richiede il proprio. Luca mi insegna anche la sapienza razionale quando leggo che «chi è fedele nelle cose minime, è anche fedele nel molto». E che dire, ripeto, della sapienza naturale? Insegnando che le potenze dei cieli si sono mosse, egli ha dimostrato che solo il Signore è l’unigenito figlio di Dio, poiché, durante la sua passione, di giorno venne la tenebra, la terra si oscurò, il sole si nascose.

Pertanto solo la sapienza spirituale possiede quella totale superiorità, che la saggezza mondana si attribuisce a torto, soprattutto se, facendo un’applicazione più ardita, riflettiamo a questo: che la stessa nostra fede, lo stesso mistero della Trinità non può stare senza questa triplice sapienza, se noi non crediamo che Colui, il quale ha generato per noi il Redentore, è il Padre secondo la natura, e Colui il quale ci ha redenti, obbedendo come uomo al Padre fino alla morte, è maestro di vita morale, e Colui il quale ha ispirato nei cuori degli uomini come dobbiamo adorare Dio e dirigere la nostra vita, è lo Spirito razionale. Con tutto questo, nessuno mi accusi di aver introdotto tra le Persone divine una differenza di potenza o di virtù, perché allora anche Paolo potrebbe meritare la stessa calunnia. Egli infatti non ha voluto introdurre tale differenza, quando ha scritto: «C’è varietà di doni, ma un solo Spirito; c’è varietà di ministeri, ma un solo Signore; c’è varietà di attività, ma un solo Dio, che opera tutto in tutti». In realtà, il Figlio opera tutto in tutti, come si dice in un altro punto: «Cristo è tutto in tutti». Opera anche il Santo Spirito, perché «tutte queste cose è il medesimo e identico Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole». Non vi è dunque alcuna diversità di operazioni né alcuna divisione, dal momento che sia nel Padre sia nel Figlio sia nel Santo Spirito vi è una tale pienezza di potenza, inferiore a nessun’ altra.

Quando dunque leggiamo il Vangelo, dobbiamo tener presenti queste spiegazioni, affinché, nei singoli passi, possano illuminarci meglio. Infatti, «chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto». L’applicazione si fa aprire la porta della verità, e in tal modo possiamo obbedire ai celesti precetti. E non inutilmente è stato detto all’uomo, a differenza di ogni altra creatura vivente: «Con il sudore della tua faccia mangerai pane»; di fatto agli animali, che per natura sono irragionevoli, la terra somministra il cibo per comando di Dio, mentre soltanto all’uomo è prescritto di vivere nella fatica, affinché egli vi impieghi la facoltà razionale, che ha ricevuto. E poiché non si contenta del nutrimento degli altri animali, né gli bastano i frutti della terra, a tutti offerti in comune sostentamento, ma si procura delizie di cibi diversi, si fa portare delizie dai paesi d’oltremare, e raccoglie delizie spazzando gli oceani, non deve ricusare, lui che si procura il vitto con tanta fatica, di affrontare una fatica temporanea, in cambio della vita eterna. Se dunque qualcuno, presentandosi a gareggiare in queste sacre dispute, si spoglia degli affanni di questa vita, esposta all’errore, e come un atleta, spoglio di ogni malizia, cosparse le membra dell’anima, diciamo così, con l’olio spirituale della devozione, sostiene le lotte della verità, egli meriterà senza dubbio i premi perenni di sacre corone. «Invero il frutto delle opere buone è glorioso», e quanto più numerose le lotte, tanto più celebre la corona delle virtù.

 

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