Tradotte in un contesto feudale, le decretali sostenevano l'idea che i vescovi, i metropoliti o arcivescovi, i patriarchi e i papi si riferissero l'un l'altro come i vassalli con i signori, in una serie di relazioni piramidali simili al feudalesimo franco, eccettuato il papa che non era limitato dalle strutture e dalle procedure gerarchiche potendo intervenire direttamente su qualsiasi punto della piramide. [...] Le parti falsificate di queste decretali sono state scritte in un latino con influenze franche, indice che la loro stesura è avvenuta in Francia per mano dei locali romani.



Tradotte in un contesto feudale, le decretali sostenevano l'idea che i vescovi, i metropoliti o arcivescovi, i patriarchi e i papi si riferissero l'un l'altro come i vassalli con i signori, in una serie di relazioni piramidali simili al feudalesimo franco, eccettuato il papa che non era limitato dalle strutture e dalle procedure gerarchiche potendo intervenire direttamente su qualsiasi punto della piramide. Egli era il vertice e allo stesso tempo, attraverso speciali procedure giuridiche, si implicava in tutti i livelli gerarchici. Il clero diveniva soggetto solo ai tribunali della Chiesa. Tutti i vescovi avevano il diritto d'appello direttamente al papa che era l'unico giudice supremo. Così dai più bassi tribunali della Chiesa tutti gli appelli furono portati al papa. Pure quando non veniva fatto alcun appello, il papa aveva il diritto di portare dei casi davanti al suo tribunale.
Le decretali erano un attacco diretto proprio al cuore del sistema feudale franco dal momento che esse scardinavano, da tale struttura, i suoi importanti ufficiali amministrativi, i vescovi, mettendoli direttamente e per ogni cosa sotto il controllo di un Capo di Stato romano.