La Chiesa dei Galli

La storia scritta della Gallia Ortodossa inizia nel secondo secolo, con la Chiesa di Lione, che in occidente fu seconda solo a Roma in autorità e influenza. I suoi primi vescovi furono i Santi Potino e Ireneo.

sant ireneo di lione

1. L'inizio della Chiesa gallica

La Chiesa gallica fu fondata nel primo secolo. La tradizione occidentale sostiene che la Gallia (l'odierna Francia) sia stata inizialmente evangelizzata e battezzata da Santa Maria Maddalena, San Lazzaro e le sue sorelle Santa Maria e San Marta. Sulla base della seconda Epistola di Paolo a Timoteo, diversi storici pensano che l'apostolo Crescente, un inviato di San Paolo, operò in Gallia. Alcuni pensano persino che San Paolo si fermò in Gallia durante il suo viaggio verso la Spagna. In ogni caso, il Cristianesimo penetrò nella Gallia meridionale molto presto, nello specifico nella Provenza e nella Valle del Rodano; aree popolate da minoranze di Greci provenienti dall'Asia Minore, dalla Frigia e dalla Siria.

La storia scritta della Gallia Ortodossa inizia nel secondo secolo, con la Chiesa di Lione, che in occidente fu seconda solo a Roma in autorità e influenza. I suoi primi vescovi furono i Santi Potino e Ireneo. San Potino fu tra quei Cristiani che soffrirono il martirio per mano dell'imperatore Marco Aurelio, nel 177 d.C. Gli Atti di Potino, inclusi da Eusebio di Cesarea nella sua Storia Ecclesiastica (Libro 5, capitolo 1), sono considerati tra gli scritti più belli della Chiesa primitiva. Il successore di San Potino fu lo ieromartire Ireneo, il quale, in gioventù, conobbe a Smirne lo ieromartire Policarpo, che a sua volta fu discepolo dell'Apostolo ed Evangelista Giovanni. Gli scritti di Sant'Ireneo di Lione sono numerati tra quelli dei Santi Padri della Chiesa; attraverso di essi l'influenza del santo si diffuse presto sull'Asia Minore e sull'Egitto.

Anche altre città ebbero martiri e santi, anche se le persecuzioni furono meno intense in Gallia rispetto ad altre parti dell'impero. I più venerati tra questi santi servi di Cristo sono San Vittore di Marsiglia, San Saturnino di Tolosa, San Sinforiano di Autun, i Santi Marcello di Chalon-sur-Saone e Valeriano di Tournus, San Dionigi di Parigi, San Maurizio d'Agauno e i martiri della Legione Tebana, San Giuliano di Le Mans, San Taurino di Evreux e San Patroclo di Troyes.

A metà del terzo secolo, la regione di Narbona e la parte celtica della Gallia avevano più di trenta vescovadi. I sinodi (concili) locali erano tenuti con il patronato dell'Arcivescovo di Arles, e vi partecipavano membri del clero provenienti da tutta la Gallia e persino dalla Gran Bretagna. Il numero di vescovi continuò a crescere fino alla fine del secolo, mentre il paese si riprendeva lentamente dall'invasione degli Alemanni del 257. Risparmiata dalla persecuzione di Diocleziano, grazie alla moderazione di Costanzo Cloro, la Chiesa di Gallia fu in grado di amministrare se stessa in pace, ancor prima dell'era di San Costantino il Grande, figlio di Costanzo. Eppure, fino all'inizio del 4° secolo, essa non consisteva ancora in una "Chiesa nazionale" ben distinta, come invece erano le Chiese di Antiochia o di Alessandria.

2. San Martino di Tours e la fioritura del monachesimo in Occidente

Inizialmente il monachesimo si radicò in oriente, ma non molto dopo l'occidente ricevette un modello di questo stile di vita nell'esempio personale e negli scritti di Sant'Atanasio di Alessandria, il quale visse in esilio a Treviri in Gallia, a partire dal 335. Poiché Atanasio conobbe Sant'Antonio il Grande e si rifugiò presso i monaci dell'Egitto settentrionale in un periodo di grande tribolazione, si può dedurre che fu in questo periodo che i galli udirono del beato Antonio e della lotta ascetica dei monaci egiziani.

Nel quarto secolo la fiamma del Cristianesimo iniziò ad ardere intensamente nella Gallia Ortodossa. Ciò accadde soprattutto grazie all'esempio e all'ispirazione del movimento monastico, in grande crescita in tutto il mondo Cristiano.

