L'autocommiserazione corrompe tutto ciò che facciamo

San Teofane il Recluso, sulla Via verso Cristo – Quale strada ci ha mostrato Cristo? Come possono i Cristiani Ortodossi avvicinarsi a Cristo? San Teofane meditò molto su questa domanda, leggendo attentamente il Vangelo, esaminando quanto gli passava per la mente secondo la Tradizione della Chiesa e l'esperienza spirituale.

teofane reclusoTutta la vita di San Teofane fu un cammino verso Cristo. Come mai? Perché il santo sapeva bene che i progenitori dell'umanità scelsero la via del peccato, e come da ciò derivino tutti i nostri problemi. «L'uomo cadde e morì nella sua caduta. Per salvarlo, il Figlio unigenito di Dio venne sulla terra e gli indicò la via della salvezza». Noi siamo persone libere, e ovviamente possiamo prendere la nostra strada, e cadere ancora e ancora, sentendo il dolore e il peso dei nostri stessi errori. Oppure possiamo agire diversamente: possiamo seguire Cristo, e ciò sarà per noi salvifico.

Quale strada ci ha mostrato Cristo? Come possono i Cristiani Ortodossi avvicinarsi a Cristo? San Teofane meditò molto su questa domanda, leggendo attentamente il Vangelo, esaminando quanto gli passava per la mente secondo la Tradizione della Chiesa e l'esperienza spirituale.

Prendiamo un breve passo dalla sua opera Pensieri per ogni giorno dell'anno. Si tratta dei “pensieri” di San Teofane sul vangelo di Luca, capitolo diciassette. Il santo prende in considerazione i versetti 20–37, in cui Cristo spiega ai suoi discepoli che, attraverso la sofferenza, Egli deve entrare nella Sua gloria regale. Il Signore ordina ai discepoli di percorrere la strada di Dio, senza vacillare, abbandonando con decisione tutto ciò che è condannato a perire. È impossibile andare avanti lungo la strada di Dio mentre si guarda indietro, come fece la moglie di Lot. Ella morì per quel motivo.

La Guida della Parola di Dio per la gente dell'Era Biblica.

Prima di tutto, San Teofane rivolge la sua attenzione a ciò che la gente sentì da Cristo stesso duemila anni fa. I discepoli di Cristo credevano che Egli fosse il Re consacrato, e aspettavano la Sua gloriosa intronizzazione. Alcuni pensavano che Egli avrebbe regnato dopo aver guidato una rivolta di liberazione contro l'occupazione romana. Cristo non vuole che i suoi discepoli si sbaglino a riguardo del Suo Regno. Non ci sarà alcuna rivolta. Vi sarà qualcosa di diverso: l'improvvisa e gloriosa venuta del Figlio di Dio, e tutti la vedranno chiaramente.

Dalla lettura del Vangelo, San Teofane sceglie un tema:

«Come infatti il lampo guizza da un estremo all'altro del cielo e illumina ogni cosa, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno (Lc 17, 24), disse il Signore, ma prima è necessario che egli soffra molto e venga ripudiato da questa generazione (Lc 17, 25)... Fino a quel giorno, tutto il tempo che trascorrerà sarà un tempo di sofferenza per il Signore. Egli soffrì nella Sua Persona in un determinato momento, e ancora la Sua sofferenza continua nella persona dei fedeli».

Il testo sembra richiedere che l'esegeta approfondisca il tema della Croce: uno dei discepoli di Cristo si aspetta erroneamente che Cristo ristabilirà il regno di Davide a Gerusalemme, ed è per questo che Cristo profetizza le sue sofferenze sulla Croce, la quale sarà salvifica per tutti i suoi discepoli. Non è un caso che, sulla Sua croce, di Gesù scrissero che era il "Re dei Giudei", e che una corona di spine fu posta beffardamente sul Suo capo come caricatura della corona di un re. San Teofane menziona il tema del Golgota, ma non lo sviluppa.

Ora, stando accanto a Cristo, il santo gerarca coglie un altro punto guida: tutto il tempo prima della seconda venuta di Cristo è il tempo della sofferenza di Cristo. Egli Stesso è tormentato sulla Croce il Venerdì Santo. Inoltre, la sua sofferenza continua «nella persona dei fedeli». Sembra misterioso... Cosa significa? Come veniva compreso tutto ciò dai fedeli dell'era biblica, per esempio, gli apostoli? Dopotutto, questo riguardava la loro stessa sorte.

Nella sua osservazione per niente banale, san Teofane fa chiarezza. Egli scrive circa «la sofferenza della nascita di un credente, il suo accrescimento in uno spirito di preservazione dalle azioni del nemico, sia dall'interno che dall'esterno; poiché l'unione del Signore con i Suoi... è vivente e, per il bene di questa unione, ciò che li riguarda viene considerato da Lui come la cosa più importante».

