La conversazione che porta alla conversione

Chiunque tu sia, qualunque sia il tuo passato, Gesù Cristo ha sete anche di te. In che modo Egli ha sete di noi? Ha sete di conoscerci e di entrare in comunione con noi. Vuole sedersi con noi, cenare con noi, stare con noi. Dice il Signore: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui».

samaritana fotinaLettura del Santo Vangelo secondo Giovanni (4, 5-42)

Cristo è risorto! Oggi ci viene concesso lo straordinario privilegio di ascoltare questa profonda conversazione tra nostro Signore Gesù Cristo e la donna samaritana al pozzo. Si tratta della più lunga, ininterrotta discussione intercorsa tra nostro Signore e chicchessia mai riportata nei Vangeli.

Ci viene raccontato che il Signore Gesù, affaticato per il viaggio, aveva deciso di fermarsi nella regione di Samaria presso il pozzo di Giacobbe. Sovente pensiamo al Signore come a una specie di supereroe, una persona distaccata e incapace di capire e condividere la nostra fragilità e le nostre debolezze; e invece qui, all’inizio stesso di questo passo, la nostra opinione viene rettificata. S. Giovanni ci dice che Cristo era ‘affaticato’. Vuol dire che Egli era stanco, esausto per la fatica fisica del lungo viaggio affrontato in quel giorno. Noi parliamo continuamente del Signore e della sua condiscendenza a dimorare fra noi come uomo, ma mi domando se ci siamo mai resi conto di cosa significhi veramente. L’essere supremo, il creatore di tutto ciò che sia mai esistito nell’intero universo, sceglie di svuotare completamente Sé stesso di ogni prerogativa e di dimorare non solo con l’umanità, ma dentro l’umanità. Egli assume tutti i nostri limiti umani. Diventa autenticamente uomo! Sperimenta la fame e la sete. Avverte la stanchezza. Sa cosa vuol dire essere tentato, anche se non ha mai ceduto alla tentazione ma ha invece dato prova della sua vera giustizia e santità, dimostrando che cosa significhi essere pienamente uomo.

Siamo commossi e sopraffatti dal timore reverenziale davanti all’amore che Dio ci ha manifestato abbassando Sé stesso per assumere la nostra forma. S. Ambrogio di Milano scrive: «Molte cose leggiamo e crediamo, alla luce del sacramento dell’incarnazione. Perfino negli affetti stessi della nostra natura umana possiamo intravvedere la maestà divina: Gesù è stanco del viaggio, così da poter risollevare gli affaticati. Egli desidera bere, quando sta per dare l’acqua dello spirito agli assetati; aveva fame, quando stava per dare il cibo della salvezza agli affamati» (Esposizione della Fede Cristiana, 5.4.53).

Il Signore è stanco e, mentre siede presso il pozzo, si rivolge a una donna venuta ad attingere acqua e le dice: «Dammi da bere». Qui incominciamo a scorgere la vera natura della sete del Signore, e scopriamo che nostro Signore ha sete dell’anima di questa donna e brama che l’intero suo essere riprenda vita. Desidera ardentemente che lei lo conosca e cerchi di fare la Sua volontà. Ha sete che lei abbia sete di Lui. Chiunque tu sia, qualunque sia il tuo passato, Gesù Cristo ha sete anche di te. In che modo Egli ha sete di noi? Ha sete di conoscerci e di entrare in comunione con noi. Vuole sedersi con noi, cenare con noi, stare con noi. Dice il Signore: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui». Eppure qui vediamo che Cristo prende l’iniziativa come fa sempre nei suoi rapporti con gli uomini. La donna samaritana era lontana dal Signore. Conduceva una vita disordinata, a causa dei suoi peccati e desideri incontrollati. Aveva fame e sete dell’amore degli uomini, senza sapere che tutta quella sua fame e sete stava per essere soddisfatta dall’amore di Colui che è lo stesso Amore incarnato. Egli era venuto e aveva chiesto dell’acqua, ma sapeva che in realtà era lei ad avere davvero sete. San Cirillo di Alessandria scrive che «la semplice natura umana è riarsa fino alle radici, rese ora secche e spoglie di ogni virtù dalle opere malvagie del diavolo». Noi siamo come questa donna, affamati e assetati nel profondo. Siamo affamati di Dio, della Sua presenza, della Sua grazia, delle Sue benedizioni.

