6. Il contrattacco franco

La stirpe franca, comunque, aveva il potere di reagire e lo fece su due fronti. Dapprincipio iniziò con una propaganda contro la dichiarata corruzione papale e, tra le altre cose, contro l'analfabe­tismo, compiendo in seguito la mossa decisiva nel sostituire i papi romani con i papi germanici presentati come pii e istruiti.

Giovanni XIV

La dichiarata corruzione papale romana poteva essere sanata sostituendo i papi corrotti con altri romani pii. A quel tempo esistevano almeno 200 monasteri e 50.000 monaci romani a sud di Roma [40]. Ma era esattamente questo il pericolo che do­veva essere evitato. Le Decretali nelle mani dei pii papi romani sarebbero risultate più pericolose di quanto non lo fossero tra quelle dei papi corrotti. Lo scopo di questa sporca campagna consisteva nello sbriciolare la fiducia della gente verso il papato romano e giustifi­care perciò il bisogno di purificarlo con virtuosi e istruiti lombardi dell'Oriente ed Occidente franco.

Ottone II (973-983) aveva elevato al papato nel 983 un lombardo: Pietro di Pavia. Egli divenne il primo papa non romano assu­mendo il nome di Giovanni XIV (983-984) e provocando, conseguentemente, una rivoluzione del popolino romano sostenuto da Costantinopoli.

Comunque, ci vollero altri quarant'anni perché i nobili vassalli del re Roberto il Pio (996-1031) avessero abbastanza coraggio cristiano da pretendere un giuramento di fedeltà che non fosse più violato dalle nobili donne. Essi furono attenti che il giuramento stesso non riguardasse i villani e le donne dei servi della gleba.

La preoccupazione dei vescovi franchi per la moralità dei papi romani è piuttosto interessante, visto che essi non erano sembrati altrettanto interessati alla propria mentre veniva praticata la sentenza di morte nelle loro corti episcopali. Le molte mogli di Carlomagno e i suoi quindici figli illegittimi furono tollerati molto facilmente assieme al fatto che egli impedì il matrimonio delle sue figlie. Ma Carlomagno non si preoccupava di chi riproducesse una illegittima discendenza, benché castigasse tali pratiche in un suo capitolare.

Al concilio su accennato tenutosi a Rheims nel 991, Arnolfo, vescovo di Orleans, enumerò e attaccò violentemente i papi dichiaratamente corrotti e, nello stesso tempo, lodò il lombardo Pietro di Pavia, divenuto papa Giovanni XIV. Non è forse un caso che gli attacchi contro i noti papi corrotti furono diffusi a Costantino­poli mentre il papa lombardo fu dipinto come pio.

In questo stesso discorso Arnolfo commentò:

"Ma, siccome in questo tempo a Roma (com'è pubblicamente noto) non è rimasto quasi nessuno che sia formato nelle lettere senza (com'è scritto) che esso possa essere appena un guardiano nella casa di Dio, con che cosa può far fronte chi non ha imparato nulla da sé quando tenta d'essere maestro per gli altri? Natural­mente rispetto al pontefice romano, l'ignoranza è tollerabile ne­gli altri preti, ma nel [papa] romano, a cui è affidata la re­sponsabilità di vegliare sulla [ortodossia della] fede, la responsa­bilità dei costumi, la disciplina del sacerdozio nella Chiesa uni­versale, l'ignoranza non può essere davvero in alcuna maniera tol­lerata" [41].

Questa deliberata macchinazione dovrebbe intensificare il dub­bio agli studiosi sulla veridicità delle fonti franche che riferi­scono la corruzione e l'analfabetismo dei papi romani. Certa­mente molti di loro non erano né santi né studiosi, ma è proba­bile che la propaganda franca amplificasse notevolmente le loro fragilità tanto quanto è sicuro che i franchi non venissero meno nelle loro trame.

In questo stesso discorso Arnolfo elencò fra i mostri papali papa Giovanni XII (955-964), che fu processato nel 963 da Ottone I (936-973) e fu condannato in absentia. Il rapporto di Liutprando, vescovo lombardo di Cremona, specificò che nessuna prova fu necessaria per il processo perché il papa dichiarò i propri crimini i quali erano pubblicamente noti. Ciò può indicare la necessità di riesaminare tali casi.