Due dei più grandi santi della Gallia in questo periodo furono Sant'Ilario di Poitiers e San Martino di Tours. Sant'Ilario, conosciuto come l'Atanasio dell'Occidente, fu il padre spirituale di San Martino, il quale è a sua volta considerato il primo grande santo monastico della Gallia. Il suo esempio di "martirio senza sangue", ottenuto attraverso l'ascetismo, fu abbracciato da molti.

Possiamo delineare tre importanti elementi che hanno contribuito alla diffusione dell'ideale ascetico-monastico nel popolo gallico:

a) Il primo vero monastero fu fondato da San Martino a Marmoutier. I monaci a Marmoutier, che erano ottanta, vivevano in piccole celle di legno costruite all'interno di alcune grotte naturali situate su un lato di un'immensa scogliera, sulle sponde del fiume Loira. Tutt'ora queste grotte si possono vedere nei pressi di Tours. Il monastero di Marmoutier ebbe una forte influenza e molti vescovi vennero scelti tra i suoi monaci. San Sulpizio Severo parla del monachesimo di quel luogo nella sua Vita di San Martino:

«Nessuno là possedeva nulla di proprio. Non era permesso acquistare o vendere nulla.»

«Non vi si praticava nessuna arte, eccetto quella dell'amanuense, e questa era in ogni caso assegnata ai fratelli di giovane età, mentre gli anziani impiegavano il tempo in preghiera. Di rado qualcuno usciva dalla propria cella. Mangiavano tutti insieme.»

«La maggior parte di loro erano vestiti con indumenti fatti di pelo di cammello. Questa cosa è da considerarsi la più notevole, perché molti tra loro erano di rango nobile... ed erano stati cresciuti in ben altro modo» (Capitolo 10 della Vita di San Martino). La particolare espressione di vita monastica che ebbe San Martino a Marmoutier armonizzava in modo naturale con l'anima dei galli, e fece da catalizzatore per la diffusione del Cristianesimo tra la popolazione.

b) Uno dei frutti spirituali immediati dell'esempio di San Martino, fu il famoso monastero di Lerino. La fondazione del monastero sull'isola di Lerino nel 410 fu opera di Sant'Onorato, futuro vescovo di Arles. Il monastero fungeva da scuola spirituale per vescovi e autori ecclesiastici, come San Fausto di Riez, Sant'Eucherio di Lione, San Vincenzo di Lerino, Sant'Ilario e San Cesario di Arles, e San Patrizio d'Irlanda. Le informazioni che ci sono pervenute sulla vita al monastero di Lerino si trovano principalmente nella Vita del suo fondatore, Sant'Onorato, e nell'Elogio del Deserto di Sant'Eucherio di Lione. Da queste fonti si può vedere che la maggior parte dei monaci viveva in comunità, mentre i più esperti combattevano in uno stile di vita eremitico o parzialmente eremitico. Il monachesimo nello stile di Lerino (che considerava la vita anacoretica nel deserto come il suo più alto ideale) si diffuse in tutta la Gallia sud-orientale, in particolare nel massiccio del Giura, con i SS. Romano e Lupicino, e nel Vallese, dove il monastero di San Maurizio d'Agauno rimase per secoli un importante centro spirituale.

c) Infine, vanno ricordati gli insegnamenti spirituali di san Giovanni Cassiano. Nel 416, San Giovanni fondò il monastero di San Vittore a Marsiglia. Prima di ciò, nel 400 fu ordinato diacono da San Giovanni Crisostomo. San Giovanni Cassiano fu un grande difensore degli insegnamenti dogmatici della Chiesa e articolò con cura la sinergia tra il libero arbitrio dell'uomo e la grazia di Dio. Il suo lavoro principale, tuttavia, fu quello di rivelare ai monaci gallici il modo di vivere e la spiritualità dei monaci d'Oriente. Le sue due opere "Le Istituzioni Cenobitiche" e "Le Conferenze", che scrisse per i monaci della Provenza, sono una gloriosa manifestazione dei frutti spirituali che aveva acquisito durante la sua lunga permanenza in Egitto, tra i suoi illustri santi. Molte comunità monastiche di nuova fondazione, così come gli asceti che desideravano condurre la vita solitaria, usarono i suoi scritti come manuali e guide spirituali. Le regole monastiche enunciate ne "Le Istituzioni Cenobitiche" furono centrali per l'instaurazione delle successive regole monastiche (typikon) nei secoli a venire, inclusa la Regola di San Benedetto.

clodoveo battesimo3. I Merovingi

Proprio quando il monachesimo aveva appena iniziato a radicarsi in Gallia, accadde un evento che travolse le menti e i cuori dell'intero mondo greco-romano: dopo secoli di conflitti violenti e schermaglie sanguinolente, alla fine le tribù germaniche del nord riuscirono a saccheggiare la città di Roma. Questo evento segnò l'inizio di un nuovo periodo nella storia dell'occidente, sia sul piano ecclesiastico che su quello politico, a causa delle sfide che la Chiesa Ortodossa dovette affrontare.

