Che cos'è il Regno di Dio?

Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché “Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi”.

regno di dioVenga il Tuo Regno:

«Benedetto sei Tu sul trono della gloria del Tuo Regno, seduto sui Cherubini in ogni tempo, ora e sempre, e nei secoli dei secoli.

Sei Tu che ci hai portato dalla non-esistenza all’essere, e quando noi siamo caduti Tu ci hai rialzati, e non hai smesso di adoperarti in ogni modo per riportarci tutti in cielo, e ci hai affidato il Tuo Regno che verrà».

Abbiamo qui riportato tre riferimenti al Regno di Dio presenti nella Liturgia di S. Giovanni Crisostomo (ve ne sono 48 in totale). La cosa interessante riguardo a queste tre citazioni è il modo in cui presentano il rapporto tra il Regno e il tempo. La prima affermazione, che già conosciamo dalla Preghiera di Gesù, sembra chiedere qualcosa che deve ancora succedere: «Venga il Tuo Regno». La seconda, presa dalla preghiera sacerdotale di benedizione appena prima della sequenza del Trisagion (“Santo Dio, Santo Forte, ecc.”), sembra riferirsi al tempo presente: Dio è seduto sul trono della gloria del Suo Regno. La terza, tratta dalla preghiera dell’Anafora (l’orazione primaria nella consacrazione del Pane e del Vino), parla chiaramente del Regno come di qualcosa che è già stato dato. «Hai affidato» (tempo passato) si affianca, in un accostamento di tempi assai stridente, a «il Tuo Regno che verrà» (tempo futuro).

Come mai questo strano modo di considerare il tempo?

Quand’ero bambino, per me il Regno di Dio era sinonimo del paradiso o, per lo meno, della fine del mondo – la fine della storia – quando Dio avrebbe posto fine a tutto e raddrizzato ogni cosa. Era molto nel senso di “Venga il Tuo Regno”. Questa proiezione nel futuro fu l’idea dominante che portò lo studioso tedesco Albert Schweitzer, nella sua opera fondamentale ‘Storia della ricerca sulla vita di Gesù’, a concludere che Gesù si era in effetti sbagliato, e così pure la Chiesa primitiva. Egli interpretò le affermazioni di Gesù riguardo al Regno, specialmente quelle presenti nella sua dottrina apocalittica, come una prova della convinzione di Gesù che il Suo Regno sarebbe venuto presto. Schweitzer osservò che ciò non era avvenuto: Gesù aveva torto, e così pure i suoi discepoli.

Una significativa confutazione dell’opera di Schweitzer venne dallo studioso anglicano C.H. Dodd, che sosteneva quella che egli definiva “escatologia realizzata”. Gesù era nel giusto riguardo a quanto aveva affermato perché, in Cristo, il Regno di Dio era effettivamente venuto ed è già all’opera in mezzo a noi. O, secondo le parole stesse di Gesù, «Se io scaccio i demoni per mezzo dello Spirito di Dio, allora è giunto a voi il Regno di Dio» (Mt 12, 28 e anche Lc 11, 20). E, in perfetto stile protestante, la discussione andò avanti.

Dodd aveva in gran parte ragione. Il Regno di Dio che Gesù annunciava è più di un evento prossimo a realizzarsi, come possiamo sentire nella parabola delle pecore e dei capri:

Allora il Re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo”.

Il Regno è già stato preparato “fin dalla creazione del mondo”. Il Regno è già presente, è accessibile adesso, e tuttavia deve ancora venire. Questo genera confusione?

È, questo, lo strano mondo dell’escatologia (lo studio delle ‘cose ultime’). Per alcuni cristiani il termine indica soltanto una serie di eventi (vividamente rappresentati) che avranno luogo alla fine del mondo. Nel Nuovo Testamento, e nei Padri, l’eschaton (la fine) è qualcosa di molto più ampio. Cristo stesso è chiamato il ‘Principio’ e la ‘Fine’ nell’Apocalisse. Tuttavia la ‘Fine’ non si riferisce ad un punto particolare nello spazio e nel tempo (sebbene in un punto particolare dello spazio e del tempo la sua fine e la Fine coincideranno).

Che cos’è il Regno?

S. Massimo dice che è il Santo Spirito. S. Paolo afferma: «Il Regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nel Santo Spirito» (Rm 14, 17). È la grande e santa Pasqua del Signore, che esiste da prima dei tempi e in eterno (Ap 13, 8 definisce Gesù «l’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo»). Il Regno di Dio è già qui.

Quello che è già è la medesima cosa che deve anche venire nel mondo. Non è che incominci esso stesso ad esistere, ma quando entra nel mondo lo trasforma per farlo diventare il Regno. Ogni volta che Cristo guarisce i malati, ridona la vista ai ciechi, purifica un lebbroso, resuscita i morti, scaccia un demonio, è questa ‘Fine’, questo ‘Regno’ che si rende manifesto. Ognuno di questi eventi illustra drammaticamente la parola di Cristo: «Convertitevi perché il Regno dei Cieli è vicino».

Il Calice eucaristico è partecipazione a questa Fine, nel Regno. Noi preghiamo affinché la nostra comunione sia

per la vigilanza dell’anima, per la remissione dei peccati, per la comunione del Tuo Santo Spirito, per il compimento del regno dei cieli, per la franchezza verso di Te, ma non per il giudizio o la condanna.

