Fissiamo lo sguardo su Dio e non su noi stessi

Il Signore conosce il Suo popolo, e a titolo di incoraggiamento cerca di confortarci. Soggiunge infatti: «Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?».

fissiamo lo sguardo su DioUna meditazione sul Vangelo di Matteo, Cap. 6, 22-33

Quale benedizione per noi avere il privilegio e la gioia di ascoltare le parole di nostro Signore Gesù Cristo ogni settimana o, se lo vogliamo, ogni giorno della nostra vita. Cosa c’è di più bello, di più importante o incisivo delle parole di nostro Signore?

Mi pare che ogni settimana la Chiesa ci proponga un nuovo punto di vista, un nuovo modo di accostarci alla mente di Dio. Ogni pensiero formulato dalla mente di Dio ci guida, ci guarisce e ha il potere di imprimere alla nostra vita nuovo slancio e maggiore chiarezza. In effetti, il brano evangelico odierno pone proprio l’accento sul nostro modo di guardare. Dice il Signore: «La lucerna del corpo è l’occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!». Spesso, se udiamo o ascoltiamo queste parole, noi pensiamo in tutta franchezza che esse si riferiscano a ciò che guardiamo con i nostri occhi fisici. Ora, certamente c’è del vero in questo, non c’è dubbio. Ma il Signore non si ferma qui, e questo ci aiuta a comprendere meglio qual è l’insegnamento per noi. Egli dice: «Nessuno può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro, o preferirà l’uno e disprezzerà l’altro [– non potete servire a Dio e a mammona]».

Il Signore dice che l’occhio è la lucerna del corpo, ma leggendo ci rendiamo conto che non si riferisce affatto a ciò che guardiamo con i nostri occhi fisici. Per dirla in altro modo, se un uomo è cieco, il suo corpo è nella luce o nelle tenebre? La risposta è: “dipende dal suo cuore”. Il Signore sceglie l’occhio come simbolo per indicare ciò su cui va la nostra attenzione nella vita. Che cosa desideriamo? Per che cosa viviamo? Dov’è il nostro cuore? A che cosa dedichiamo la nostra energia, le nostre menti, i nostri cuori e la nostra vita? Questo, e questo solo, determina se il nostro corpo è nella luce o nelle tenebre.

«Non potete servire a Dio e a mammona». Ecco cosa dice il Signore subito dopo aver ricordato ai discepoli che non possono servire a due padroni. Perché dice questo? Perché ci conosce bene. Nostro Signore Gesù Cristo sa che i suoi si preoccuperanno dei dettagli della vita. Sa che si preoccuperanno della propria esistenza, di come vivranno, di quello che mangeranno. Il Signore sa che le nostre paure e la nostra ansia di sopravvivenza possono danneggiarci spiritualmente, distogliendo la nostra attenzione dall’unica cosa necessaria, dalle cose di Dio. A poco a poco, lentamente, ci allontaniamo da ciò che è il fulcro e lo scopo della nostra vita. Che cos’è mammona? Il termine mammona spesso è stato inteso come ‘ricchezza’, ma in realtà la comprensione che ne avevano molti padri della Chiesa era molto più ampia. San Giovanni Crisostomo riteneva che mammona fosse un demone.

Concepire mammona in questo senso conferisce allora un nuovo significato all’orientamento che diamo alla nostra vita. Stabilire su che cosa si concentra la nostra attenzione e quali sono le nostre priorità è il primo indizio per capire chi o che cosa serviamo veramente. Chi dunque serviamo dedicandogli tempo, attenzione ed energie? Dove indirizziamo i nostri talenti e le risorse che acquistiamo attraverso l’uso dei talenti ricevuti dal nostro Dio? La risposta a queste domande ci permette di capire se siamo pieni di luce o di tenebre.

Il Signore conosce il Suo popolo, e a titolo di incoraggiamento cerca di confortarci. Soggiunge infatti: «Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito?».