La fusione tra la popolazione celto-romana della Gallia con gli invasori franchi fu facilitata dalla conversione del re franco Clodoveo dal paganesimo germanico all'Ortodossia, avvenuta nel 498. Di fatto, ciò avviò quanto venne poi riconosciuto come il periodo Merovingio della storia della Gallia.

Seppur le intenzioni di Clodoveo potessero essere buone, le sue azioni e pratiche, così come quelle di alcuni suoi discendenti, non furono per niente all'altezza dell'ideale Cristiano. Tuttavia, anche se il comportamento abituale dell'aristocrazia franca oggi si potrebbe definire brutale, la santità Ortodossa ebbe un'influenza elevata sulla società Merovingia. Poche ere furono ricche di santi come questa. Vi furono molti santi tra i consiglieri dei re, e alcuni provenivano persino dalla famiglia reale. Si può menzionare il re Gontranno di Burgundia (chiamato "il buon re") e in particolar modo le sante regine: Clotilde, Radegonda e Batilde. Furono proprio le sante regine merovingie ad accendere la fiamma del monachesimo femminile in Gallia, fondando conventi e poi entrandovi poco prima delle loro rette morti.

A dover patire le lotte più dolorose furono senza dubbio i santi vescovi del 5° e 6° secolo. Le cause furono molteplici: l'empietà dei re di Francia, che erano in continuo cambiamento, i conflitti con molti popoli germanici pagani e ariani, gli ultimi dei quali strapparono ai vescovi le loro cattedre, e la negligenza, l'ambizione terrena e il carattere mercenario di alcuni chierici Cristiani. Ad ogni modo, diversi grandi santi risplenderono nel corso di questi secoli, come ad esempio i santi gerarchi Remigio di Reims, Eligio di Noyon, Audoeno di Rouen, Deodato di Cahors, Leodegario di Autun e soprattutto Gregorio di Tours. San Gregorio scrisse molto, oltre dodici volumi, sulla storia della Gallia e sui suoi santi e peccatori. Dobbiamo a lui la maggioranza della nostra conoscenza sulla Gallia Ortodossa negli anni dei Merovingi.

Con il passare degli anni, la Fede Cristiana Ortodossa continuò a diffondersi nei popoli della Gallia. Successivamente, alla fine del sesto secolo, tale processo di conversione nazionale ricevette una nuova spinta da una fonte inaspettata: i monaci e i santi d'Irlanda.

4. I missionari irlandesi presso il continente

L'esemplare forse più conosciuto, tra i missionari monastici irlandesi, fu San Colombano di Bobbio, il quale avviò queste 'migrazioni' verso il continente europeo.

San Colombano e i suoi discepoli iniziarono i loro viaggi nel 590. Passarono attraverso la Bretagna, andando dritto al cuore della Gallia franca. Quando San Colombano arrivò, la situazione politica e sociale della Gallia era assolutamente deplorabile. San Colombano e i suoi discepoli predicarono mentre erano in viaggio, finché non raggiunsero il sopracitato Gontranno, re della Burgundia, dal quale ricevettero il permesso di stabilire un monastero. San Colombano scelse un luogo lontano dalla corte, nelle colline pedemontane della catena dei Vosgi, in un posto chiamato Annegray. Poco dopo, furono erette due nuove strutture, quelle di Luxeuil e di Fontaines. San Colombano fu abate di tutte e tre.

Per circa dieci anni, andò tutto bene. La regione fu influenzata profondamente e permanentemente dai monasteri, e quasi tutta la popolazione fu così battezzata. Successivamente, San Colombano e la regina Brunilda ebbero dei forti contrasti, e quest'ultima lo esiliò dalla Burgundia. Seppur fosse stato cacciato da lì, San Colombano fu il benvenuto presso altri re franchi, che condividevano col santo un sentimento di alienazione nei confronti della Burgundia. Alla fine, San Colombano e i suoi monaci si insediarono a Bregenz, sulla sponda orientale del Lago di Costanza, nell'attuale Austria.

