
ratelli, l'ira di Dio si rivela dal cielo sopra ogni empietà e ingiustizia degli uomini che soffocano la verità nell'ingiustizia. Poiché ciò che di Dio si può conoscere, è tra loro manifesto: infatti Dio si è loro manifestato. Infatti le sue proprietà invisibili, la sua eterna potenza e divinità, percepite per mezzo delle opere, sono osservate così che essi sono senza scusa, poiché, avendo conosciuto Dio, non gli hanno reso gloria né gli hanno reso grazie come Dio, ma i loro ragionamenti divennero vuoti e si è oscurato il loro cuore insensato. Ritenendosi sapienti, divennero sciocchi e scambiarono la gloria dell'incorruttibile Dio con l'immagine simile a uomo corruttibile, volatili, quadrupedi, rettili. Perciò Dio li ha consegnati ai desideri sfrenati dei loro cuori, fino all'immondezza nel disonorare i loro corpi tra di loro; essi che scambiarono la verità di Dio con la menzogna e adorarono e prestarono culto alla creatura invece che al Creatore, che è benedetto nei secoli: amìn! Per questo Dio li ha consegnati a una passione di vergogna: le loro donne hanno cambiato il loro rapporto naturale con quello contro natura; ugualmente anche i maschi, lasciato il rapporto naturale con la donna, bruciarono di desiderio gli uni verso gli altri, compiendo cose vergognose maschi con maschi e ricevendo in se stessi il frutto del loro traviamento.


ratelli, Agrippa disse a Paolo: «Ti è concesso di parlare a tua difesa». Allora Paolo, fatto cenno con la mano, si difese così: «Mi considero fortunato, o re Agrippa, di potermi difendere oggi da tutto ciò di cui vengo accusato dai Giudei, davanti a te, che conosci a perfezione tutte le usanze e le questioni riguardanti i Giudei. Perciò ti prego di ascoltarmi con pazienza. La mia vita, fin dalla giovinezza, vissuta sempre tra i miei connazionali e a Gerusalemme, la conoscono tutti i Giudei; essi sanno pure da tempo, se vogliono darne testimonianza, che, come fariseo, sono vissuto secondo la setta più rigida della nostra religione.
In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con il potere e l'autorizzazione dei capi dei sacerdoti, verso mezzogiorno vidi sulla strada, o re, una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii una voce che mi diceva in lingua ebraica: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti? È duro per te rivoltarti contro il pungolo». E io dissi: «Chi sei, o Signore?». E il Signore rispose: «Io sono Gesù, che tu perséguiti. Ma ora àlzati e sta' in piedi; io ti sono apparso infatti per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto di me e di quelle per cui ti apparirò. Ti libererò dal popolo e dalle nazioni, a cui ti mando per aprire i loro occhi, perché si convertano dalle tenebre alla luce e dal potere di Satana a Dio, e ottengano il perdono dei peccati e l'eredità, in mezzo a coloro che sono stati santificati per la fede in me».
Perciò, o re Agrippa, io non ho disobbedito alla visione celeste, ma, prima a quelli di Damasco, poi a quelli di Gerusalemme e in tutta la regione della Giudea e infine ai pagani, predicavo di pentirsi e di convertirsi a Dio, comportandosi in maniera degna della conversione. [Uguali agli Apostoli]
Nota di redazione sulle Letture del giornoLe Letture del giorno pubblicate seguono il Calendario giuliano ecclesiastico.
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