L’ansia ci ruba la gioia. La nostra paura per tutte le incognite della vita in realtà va a guastare la nostra relazione con Dio. In che modo? Perché ci fa dubitare di Lui e concentrare le nostre energie su falsi idoli e su soluzioni estemporanee. Se uno pensa che il massimo problema della sua vita sia la miseria, non si sforzerà forse di lavorare per fare quanti più soldi possibile? Non si getterà a capofitto in ciò che ritiene sia la soluzione a tutti i suoi problemi?

Il Vangelo ci provoca. Non smette mai di farlo! Se ti accorgi che il Vangelo non è più una provocazione per te, ciò significa che non gli stai dando la dovuta attenzione. Il Vangelo oggi ci interpella e ci ricorda che i nostri problemi più grandi non sono la mancanza di cibo, di denaro, di vestiti, di bellezza, di felicità e neppure di giustizia. Il nostro problema è la mancanza di rettitudine e di santità. È questo l’unico, vero problema dell’uomo. Il nostro unico, vero problema. Sant’Andrea di Creta nel suo canone scrive: «Mi sono affannosamente preoccupato solo dell’ornamento esteriore e ho trascurato il tempio interiore fatto a immagine di Dio».

Le altre cose che ci mancano potrebbero essere importanti in una prospettiva a breve termine, ma c’è un solo problema la cui portata ed effetti si protraggono nel tempo, quello della nostra continua ricerca di benessere, di senso di appartenenza, di identità e di sopravvivenza a prescindere da Dio creatore. E secondo le parole del Signore, quando concentriamo l’attenzione su queste cose noi in realtà incominciamo a servire un altro padrone diverso da Cristo! Com’è triste tutto ciò per dei cristiani, per i figli del nostro Padre celeste!

Il Signore dice: «Non affannatevi!». Molte volte nelle Scritture troviamo la frase “non temete!”. La paura è una forte emozione negativa che fa da elemento trainante nella vita spirituale. Ci cambia e ci condiziona profondamente. Di fatto ci viene ricordato che soltanto il timore di Dio è veramente necessario. Questo timore salutare può essere l’inizio della nostra conversione e di una vita rinnovata in cui cerchiamo Dio, il Suo regno e la Sua giustizia prima di ogni altra cosa. Dio vi ama, ciascuno di voi, al di là di ogni possibile immaginazione. Egli non vi abbandonerà né vi lascerà nella miseria. Vuole darvi tutti i Suoi beni e la Sua ricchezza. Vuole rivestirvi del magnifico abito di un’anima pura. Vuole accogliervi nel Suo palazzo celeste così che siate protetti da tutte le intemperie. Vuole nutrirvi della Sua carne e del Suo sangue. Tutto ciò per cui riteniamo di dover lottare e preoccuparci è già stato predisposto per noi. Fidatevi di Lui e orientate la vostra vita così da servire Lui solo. Rivolgete a Lui la vostra attenzione perché la Sua attenzione è già su di voi.

Infine voglio lasciarvi con questa bellissima citazione di Isacco il Siro. Egli scrive: «Quando viviamo in modo scorretto, temiamo ogni genere di cose. Quando riconosciamo Dio, subentra il timore del Suo giudizio. Ma quando incominciamo ad amare Dio, ogni paura scompare». Che anche tutte le nostra paure svaniscano mentre corriamo a Cristo e concentriamo su di Lui tutti i nostri sforzi, perché Lui solo è degno della nostra attenzione e venerazione.

 

Traduzione libera a cura di Silvia Anna CostantinoMilo Felletti.resized128 128Collaboratrice — Sono nata a Milano nel 1952 e qui attualmente risiedo. Ho preso la maturità classica e poi il diploma alla Scuola Superiore Interpreti e Traduttori di Milano per le lingue inglese e russo. Dal 2013 sono consacrata nella Comunità dei Figli di Dio di don Divo Barsotti, grande estimatore del cristianesimo di matrice orientale come pure dei santi russi (San Sergio, San Serafino di Sarov...). per hristos.it

 

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