I patriarchi in tempi di difficoltà

Quando combattiamo il male, il nostro successo non è definito dalla vittoria stessa, ma dalla lotta per la verità fino alla fine. [...] Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato (Mc 13, 13). Seguendo l'esempio di pazienza dato dai santi patriarchi, il popolo russo ottenne questa virtù e, come possiamo vedere, la pazienza e la difesa della verità Ortodossa sono ciò che è stato posto alla base della nostra salvezza. È il destino russo, la croce posta sul nostro Paese mille anni fa.

kirill patriarcaQuesto discorso fu pronunciato alla Conferenza sulla Letteratura e la Cultura Slava, tenutasi a Mosca, il 16 maggio 1990, poco prima che il Consiglio locale della Chiesa Ortodossa Russa eleggesse il nuovo patriarca [Alessio II], il 7 giugno 1990.

 

Oggigiorno vi sono delle forze particolari che sono attive soprattutto nella Chiesa e intorno ad essa. Queste forze stanno cercando di imporre le loro opinioni su quello che, a loro avviso, è il modo giusto e vero in cui la Chiesa dovrebbe svilupparsi e come la vita della Chiesa dovrebbe essere “cambiata” o “riorganizzata”. Recentemente sono apparsi miriadi di articoli che facevano la paternale alla Chiesa, la denunciavano o le “davano una lezione”. Tuttavia, gli autori di questi articoli ignorano completamente il fatto che la Chiesa vive secondo leggi diverse da quelle del mondo; essa non è governata da persone o organizzazioni, ma dal Signore Onnipotente, che ha creato il Cielo e la terra.

Nel 1989, il Consiglio Episcopale canonizzò il Santo Patriarca Giobbe, il primo patriarca della Chiesa Ortodossa Russa, e il Santo Patriarca Tikhon, il primo patriarca dopo l'era sinodale, durata duecento anni. Tra l'altro, la reazione dei media a questo riguardo fu controversa. Nikita Struve scrisse in un editoriale, sul Bollettino del Movimento Cristiano Russo: «Si può rimpiangere che i cauti vescovi della Chiesa Ortodossa Russa abbiano canonizzato il patriarca Tikhon insieme all'umilissimo patriarca Giobbe, che a malapena meritava l'attenzione della storia e della Chiesa». I credenti russi non condivisero il dolore espresso dal capo redattore del Bollettino, per il fatto che la Chiesa Russa avesse un nuovo santo. Tuttavia, ciò che merita il nostro rammarico è che anche un editore famoso come Nikita Struve non vide altro che congiunture politiche in cose che (come ogni cosa nella santa Chiesa) sono manifestazioni del Santo Spirito e tra gli aspetti più profondi nella vita della comunità della Chiesa.

I media russi accolsero l'evento con articoli piuttosto benevoli; essi ammirarono il grande contributo che questi primati diedero al patrimonio spirituale russo, il loro ministero patriottico e i molti obbiettivi che raggiunsero, tramite i quali furono glorificati, così come il 400° anniversario del Patriarcato russo. Fu tutto molto toccante, anche se aveva le sembianze di uno dei soliti stereotipi mediatici, e ovviamente non aveva niente a che vedere con la tradizione della Chiesa.

È specifico della Chiesa Ortodossa che la glorificazione non sia un incoraggiamento o un premio postumo. Non è né un modo per riconoscere i conseguimenti di un gerarca della Chiesa, né un bonus delle cerimonie pompose. La glorificazione di un santo è, prima di tutto, una chiamata al servizio.

Indipendentemente dal periodo storico in cui avviene la glorificazione, questa cade sempre in un momento in cui quel modello spirituale di vita in Cristo può essere d'aiuto, dalla Chiesa trionfante in Cielo alla nostra Chiesa terrena e militante.

È già stato detto che sia il patriarca Giobbe che il patriarca Tikhon vissero e prestarono servizio in tempi duri. Il Signore concesse alla Russia questi due patriarchi quando l'autorità statale si era indebolita tanto da non poter più governare adeguatamente questo Paese Ortodosso. Tuttavia, questa non è l'unica cosa sorprendente che i due primati avevano in comune.