Lasciando lì uno dei suoi discepoli più vicini, Colombano attraversò le Alpi, ispirato dal desiderio di predicare ai Longobardi. Raggiunse l'Italia e finì per insediarsi a Bobbio, vicino al fiume Po, dove si addormentò nel 615.

Tra gli altri missionari monastici dall'Irlanda, annoveriamo i santi Chiliano, Colmano e Totnano di Würzburg, San Gallo, Sant'Orso di Aosta e San Foillano. Attraverso l'Europa, i monaci irlandesi stabilirono delle pensioni per pellegrini e viaggiatori, oltre ai loro eremitaggi monastici. Ovunque andavano, essi si portavano appresso e continuavano a produrre opere di estrema bellezza. Gli irlandesi che vennero nel continente avevano nelle loro sacche delle copie di testi antichi, alcuni dei quali, negli ultimi secoli, si erano visti solamente in Irlanda. Così, questi monaci riportarono all'Europa i suoi tesori smarriti: opere classiche, patristiche, commentari biblici e poesia; ciò fu possibile grazie al loro amore e il loro esempio, con i quali si fecero amici i popoli dei barbari germanici e li convertirono.

5. Carlo Magno e l'inizio della fine

Verso la fine dell'ottavo secolo, molte delle tribù germaniche che avevano sentito la Buona Novella del Vangelo avevano iniziato a convertirsi al Cristianesimo. In particolare, questa conversione avvenne su larga scala tra i regnanti, dando così alla luce la famosa dinastia Carolingia, influenzata e plasmata dal suo primo grande capo, Carlo Magno. Egli cercò di istituire la "nuova Bisanzio" o "il nuovo Sacro Romano Impero", alleando il suo regno con il Papa di Roma a tale scopo, per creare un "ideale" o un "modello" di società Cristiana su cui le generazioni future avrebbero potuto edificare, sia politicamente che dogmaticamente.

Sfortunatamente, la base dogmatica che scelsero era eretica, e sia la Chiesa di Roma sia i regnanti Carolingi imposero questo ideale fallace in maniera dittatoriale, sviluppandolo ulteriormente nel corso dei secoli. Le correnti che fluivano senza controllo da questo ideale errato causarono, infine, la separazione dell'occidente dal resto della Cristianità, nel 1054.

Seppur l'avvento dei Carolingi abbia condizionato decisamente il futuro dell'Europa, con prese di posizione che spaccarono l'unità spirituale della stessa, questo non pose fine all'Impero Bizantino. Le mire annessioniste e unioniste dei poteri occidentali, culminatesi nella presa di Costantinopoli del 1204, indebolirono senz'altro l'Impero Bizantino, ma non lo distrussero. Alla vigilia della conquista turca di Bisanzio, nel periodo dei Paleologi, vi fu uno stupendo rinascimento spirituale e culturale, soprattutto grazie al movimento esicasta. Anche dopo la caduta di Costantinopoli del 1453, la continuità dell'Impero Bizantino sopravvisse nell'Impero Russo fino alla rivoluzione del 1917.

Quando vi fu la Rivoluzione Russa, il morbo comunista si diffuse rapidamente in tutte le nazioni Ortodosse. Per salvare le loro vite, molti Ortodossi di questi paesi furono costretti a fuggire. Molti vennero in occidente. Tra tutte le nazioni occidentali, la Francia ricevette un numero particolarmente elevato di immigrati Ortodossi. Questi immigrati iniziarono presto a condividere la loro Fede Ortodossa con i loro vicini e amici, avviando il processo di riportare i figli odierni della Francia all'antica Fede dei loro padri. Oggi è possibile trovare monasteri e conventi Ortodossi sparsi qui e là per le terre francesi, e sempre più persone stanno tornando alla pienezza della Chiesa Ortodossa universale – la Chiesa di San Martino, San Genoveffa e tutti i santi patroni dell'antica Gallia. Che possa Dio farla crescere!

 

Un ringraziamento speciale a Popadija Elizabeth Tumbas, che ha provveduto alle traduzioni e al materiale originario per questo articolo, così come per le breve vite dei santi estratte dal calendario di quest'anno.

 

Traduzione libera a cura di Milo (Giovanni) FellettiMilo Felletti.resized128 128Collaboratore — Sono nato nel 1993 a Bologna, città che mi ha visto crescere e dove tuttora risiedo. Nel 2018 ho iniziato a leggere il Nuovo Testamento e al termine di un percorso, durato 15 mesi, sono stato battezzato nella Chiesa ortodossa col nome di Giovanni. per hristos.it

 

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Fonte: orthochristian.com/7364.html

 

 

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