L'essenza della nostra fede

Sermone nella 17a Domenica dopo Pentecoste – Oggi la Chiesa predica l’amore verso i nemici. L’uomo non può amare i suoi nemici. Non possiamo dire: “Amo qualcuno che odio”. [...] Soltanto amando i nostri nemici possiamo ricevere la grazia e diventare partecipi della vittoria di Cristo.

bacio giudaOggi la Chiesa predica l’amore verso i nemici. L’uomo non può amare i suoi nemici. Non possiamo dire: “Amo qualcuno che odio”. Però dobbiamo amare i nostri nemici. Che cosa significa ‘i nostri nemici’? In realtà, come insegnano i Santi Padri, i cristiani hanno un solo nemico: l’avversario di Dio, il nemico, il menzognero, satana, il diavolo. Se siamo in discordia con altre persone e le detestiamo, siamo in potere del diavolo e non usciremo da questo inferno fin quando non impariamo ad amarci l’un l’altro. Nondimeno, Cristo usa il termine ‘nemici’ in riferimento a persone con cui siamo entrati in questo tipo di rapporto. Cristo non vuole metterci l’uno contro l’altro nell’odio, ma è venuto per rovesciare i tavoli dei cambiavalute nel tempio e per sconvolgere il mondo dei malvagi e degli empi: satana va annientato. Predicare l’amore verso i nemici non significa approvare le loro menzogne e la loro insolenza.

Nella nostra vita cristiana non possiamo evitare i conflitti. Dal momento che siamo cristiani ci troviamo esattamente al centro del confronto tra bene e male e dobbiamo essere preparati a ogni eventuale rifiuto, persecuzione e odio da parte del mondo. «Un discepolo non è più grande del maestro, né un servo è più grande del suo signore» (Mt 10, 24). Quante volte invece siamo tentati di pensarla diversamente! Non ci aspettiamo di venire crocifissi perché predichiamo il Cristo; al contrario, speriamo nell’approvazione, nell’ammirazione, nel rispetto e nell’accettazione del mondo. E cerchiamo questa approvazione non solo quando per viltà e col pretesto dell’amore copriamo il male anziché denunciarlo, ma anche quando denunciamo questo male temerariamente e con zelo eccessivo – pur non avendo ancora fatto nostro il comandamento di Cristo di amare i nostri nemici. La vittoria dell’amore del Cristo si ottiene attraverso la Croce e la Resurrezione. «Vi ho detto queste cose», dice il Cristo, «perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazione nel mondo – sarete contrastati da migliaia di nemici – ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!» (Gv 16, 33). Chiamarsi Vincitore e invitarci a gustare la pace vittoriosa in Lui quando il nemico è pronto ad annientarLo: ecco il mistero del comandamento che oggi ci è annunciato. Il Signore – l’Agnello in mezzo ai lupi che stanno per farLo a pezzi e divorarLo – vuole infonderci coraggio, così che non abbiamo paura di nulla.

Una volta esaurite tutte le considerazioni di carattere umano, la nostra intera vita dovrebbe focalizzarsi su questo mistero. La nostra vocazione è portare Cristo in ogni frangente della nostra vita, a qualsiasi costo; e il prezzo da pagare è il Suo Golgota, e anche il nostro. Come non possiamo rinascere senza prima morire a noi stessi, così non possiamo prendere parte alla vittoria del Cristo senza essere pronti a condividere con Lui i rischi della prova, senza prendere su di noi la nostra croce.

L’amore per i nemici è il dono della preghiera fatta da Cristo per tutti quelli che lo avevano crocifisso. Ecco perché i Santi Padri affermano che amare i nostri nemici significa pregare per loro, e ci insegnano a innalzare sempre una preghiera per loro prima di metterci a pregare. Se vogliamo essere ascoltati da Dio dobbiamo iniziare la nostra preghiera intercedendo per coloro che ci odiano, per i peccatori, i quali non conoscono Cristo e amano quelli che li amano (cfr. Lc 6, 32); testimoniando che la luce nell’uomo, comunque egli sia, non si è estinta del tutto. In costoro l’amore verso il prossimo può persino essere amore per quel Dio che essi non conoscono. Ma fintanto che questo amore non raggiunge la dimensione di Dio – l’abbondanza di vita della Santissima Trinità – l’odio, la morte e la distruzione continuano a regnare in noi e nel mondo. Perché se amiamo quelli che ci amano quale gratitudine ci è dovuta?

Soltanto amando i nostri nemici possiamo ricevere la grazia e diventare partecipi della vittoria di Cristo. A causa della nostra natura peccaminosa noi opponiamo resistenza a questo comandamento, che implica la croce. L’uomo di per sé non può diventare una croce, e Dio viene in suo aiuto – sulla Croce e prima della sua salita in Croce. Essendo senza peccato, Cristo prega nell’orto del Getsemani perché sia allontanato da Lui il calice dell’afflizione. Nel calice vi è la sofferenza, e va vuotato fino all’ultima goccia del suo amaro contenuto. Egli dà la Sua vita fino in fondo per la salvezza del mondo. D’ora in avanti vi sarà un legame indistruttibile tra Dio e l’uomo, tra il Figlio di Dio e i peccatori, tra la Sua Passione redentrice e la nostra reciproca inimicizia. In quanto salvati da Cristo possiamo partecipare del più sublime amore divino.