Entrambi vissero durante una guerra civile. Nel diciassettesimo secolo, i nemici di Mosca, sostenuti dai traditori, gli alleati del falso Dmitrij, cercarono di abolire l'Ortodossia nel Paese, attraverso la guerra civile e le invasioni polacco-lituane. Agli inizi del ventesimo secolo, una guerra civile e un'invasione coincisero con i primi giorni del ministero del patriarca Tikhon. Quella guerra fu un tentativo di spezzare ogni rapporto che le persone potessero avere con Dio, per sradicare completamente la fede Ortodossa.

Due zar, che il popolo russo venera come santi, istituirono il patriarcato russo, sia quello iniziale che quello restaurato. Questi zar furono Feodor I e il martire Nicola II.

Lo zar Feodor era una persona straordinaria e benevola. Era l'incarnazione di un santo sul trono. Impiegava tutto il suo tempo nella preghiera e nella contemplazione, ed era generoso con tutti. I servizi della Chiesa erano il senso della sua vita. E il Signore non oscurò il suo regno con disordini o avversità, i quali cominciarono dopo la sua morte. Il popolo russo lo amava e nutriva simpatia per lui più che di qualsiasi altro zar. La gente lo venerava come beato e lo chiamava lo “zar santificato”. Non senza merito, si poteva trovare il suo nome nell'elenco dei santi di Mosca già poco dopo la sua morte. Le persone potevano vedere la sua saggezza, che nasceva da un cuore puro, quella saggezza di cui i "poveri di spirito" sono così ricchi. Alexej Tolstoj descrisse in modo esatto questa stessa immagine dello zar, nella sua tragedia. La gente proveniente dall'estero, invece, vedeva lo zar sotto una luce diversa. Prendendo appunti sulla Russia, alcuni viaggiatori stranieri, diplomatici e spie (come Pearson, Fletcher o Per Erlesund) lo definirono un "idiota silenzioso", per usare un eufemismo, mentre lo statista polacco Lew Sapieha affermò: «Non dovremmo dire che questo zar vanti poco intelletto; sono convinto infatti che non ne abbia proprio».

Simili incomprensioni definiscono l'atteggiamento di coloro che sono lontani dall'Ortodossia, nei confronti di Nicola II. In questa sede eviteremo di ricordare tutte le calunnie gettate su di lui e sulla sua famiglia. La nazione venera e ha sempre venerato lo Zar-martire come santo.

Il patriarca Giobbe scrisse l'eccellente Racconto dello zar Feodor Ioannovič, di onorevole vita. Il patriarca Tikhon rispose alla morte della famiglia reale Russa con un'omelia, denunciando e svelando i loro veri assassini.

I due patriarchi furono testimoni di alcuni eventi chiave della storia russa, come il crollo di due grandi dinastie. Lo zar Feodor, l'ultimo della dinastia Rurik, morì ai tempi del patriarca Giobbe; la Casa dei Romanov cessò di regnare quando San Tikhon era patriarca.

Due zarevič (principi) innocenti furono uccisi durante la vita di entrambi i patriarchi, e questi eventi furono fondamentali per la vita morale della nazione. Lo zarevič Dmitrij fu pugnalato a morte il 15 maggio 1591 a Uglič. Lo zarevič Alexej fu assassinato il 17 luglio 1917 a Ekaterinburg.

Entrambi i patriarchi sopportarono un assedio di Mosca e gli oltraggi che furono perpetrati quando gli invasori occuparono il Cremlino. San Tikhon fu eletto Patriarca mentre il Cremlino era sotto il fuoco dell'artiglieria e, durante il ministero di San Giobbe, quello stesso cuore russo, il Cremlino, fu dissacrato dagli invasori polacchi e dal falso Dmitrij.

Un altro fardello che i due patriarchi dovettero sopportare fu quello dei disordini all'interno della Chiesa. Entrambi furono scomunicati e al loro posto subentrarono nuovi primati. Nel 1606, i cattolici, nell'intento di diffondere le idee uniate in Russia, riuscirono a far eleggere come primate russo il falso patriarca Ignazio, con l'aiuto dei vescovi che avevano giurato fedeltà al falso Dmitrij. A proposito, questo pseudo-patriarca, quando il suo protettore, il falso zar, fu detronizzato, fuggì da Mosca e si unì agli Uniati.