Probabilmente l'incitamento più importante per sostituire i papi romani con i chierici franchi e lombardi appare in un passo scritto dallo stesso Liutprando, consulente principale di Ottone I. Eccone il contenuto:

"Noi... lombardi, sassoni, franchi, lotaringi, bajoariani, sueni, burgundi, abbiamo così disprezzo [per i romani e i loro imperatori] che quando siamo adirati coi nostri nemici, non pronunciamo altro insulto che quello di romano (nisi romane). Il solo nome di romani (hoc solo, id est romanorum nomine) vuole qualificare chiunque come ignobile, avido, licenzioso, inganne­vole e, veramente, come cattivo" [42].

Forse la ragione reale per la quale papa Giovanni XII divenne il mostro della propaganda franca consistette nel suo temerario ri­pristino della tradizione più antica nella datazione dei documenti papali con gli anni di regno dell'imperatore romano di Costanti­nopoli. In ogni caso lo scritto di Liutprando contro i romani ri­vela la sua ottima conoscenza che l'Oriente e l'Occidente ro­mano erano una nazione con un legittimo sovrano nell'imperatore di Costantinopoli.

Questo scritto rivela pure che Liutprando non riscontrava nella sua realtà la teo­ria prevalente degli storici europei moderni secondo la quale le nazioni germaniche divennero una nazione unita con i romani dell'Europa Occidentale. Come lo stesso Liutprando afferma chiaramente, una simile argomentazione avrebbe solamente insultato i popoli germanici del tempo.

ottone IIIOttone III (983-1002) risolse il problema principale del dominio franco nel 996 nominando al papato Bruno di Carinzia, un franco orientale che, assunto il nome di Gregorio V (996-999), richiese la riabilitazione di Gerberto d'Aurillac. Così Gerberto, che a suo tempo fu abbandonato, cercò d'essere ripristinato a Rheims. Il suo compagno franco, oramai seduto sul trono pa­pale, lo ricompensò egualmente nominandolo arcivescovo di Ra­venna (998-999).

Con la morte di Bruno, Gerberto venne elevato al papato da Ot­tone III e dominò la Romània papale col nome di Silvestro II (999-1003). Per gli storici europei e americani, Silvestro II è stato uno dei più grandi papi nella storia del papato. Ma per i romani, esso fu la testa dell'esercito franco d'occupazione e colui che introdusse il sistema oppressivo feudale nella Romània papale asservendo i romani alla nobiltà franca. Non ci fu altra via per il popolo dell'Antica Roma se non quella d'accet­tare i papi germanici.

Gerberto d'Aurillac, il futuro papa franco Silvestro II, difen­dendo se stesso contro la decisione del papa romano, sostenne fedelmente ed eloquentemente le posizioni di Hincmar contro l'applicazione universale delle decretali. Quando d'Aurillac di­venne papa, ne ritenne utile l'applicazione universale. Le decre­tali nelle mani del papato franco rinchiusero a lungo la libertà dei romani d'Occidente in una tomba.

Dal 973 al 1003, e specialmente dal 1003 al 1009, i romani della Romània papale compirono coraggiosi sforzi per conservare la loro libertà e indipendenza dal feudalesimo franco cercando d'ot­tenere i propri papi come un tempo. Ciò fu fatto tramite l'assi­stenza dell'esercito orientale romano che raggiunse Roma ed en­trò in città.

Gli imperatori tedeschi, concepirono, allora, un metodo provvi­sorio per custodire piuttosto pacificamente i romani confer­mando l'elezione di papi romani della famiglia romana Tuscu­lana che garantì la successione al papato da sola in cambio del tradimento verso Costantinopoli e la sua Ortodossia rappresen­tata dalla famiglia Crescenti. In ogni evenienza, questa provviso­ria façade è stata abolita al sinodo di Sutri nel 1046. Da allora, i papi germanici furono nuovamente nominati dagli imperatori tedeschi fino a quando i normanni non divennero il fattore de­cisionale che permise al riformatore franco di strappare il papato ai tedeschi imperiali. Gregorio VII e altri simili papi italiani sono discesi dall'esercito di occupazione franco stabilito in Italia dal tempo di Carlomagno. Perciò nessuno si meraviglia se Beatrice e Matilde, moglie e figlia di Bonifacio II marchese di Toscana, di­vennero in seguito le grandi sostenitrici del papato riformato. Pure loro discendevano da una famiglia franca stabilitasi in Toscana dal nono secolo.

 

 ______________

Note
[40] F. Mourret, A history of the Catholic Church, 3, London 1936, p. 439; J. Gay, L'Italie méridionale et l'empire byzantin (867-1071), Paris 1904, p. 285.
[41] Mansi 19,132-33.
[42] Relatio de legatione costantinopolitana 12, PL 136, 815.

 

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