Dopo la comunione il sacerdote prega:

O Cristo! Grande e santissima Pasqua! O Sapienza, Parola e Forza di Dio! Fa’ che possiamo aver parte a Te più perfettamente nel giorno senza fine del Tuo Regno.

Vi è anche una prospettiva futura verso la quale guardiamo. San Paolo la descrive così:

«Poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. L'ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, perché “Dio ha posto ogni cosa sotto i suoi piedi”. (…) E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti». (1Cor 15, 24-28)

La storia e il Regno

Se tutto questo è vero, se il Regno di Dio è già compiuto e noi siamo già in grado di prendervi parte, mentre aspettiamo il giorno della sua piena manifestazione, allora qual è il posto della storia e degli eventi associati alla nostra salvezza verificatisi nello spazio e nel tempo?

La storia e il Regno sono destinati a coincidere. L’obiettivo del Regno è precisamente l’unione del mondo creato con Dio. Nella morte e resurrezione di Cristo la creazione e il Regno vengono a coincidere perfettamente. Ciò che fu, l’Agnello immolato fin dalla fondazione del mondo (Ap 13, 8), è anche ciò che si vide quel giorno in Gerusalemme. La sua morte e resurrezione sono gravide di una tale potenza che la creazione fu scossa, alcuni degli antichi santi uscirono dalle loro tombe e il cielo si oscurò. Questi sono segni che era in corso un evento che coinvolgeva tutto il cosmo.

Ma poiché questo evento storico è anche l’evento eterno fondamentale, esso comporta una presenza che trascende quello specifico spazio e tempo. Quando stiamo davanti all’altare stiamo davanti al Golgota e alla tomba vuota. Non ci limitiamo a ricordarli: sono lì presenti!

Allo stesso modo, gli eventi storici che riguardano la nostra salvezza, come il passaggio del Mar Rosso, la presa di possesso della Terra di Canaan da parte di Giosuè, Noè e il diluvio, la promessa fatta ad Abramo e via dicendo, sono essi stessi avvenimenti storici significativi, perché sono anche loro parte del medesimo atto eterno della redenzione. Vi è un’unica redenzione, ed è Cristo. Ciò che vediamo negli scritti dell’Antico Testamento non sono che dei cenni – o un’’ombra’, secondo le parole di S. Massimo e di S. Ambrogio – di ciò che è stato rivelato nella morte e nella resurrezione di Cristo.

La nostra salvezza non è un progetto storico. È piuttosto l’eterno progetto di Dio di salvare la storia (il mondo creato) unendolo alla Sua stessa vita attraverso l’incarnazione, morte e resurrezione di Cristo. Questo è il motivo (come ho scritto altre volte) per cui non possiamo “costruire il Regno”. Non si può costruire ciò che è ed è sempre stato già compiuto. Il Regno è divino. Le cose divine si presentano unicamente ‘già compiute’. Se è divino, è perfetto e trova in sé la sua pienezza.

Non potremmo mai dire che gli eventi storici che partecipano di quest’unico atto di redenzione eterna sono privi d’importanza. Essi hanno lo stesso ruolo del legno della Croce e dei chiodi che hanno tenuto fisso lì Gesù. Sono, se volete, elementi della Croce sparsi nella storia. Allo stesso modo, non possiamo neppure affermare che essi siano una catena di causa ed effetto, un evento storico anteriore che ha prodotto un evento storico successivo, e così via. L’incarnazione di Cristo è la causa di tutte le cose, sta scritto nei Padri. Come dice S. Paolo, le cose visibili sono transitorie, quelle invisibili sono eterne.

La natura della nostra salvezza, come ormai sappiamo, ci obbliga a parlare di spazio e tempo in modo tale da contraddire molte norme comunemente accettate dal nostro mondo moderno. Secondo le leggi moderne di causa ed effetto, un fatto accaduto nel primo secolo non può assolutamente essere la causa di qualcosa che è successo prima. Ma questo è il nostro modo di esprimerci.

Come dice S. Massimo:

«Il mistero dell’Incarnazione del Verbo contiene in sé il significato di tutti i simboli e di tutti gli enigmi della Scrittura, come pure il significato nascosto di tutta la creazione sensibile e intelligibile. Ma colui che conosce il mistero della Croce e del Sepolcro conosce anche il principio essenziale di tutte le cose. Da ultimo, colui che va ancora più a fondo e si trova iniziato al mistero della Resurrezione comprende il fine per cui Dio ha creato dal principio tutte le cose».

La resurrezione di Cristo spezza i vincoli dello spazio e del tempo e rende manifesto ciò che è eterno. Noi mangiamo e beviamo l’eternità nel Calice di Cristo.

 

Traduzione libera a cura di Silvia Anna CostantinoMilo Felletti.resized128 128Collaboratrice occasionale — Sono nata a Milano nel 1952 e qui attualmente risiedo. Ho preso la maturità classica e poi il diploma alla Scuola Superiore Interpreti e Traduttori di Milano per le lingue inglese e russo. Dal 2013 sono consacrata nella Comunità dei Figli di Dio di don Divo Barsotti, grande estimatore del cristianesimo di matrice orientale come pure dei santi russi (San Sergio, San Serafino di Sarov...). per hristos.it

 

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