I ribelli picchiarono e umiliarono il patriarca Giobbe nella cattedrale della Dormizione del Cremlino, togliendogli i vestiti. Nonostante le minacce, però, egli si rifiutò di giurare fedeltà al falso Dmitrij. Togliendosi la panagia e mettendola accanto all'icona della Theotokos di Vladimir, il Patriarca disse: «Nostra Signora, beata Theotokos! Questa santa panagia mi è stata concessa in questo luogo e mi ha aiutato ad adempiere la parola del Figlio Tuo e Nostro Signore. Per diciotto anni mi ha aiutato a preservare l'unità della nostra fede. E ora vedo che, per i nostri peccati, la Russia deve sopportare queste calamità, mentre la menzogna e l'eresia trionfano. O Santissima Theotokos, salva e preserva la fede Ortodossa, ascolta le nostre preghiere e portale al Figlio Tuo!»

Quando il patriarca Tikhon era primate della Chiesa russa, essa fu minata dallo scisma rinnovazionista. Proprio come 300 anni fa, un certo numero di vescovi tradirono la Chiesa e arrivarono persino a condannare ferocemente il Patriarca. Alcune delle omelie e degli articoli scritti dai gerarchi rinnovazionisti sono stati conservati fino ad oggi. Il 17 febbraio 1924, il vescovo Antonin (ordinato prima della Rivoluzione) scrisse sul giornale Izvestia: «Tikhon è una grande effigie sacerdotale, piena di stregoneria, mediocrità, magia, astuzia e monete d'oro. Ad ogni servizio egli crea delle effigi minori; costoro indossano mantelli di broccato e vasi d'oro, urlano, roteano e si dimenano». Segue poi la sua bestemmia contro il sacramento della Santa Eucaristia...

Mentre il rinnovazionista scriveva i suoi discorsi per Izvestia, il patriarca Tikhon veniva imprigionato, e i santi martiri, i vescovi fedeli all'Ortodossia, subirono torture e persecuzioni atroci.

Tuttavia, Dio non solo fortificò il popolo russo attraverso i suoi patriarchi quando il Paese era sull'orlo di tempi terribili, ma sostenne la nazione anche attraverso l'intercessione della Theotokos. L'icona di Kazan apparve poco prima che San Giobbe fosse eletto patriarca. L'Icona Regnante fu miracolosamente trovata nel villaggio di Kolomenskoye il 2 marzo 1917, il giorno in cui lo zar Nicola abdicò, e diversi mesi prima che San Tikhon fosse eletto patriarca. È evidente che queste due immagini siano fondamentali non solo per una determinata città o regione, ma per l'intera Chiesa e per l'intero Paese. Il patriarca Giobbe e il patriarca Tikhon furono gli unici primati russi ad anatematizzare le autorità rivoluzionarie, perché quelle autorità trattavano la Chiesa e la nazione con disprezzo.

Entrambi i patriarchi furono tenuti in custodia: Sua Santità il patriarca Giobbe fu trattenuto nel monastero di Staritsa e il patriarca Tikhon nella prigione di Lubyanka e nel monastero di Donskoy.

Entrambi i patriarchi dovettero affrontare il fenomeno degli impostori. L'inganno del falso Dmitrij è un fatto ben conosciuto da tutti. Conosciamo i metodi che egli adoperò per prendere il potere e come andò a finire la sua vita. È noto anche il sudicio tradimento di quei comandanti che giurarono fedeltà al falso Dmitrij. È difficile immaginare quanto sia stato difficile per il patriarca Giobbe, quando quasi tutti i vescovi, suoi fratelli in Cristo, cercavano di persuaderlo affinché cedesse alle pressioni, in nome di una pace ecclesiastica illusoria e per la loro personale sicurezza. Il Patriarca riuscì a resistere a questa tentazione, persino quando fu portato a Mosca e la madre dello zarevič, la monaca Marta, riconobbe pubblicamente il falso Dmitrij come il vero zar; fu la paura a farle pronunciare quella bugia. Il patriarca Giobbe rimase inamovibile; egli preferì la persecuzione e l'esilio alla falsa testimonianza.

La storia, con i suoi falsi zar, si ripeté durante la vita di San Tikhon.

Quando combattiamo il male, il nostro successo non è definito dalla vittoria stessa, ma dalla lotta per la verità fino alla fine. Il patriarca Tikhon non nutrì mai la speranza in un successo esteriore; tali speranze non sono caratteristiche di un cristiano. Chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato (Mc 13, 13). Seguendo l'esempio di pazienza dato dai santi patriarchi, il popolo russo ottenne questa virtù e, come possiamo vedere, la pazienza e la difesa della verità Ortodossa sono ciò che è stato posto alla base della nostra salvezza. È il destino russo, la croce posta sul nostro Paese mille anni fa.