Subito dopo la rivoluzione del 1917 in Russia S. Macario (Nevskji, 1835-1926), Metropolita di Mosca e Kolomna, che fu illegittimamente rimosso dalla sua cattedra dal Governo provvisorio, ebbe la seguente visione:

«Vidi un campo. Il Salvatore stava camminando lungo un sentiero. Andai dietro a Lui, esclamando: ‘Signore, ti seguo!’. Ed Egli, voltandosi verso di me, rispose: ‘Seguimi!’. Alla fine giungemmo a un enorme arco adorno di stelle. All’ingresso dell’arco il Salvatore si volse verso di me e ripetè: ‘Seguimi!’. Poi entrò in un bellissimo giardino, mentre io rimasi sulla soglia e mi svegliai.

Ben presto mi riaddormentai e vidi me stesso in piedi sotto lo stesso arco, mentre con il Salvatore stava lo zar Nicola Alexandrovic. Il Salvatore disse allo zar: ‘Guarda, nelle mie mani ci sono due coppe: una amara per il tuo popolo e una dolce per te’.

Lo zar cadde in ginocchio e io pregai a lungo il Signore di permettergli di bere lui la coppa amara anziché il suo popolo. Il Signore per un bel po’ non acconsentì, ma lo zar lo implorò con insistenza. Allora il Salvatore estrasse dalla coppa amara un grosso carbone incandescente e lo depose nel palmo della mano dello zar. Lo zar incominciò a spostare il carbone da una mano all’altra e nel contempo il suo corpo si fece sempre più luminoso, fino a diventare sfavillante, come se fosse uno spirito disincarnato.

A questo punto mi svegliai di nuovo. Tuttavia, cadendo ancora una volta addormentato, vidi un immenso campo coperto di fiori. In mezzo al campo stava lo zar circondato da una moltitudine di persone, e con le sue mani distribuiva loro la manna. Allora una voce invisibile disse: ‘Lo zar ha preso su di sé la colpa del popolo russo, e il popolo russo è perdonato’»1.

Qual è il segreto del potere della preghiera del santo zar? Sta nella fede nel Signore e nell’amore verso i suoi nemici. Non è stato forse per questa fede che il Figlio di Dio ha promesso una preghiera tanto potente, una preghiera in grado di muovere le montagne? E oggi torniamo a meditare con insistenza l’ultimo monito del santo Imperatore: «Il male che c’è ora nel mondo diventerà sempre più forte; ma non è col male che si vincerà il male, ma solo con l’amore».

Una persona non può farsi croce: può soltanto portare la sua sofferenza. Tuttavia, può unire la propria preghiera alle preghiere del suo prossimo, della Chiesa, di tutti i martiri e santi e anche alle preghiera di tutti i peccatori che sperano nella Croce di Cristo. Nessuno vive solo. Per un cristiano ogni persona – santo o peccatore che sia – è il suo prossimo. Nella grazia e nell’amore della Santissima Trinità egli è chiamato a farsi carico di tutti, in quanto portatore di questo amore di Dio e degli altri. A un cristiano è dato tutto, e lui può dare soltanto ciò che ha ricevuto. Tutti quelli che pregano, fanno penitenza, soffrono e resistono all’iniquità e alle menzogne lottano per conseguire questo amore.

In un mondo in preda all’inimicizia, presto apparirà un uomo che esalterà se stesso sopra tutti gli altri e che il Signore distruggerà col soffio della Sua bocca (2Ts 2, 8). Come ottenere quello spirito d’amore che annienta i nemici di Cristo? In un mondo in cui tutti sono sopraffatti dall’odio, chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?, dice l’apostolo Giovanni, l’evangelista (1Gv 5, 5).

Con quanta chiarezza il Signore ci rivela l’essenza della nostra fede! Amare quelli che non ci amano, fare del bene a quelli che non ce ne fanno, dare a coloro dai quali non speriamo di ricevere in contraccambio – essere divini mediante il dono di Cristo, essere come Dio attraverso la nostra croce. Amare i peccatori perché anche i peccatori amano coloro che li amano; perché, come dice il Beato Agostino, il prossimo che tu odi e che tu consideri tuo nemico è in realtà tuo fratello.

 

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Note
1 La fonte della citazione: https://iconandlight.wordpress.com/2015/09/21/the-destiny-of-a-true-orthodox-ruler-st-tsar-nicholas-ii-of-russia/

 

Traduzione libera a cura di Silvia Anna CostantinoMilo Felletti.resized128 128Collaboratrice occasionale — Sono nata a Milano nel 1952 e qui attualmente risiedo. Ho preso la maturità classica e poi il diploma alla Scuola Superiore Interpreti e Traduttori di Milano per le lingue inglese e russo. Dal 2013 sono consacrata nella Comunità dei Figli di Dio di don Divo Barsotti, grande estimatore del cristianesimo di matrice orientale come pure dei santi russi (San Sergio, San Serafino di Sarov...). per hristos.it

 

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