È vero. La conversione di una persona alla fede in Cristo, il suo accrescimento spirituale e la protezione dai nemici sono spesso di difficile conseguimento. Prendiamo ad esempio la conversione alla fede dell'apostolo Paolo. Cristo apparve a Paolo quando quest'ultimo era un nemico della fede e stava organizzando delle persecuzioni contro i Cristiani. Cristo disse a Paolo: «Perché mi perseguiti?» Ovvero, Gesù Cristo è il Capo della Chiesa, e in quanto Capo Egli sente il dolore di quei Cristiani che Paolo perseguita. Allora Paolo ascoltò il comando del Signore di correggere il suo cammino spirituale.

Sembrerebbe che San Teofane voglia ora descrivere in dettaglio quanto fosse importante per i Cristiani dell'era biblica ricevere la Parola di Dio sulle sofferenze di Cristo in quanto Capo del corpo della Chiesa. Quella fu chiaramente un'epoca di persecuzione contro la Chiesa!... Invece no, il santo passa rapidamente dal parlare del passato alla situazione presente.

Il Vangelo fu proclamato non solo per coloro che lo udirono o lessero nell'antichità. Le parole del Vangelo hanno sempre istruito le persone a riguardo della retta via, in ogni tempo. Il momento più importante di tutti i tempi è quello presente, ed è quello di cui stiamo parlando.

Gli insegnamenti della Parola di Dio per i contemporanei di San Teofane.

I pensieri di San Teofane, il quale visse in un impero Ortodosso, furono pubblicati nel 1881. San Teofane si rivolse di nuovo a Cristo e, sebbene non vi fossero in atto persecuzioni contro la Chiesa, scrisse:

«Certamente il Signore sta soffrendo molto. Per lui, il dolore più acuto sono le cadute dei fedeli, e ancor di più lo è l'apostasia dalla fede».

Ogni peccato grave, ovvero il nostro cadere, porta al Signore una grande sofferenza. Questa osservazione ascetica è applicabile ad ogni epoca. Nel diciannovesimo secolo, l'apostasia dalla fede era uno dei mali maggiori del periodo.

Il santo non usa mezzi termini nel descrivere il danno della propaganda antireligiosa:

«I discorsi e gli scritti che emanano miscredenza sono le frecce infuocate del maligno. Ai nostri giorni, il maligno ha aperto molte di queste fucine, dove forgia tali frecce. Il cuore dei fedeli soffre quando viene colpito da esse o se le vede abbattere il prossimo; e anche il Signore soffre con loro. Ma verrà il giorno della gloria del Signore... Fino a quel momento dobbiamo perseverare e pregare».

Ricordiamoci come le persone colte del secolo precedente furono attratte dai libri antireligiosi di Voltaire e poi di Marx. La propaganda della miscredenza penetrò nei contadini sotto le spoglie dell'illuminazione scientifica. San Teofane fu uno degli uomini più illuminati della sua epoca; egli studiò con grande interesse molte scienze e mestieri, divenendone un esperto, e parlava diverse lingue straniere. Egli sapeva che non era la scienza ad insegnare l'ateismo alla gente. Dietro quella propaganda di miscredenza c'è lo spirito malvagio: è lui che spinge le persone fuori dalla retta via.

I nemici di Cristo saranno vinti alla Seconda Venuta; il Signore apparirà in tutta la Sua gloria e «fino a quel momento dobbiamo perseverare e pregare». Perché specificatamente 'perseverare e pregare'? Perché sono necessarie la pazienza e la perseveranza nella lotta contro le cadute: se sei caduto, alzati e continua verso Cristo. Se sei caduto di nuovo, non restartene lì da solo nella sporcizia del peccato, rialzati con pentimento e continua sul tuo cammino verso Cristo. La preghiera è il nostro mezzo sicuro contro la miscredenza. Una persona incontra Cristo nella preghiera, comunica con Lui e riceve un'esperienza religiosa, personale, viva. Non è così facile allontanare una persona di questo tipo dal sentiero spirituale, specialmente con discorsi come «la religione è l'oppio dei popoli». L'ascetismo ortodosso ci insegna a rigettare con la preghiera i pensieri della miscredenza, ovvero le frecce del maligno, che volano verso di noi.

Penso che San Teofane formulò i problemi del suo tempo e scrutò le prospettive del futuro, addentrandosi nel secolo successivo. Egli scoprì che la propaganda della miscredenza può diventare una sanguinosa persecuzione contro la Chiesa, come avvenne nei primi anni del Cristianesimo. Questo è ciò di cui Cristo avvertì gli apostoli.

La Guida della Parola di Dio per il singolo uomo. Un piano d'azione.

Ma cosa mi dice oggi la Parola di Dio? San Teofane risponde a questa domanda quando spiega il versetto: Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà (Lc 17, 33). Salvare la tua vita significa cadere nell'autocommiserazione, mentre perdere la vita significa percorrere la via dei comandamenti del Signore senza cadere in essa. Se non commisererai te stesso sarai salvato.

E qui il discorso di San Teofane cambia bruscamente; il santo passa dal plurale al singolare, dando consigli pastorali diretti a un individuo:

«Adoperatevi nel vigilare su di voi stessi nel corso di almeno un giorno, e vedrete come l'autocommiserazione corrompe tutto ciò che facciamo e ci scoraggia dal fare qualsiasi cosa. Tu, senza lavoro... non puoi fare nulla, e compiaci troppo te stesso per trovare la forza di agire. È qui che ti areni.»