Vorrei spendere alcune parole sui discorsi pastorali di San Tikhon. Essi possiedono una qualità tipica delle parole dei profeti, ispirati da Dio. I suoi discorsi sono intrisi di vita e di saggezza non solo per i contemporanei dell'autore, ma per tutta la Chiesa e in ogni tempo. Ecco due piccole citazioni: «Una notte terribile e faticosa ancora permane sulla Russia e nessuna alba gioiosa la fende. La Russia è in grave tormento e non c'è nessuno che la guarisca... Il peccato si è sparso per la nostra terra e ha indebolito la forza spirituale e fisica del popolo russo. Il peccato, secondo il profeta, indusse Dio a togliere ogni genere di sostegno, ogni riserva di pane e ogni sostentamento d'acqua, il prode e il guerriero, il giudice e il profeta, l'indovino e l'anziano (Isaia 3, 1-2). Quella fonte velenosa del peccato produsse la grande tentazione di ottenere piaceri terreni e sensuali, ai quali il nostro popolo cedette, dimenticando l'unica cosa necessaria» (1918).

«Tutta questa devastazione e le carestie sono una conseguenza della nostra volontà di costruire lo stato russo senza Dio. Abbiamo mai sentito i nostri governanti menzionare il nome di Dio nelle loro numerose riunioni, alle conferenze, nei parlamenti e nei consigli? Mai. Essi fanno affidamento esclusivamente su se stessi, desiderano farsi un nome, a differenza dei nostri giusti antenati, i quali diedero la gloria non ai loro stessi nomi, ma a quello di Dio. Perciò Colui che siede in Cielo riderà dei nostri progetti e ci schernirà. Il Signore è giusto, poiché ci siamo ribellati al suo comandamento (Lamentazioni 1, 18)» (1918).

La cura dei patriarchi per il popolo della Chiesa è un altro aspetto del loro elevatissimo ministero. Questo obbligo fu imposto al patriarca nel XVI secolo e fu riaffermato durante il Concilio del 1917, come articolo specifico tra molti altri obblighi che spettavano al primate. Sovente perseguitati e incarcerati per questo, i due patriarchi onorarono pienamente quest'obbligo. Il loro amore paterno prevalse su tutto: «Per voi, popolo russo, illuso e infelice, il mio cuore è pieno di simpatia mortale», disse il patriarca Tikhon.

Le vite dei due patriarchi si intrecciano, così come le sorti dei loro tempi, e le sorti del nostro tempo e della Chiesa di oggi, quella stessa Chiesa che, secondo la parola di Dio, chiamò al ministero questi due santi. Nel rito dell'ordinazione ci sono le seguenti parole: «La grazia di Dio guarisce sempre i deboli e colma coloro che divengono poveri...». Quando la nostra Chiesa terrena si fa povera, quando la Chiesa non è più in pace a causa delle nostre debolezze, Dio ci dona santi che possono sostenerci con il loro ministero e la loro preghiera. E pare che oggi ci troviamo in un periodo simile.

Se, per la Provvidenza di Dio e per i nostri peccati, dovessimo sperimentare le stesse pene dei Santi Giobbe e Tikhon, ricordiamoci che, per la Provvidenza di Dio e per la nostra salvezza, abbiamo questi due intercessori celesti proprio nei momenti di difficoltà. Oggi, chiediamo la loro intercessione per Sua Santità, il Patriarca, che Dio gli conceda di “insegnare rettamente la parola della verità di Cristo”, che lo rafforzi nelle sue preghiere e nella sua cura del popolo di Dio, che gli dia la forza di portare la croce del suo ministero e di ripetere le parole del patriarca Tikhon: «D'ora in poi, mi è stata affidata la cura di tutte le Chiese russe, e ciò che mi aspetta è di morire gradualmente per loro, giorno dopo giorno».

 

Traduzione libera a cura di Milo (Giovanni) FellettiMilo Felletti.resized128 128Collaboratore — Sono nato nel 1993 a Bologna, città che mi ha visto crescere e dove tuttora risiedo. Nel 2018 ho iniziato a leggere il Nuovo Testamento e al termine di un percorso, durato 15 mesi, sono stato battezzato nella Chiesa ortodossa col nome di Giovanni. per hristos.it

 

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