Nostro Signore dice alla donna: «Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». Quando abbiamo sete delle cose di questo mondo, la nostra sete non può mai essere appagata. Questa donna era caduta nella trappola di credere di poter trovare l’uomo giusto in grado di toglierle la fame e la sete, ma non esisteva alcun uomo in grado di farlo, perché in realtà il problema stava nel profondo del suo cuore. Nessun essere umano è in grado di soddisfare i nostri bisogni e desideri più profondi. Gli uomini sono esseri finiti e creati. Quando ci aspettiamo che il finito ci dia l’infinito, che ciò che è creato compia le opere dell’increato, cadiamo nella massima idolatria. Di per sé, l’uomo è del tutto limitato. Ma ciò che è impossibile all’uomo è possibile a Dio.

Nostro Signore promette alla donna l’‘acqua viva’: che cos’è quest’acqua? Ci viene detto che è il dono del Santo Spirito. Il Signore lo elargisce come promessa: «Chi berrà dell’acqua che io gli darò non avrà più sete in eterno. L’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna». In che modo la donna bevve di quest’acqua? Ella ascoltò attentamente le parole del Signore. Si lasciò istruire da Lui. Si umiliò e riconobbe i propri errori e peccati. Si pentì e cambiò vita. Accettò il Signore, poi ricevette il Battesimo ed Egli riversò il Suo Spirito su di lei.

La tradizione della Chiesa ci dice che il Signore adempì la promessa che le aveva fatto. Ella abbandonò la vecchia vita e le sue passioni. Si lasciò indietro le cose che la tenevano schiava, costretta e incatenata a tale vita. Cristo le restituì la libertà attraverso la Sua misericordia e amore. Non solo, ma prese quello che era soltanto il guscio esterno di una vita e lo sostituì con una vita piena e abbondante! Ella accettò quanto le veniva elargito dal Signore, e questo alimentò il resto della sua vita in qualità di evangelizzatrice. Dopo il Battesimo si diede diligentemente da fare per portare gli altri al Signore. La Chiesa le ha perfino conferito uno dei suoi massimi riconoscimenti assegnandole il titolo di ‘eguale agli apostoli’. Tale è la gloria che nostro Signore condivide con coloro che davvero lo amano e spendono la vita offrendola al loro Maestro. Chiunque perde la propria vita per amore mio e del Vangelo la salverà!

Di che cosa abbiamo sete noi? Di che cosa abbiamo fame? A chi o a che cosa dedichiamo le nostre vite preziose? Se il Signore incontrasse uno di noi al pozzo, quale tipo di conversazione avrebbe con noi, e noi come risponderemmo? Ci sentiremmo offesi? Avremmo da ridire? Ce ne andremmo, come fecero molti? Oppure Lo seguiremmo per il resto della nostra vita? In realtà non abbiamo bisogno di immaginarci questo incontro; possiamo viverlo ogni giorno nel tempo che dedichiamo alla preghiera silenziosa e alla lettura spirituale con Cristo. Tra le nostre preghiere e la nostra lettura della Scrittura, specialmente dei Vangeli, si svolge una conversazione. Cristo si intrattiene con noi, e noi dialoghiamo con Lui. Attraverso la nostra conversazione quotidiana viene la nostra conversione quotidiana. A volte questo avviene con facilità, ma di solito richiede una certa lotta da parte nostra. Dio lo sa e benedirà i nostri sforzi di ricercarLo con cuore puro.

Riprendiamo dunque coraggiosamente la battaglia con rinnovata fede e dedizione, così da potere essere ricolmi, traboccanti dell’acqua viva di Dio che conduce alla vita eterna. Cristo è risorto!

 

Traduzione libera a cura di Silvia Anna CostantinoMilo Felletti.resized128 128Collaboratrice occasionale — Sono nata a Milano nel 1952 e qui attualmente risiedo. Ho preso la maturità classica e poi il diploma alla Scuola Superiore Interpreti e Traduttori di Milano per le lingue inglese e russo. Dal 2013 sono consacrata nella Comunità dei Figli di Dio di don Divo Barsotti, grande estimatore del cristianesimo di matrice orientale come pure dei santi russi (San Sergio, San Serafino di Sarov...). per hristos.it

 

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