Questo è un passo decisivo nella spiegazione ascetica del Vangelo. San Teofane il Recluso ci regala degli esercizi spirituali per uno o più giorni.

Per un giorno osserva te stesso: osserva come l'autocommiserazione corrompe le tue buone azioni, come ti scoraggia dal desiderio di fare del bene. Questo è un piano d'azione concreto. Ascolterò il consiglio del santo; mi sforzerò di vivere questo giorno secondo la parola di Dio, come indicato in Luca 17, 33. Così mi ritroverò nel periodo evangelico; diventerò uno dei discepoli ai quali fu data questa parola. Se in alcuni casi il comandamento verrà adempiuto, mi ritroverò più vicino a Cristo. E allora dovrò ringraziarlo per avermi messo sulla retta via e per avermi dato la forza di fare quel passo verso di Lui. Se in altri casi il comandamento non verrà adempiuto, dovrò pentirmi di ciò, senza commiserare me stesso. E anche questo mi aprirà la strada verso Cristo. Questa è la cosa più importante.

Conclusione.

San Teofane conclude la sua spiegazione del capitolo diciassette del vangelo di Luca con alcuni versi sorprendenti, scritti come ai nostri giorni, sulla gestione del tempo. Ovvero, per quanto riguarda l'organizzazione del tempo, vi sono quattro tipi di lavoro: importante e urgente (le persone devono farlo, e con esso non vi è alcun problema), importante e non urgente (le persone lo rimandano a dopo, e questo gli porta seri problemi nella vita)…

Il santo conosce bene il problema della gestione del tempo:

«C'è del lavoro che sei costretto a fare, che tu lo voglia o meno. Tale lavoro viene svolto senza indugio, sebbene sia difficile. Ma qui l'autocommiserazione è vinta dalla stessa autocommiserazione. Se non lavori, non avrai niente da mangiare. E poiché il lavoro dei comandamenti non è quel tipo di lavoro, allora a causa dell'autocommiserazione viene sempre rimandato. La fiacchezza è data anche dalle cattive azioni che commettiamo mentre commiseriamo noi stessi. Odiamo negare a noi stessi ciò che desideriamo, e così il desiderio viene assecondato, e ciò è o direttamente peccaminoso, o conduce al peccato. Pertanto, colui che commisera se stesso non fa mai ciò che dovrebbe e si abbandona a ciò che non dovrebbe, rivelandosi così un uomo inutile. Che salvezza c'è in questo?»

San Teofane scrive che le preoccupazioni fondamentali della vita (cioè il procurarsi qualcosa da mangiare) sono nella categoria delle cose importanti e urgenti, e aggiunge che l'autocommiserazione ci aiuta a fare queste cose in tempo. Il santo continua illustrandoci come l'adempimento dei comandamenti sia spesso percepito come una questione irrilevante e non urgente! È qui l'errore; questo è il sentiero ingannevole da cui dobbiamo allontanarci, per esporci alla luce di Dio. Se l'adempimento dei comandamenti non è una questione importante o urgente, allora l'autocommiserazione non ci permetterà di perseguirlo. Finiamo quindi o per rimandare i comandamenti a più tardi, o per dimenticarcene rapidamente. San Teofane nota anche che nelle questioni importanti e urgenti, spesso si infiltrano i desideri peccaminosi o i desideri che portano al peccato; essenzialmente le nostre passioni. Così, l'autocommiserazione ci aiuta ad assecondare le passioni senza indugio.

Il santo ovviamente non fece tutte queste osservazioni stando seduto alla sua scrivania. Lo stesso santo gerarca si sforzò di vivere secondo la parola di Dio che leggiamo in Luca 17, 33. Egli si esercitò e si adoperò per seguire quelle osservazioni per ben più di un giorno. Rifletté e analizzò l'esperienza ricevuta, e molto probabilmente si consultò con gli altri al riguardo. Rese grazie a Dio per quello che fu in grado di fare e, per ciò che non fu in grado di fare, egli si correggeva attraverso il pentimento. San Teofane sentì come il Vangelo, se letto nel corso della propria vita, ci pone davanti a Cristo e ci avvicina alla salvezza. Il santo fece chiarezza su tutto questo dopo essersi preparato: studiò cosa gli antichi Cristiani trassero dagli insegnamenti di Dio, e cosa possono trarne i Cristiani contemporanei. Così, divenne estremamente chiaro per San Teofane il Recluso che la Parola di Dio: «procedendo dalle labbra di Dio, illumina tutto il sentiero per una vita a Lui gradita; e chi è zelante nel percorrere questo sentiero vede chiaramente qual è la strada».

 

Traduzione libera a cura di Milo (Giovanni) FellettiMilo Felletti.resized128 128Collaboratore — Sono nato nel 1993 a Bologna, città che mi ha visto crescere e dove tuttora risiedo. Nel 2018 ho iniziato a leggere il Nuovo Testamento e al termine di un percorso, durato 15 mesi, sono stato battezzato nella Chiesa ortodossa col nome di Giovanni. per hristos.it

 

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