Gli animali e la vita dopo la morte

La Chiesa, saggiamente, si è astenuta dal pronunciarsi in modo conclusivo sull'aldilà perché molto ci è sconosciuto. Non potremo capire davvero cosa ci aspetta dopo questa vita finché non saremo entrati nell'aldilà. Come Cristiani ortodossi, accettiamo semplicemente il Credo Niceo-Costantinopolitano, e recitiamo le parole: «Aspetto... la vita nel mondo che verrà».

animali dopo la morte1Non esiste una dottrina formale nella Chiesa ortodossa sulla vita degli animali dopo la morte, inclusi i nostri animali domestici. Quei Padri della Chiesa che si sono espressi su questo argomento esprimevano, semplicemente, opinioni teologiche che non sono state universalmente accettate e sono chiamate theologoumena (opinione personale).

La Chiesa, saggiamente, si è astenuta dal pronunciarsi in modo conclusivo sull'aldilà perché molto ci è sconosciuto. Non potremo capire davvero cosa ci aspetta dopo questa vita finché non saremo entrati nell'aldilà. Come Cristiani ortodossi, accettiamo semplicemente il Credo Niceo-Costantinopolitano, e recitiamo le parole: «Aspetto... la vita nel mondo che verrà».

Per la grazia di Dio, e la nostra cooperazione con questa grazia, ci aspettiamo di ereditare la vita eterna. Crediamo anche che tutti gli individui che hanno fatto parte della nostra vita saranno lì. Alcuni di noi, come C.S. Lewis, sperano persino che sia possibile che il Paradiso includa anche i nostri amati animali domestici, e persino quegli animali che hanno contribuito in un'infinità di modi al nostro benessere. È forse possibile che la mucca che ha dato il latte ai nostri figli e messo il formaggio sulla nostra tavola, possa un giorno unirsi a noi in un Paradiso dove non c'è morte e non c'è dolore?

C.S. Lewis descrive qualcosa di simile nel suo libro Il grande divorzio, in cui una donna benedetta è accompagnata per il Paradiso da una miriade di animali, e cammina nella gloria attraverso i campi del Paradiso. Sicché ho potuto godere dell'affetto e della lealtà del meraviglioso gatto del nostro monastero, un norvegese delle foreste di nome Hammi, un paradiso senza questa piccola creatura amorevole mi sembrerebbe carente. Anche l'eterna perdita delle nostre galline, che ci hanno fornito così tante uova fresche e meravigliose, e che ho osservato con gioia mentre si godevano la loro vita all'aperto, mi sembrerebbe triste.

Questa è semplicemente la mia opinione, e non vedo l'ora di incontrare tutti i miei amati cani e gatti, con cui ho condiviso la vita nel corso di questi sessantotto anni. I santi vedevano gli animali come creature di Dio, creati come doni dell'amore di Dio, e pertanto si opponevano alla negligenza o all'indifferenza quando questi animali erano sotto la loro responsabilità.

San Paolo di Obnora era noto per il suo conversare con gli uccelli e San Serafino di Sarov fece amicizia con un orso. Sant'Antonio Magno e un leone furono amici. San Modesto considerava gli animali come doni sublimi e misteriosi di Dio e spesso benediceva il bestiame dei fedeli, pregando per la loro salute e sopravvivenza, e glorificando Dio nella vastità e nella bellezza di tutto ciò che Egli ha creato. Io stesso, da circa ventidue anni, benedico il nostro gatto Hammi ogni volta che lo faccio uscire dalla biblioteca, dopo una notte di riposo.

I santi delle terre storiche di Gran Bretagna, Scozia, Galles e Irlanda, e di tutte le terre dei popoli celtici, che fino all'undicesimo secolo fecero parte della Chiesa cattolica ortodossa unita, vissero una vita spirituale che ha molto da insegnare al mondo di oggi. Costoro videro la realtà come una singola unità. Questi santi sapevano, come tutti i santi della Chiesa hanno saputo, che l'interezza della creazione era stata lacerata dal peccato di Adamo e che essa è stata restaurata dall'atto salvifico di Cristo. Nella loro vita essi incarnarono la restaurazione della totalità della creazione, sia attraverso la comunicazione con angeli e spiriti, sia nella loro affinità con tutto il mondo naturale.

Sant'Atanasio disse: «(Dio) ci ha dato l'opera della creazione anche come mezzo attraverso il quale il Creatore potesse essere conosciuto... Vi furono quindi tre modi, attraverso i quali l'uomo poteva ottenere la conoscenza di Dio. (Per primo), poteva guardare fino all'immensità del cielo e, meditando sull'armonia della creazione, arrivare a conoscerne il Capo, il Verbo del Padre». Così, il mondo naturale, visto alla luce di Cristo, rimane una via per conoscere Dio, cioè una via per la salvezza.

La natura unitaria del nostro rapporto con la Creazione prende vita con la storia di San Kevin di Glendalough. Mentre il santo stava in piedi in preghiera nella tradizionale posizione dei monaci celti, con le braccia tese a forma di croce, un merlo costruì un nido sul suo braccio e vi depose le sue uova. San Kevin, non volendo disturbare il suo nido, rimase in quella posizione fino alla schiusa delle uova. Si dice che il santo abbia affermato: «Non è gran cosa per me sopportare questo dolore. Tengo la mia mano sotto il merlo per amore del Re del Cielo».

All'inizio della restaurazione dell'unità, in tutto il cosmo decaduto, Cristo uscì nel deserto e «stava con le fiere e gli angeli lo servivano» (Mc 1, 13). Queste creature celesti e terrene che erano destinate a diventare una nuova creazione nel Dio-Uomo Gesù Cristo, si erano riunite attorno a Lui. C'è un riferimento significativo nella Vita di sant'Isacco di Siria, a riguardo di questa restaurazione, quando scrisse:

«L'uomo umile si avvicina alle bestie feroci e, nel momento in cui lo scorgono, la loro ferocia viene domata. Si avvicinano e si aggrappano a lui come fosse il loro Padrone, scodinzolando e leccandogli mani e piedi. Fiutano in lui la stessa fragranza che proveniva da Adamo prima della trasgressione, al tempo in cui essi si riunirono davanti a lui in Paradiso, ed egli assegnò un nome a ciascuno di loro. Questo profumo ci fu tolto, ma Cristo lo ha rinnovato e ce lo ha restituito alla Sua venuta. È questo ad aver addolcito il profumo dell'umanità».

In altre parole, lo stato di somiglianza a Dio in Cristo a cui sant'Isacco era asceso, gli permise di stare con le bestie feroci, proprio come fece Adamo nel nominarle. E io sospetto che il motivo per cui gli animali domestici sono così importanti per noi umani, è che ci aiutano nel nostro viaggio di ripristino della parentela tra le due diverse parti della creazione. I nostri animali domestici diventano come tutti gli animali erano all'inizio, quando Adamo fu incaricato di nominarli.

Quando l'uomo può sdraiarsi con il gatto, o il cane, o il pollo (parafrasarando Isaia), aiutiamo un po' l'avanzare del Regno, lavoriamo per ricreare solo un po' il Paradiso, e così diamo un nuovo significato a quei compiti servili, come pulire il pollaio o la lettiera.

Infine, come disse uno dei miei vescovi preferiti, «Gli animali erano con Adamo ed Eva nell'Eden, quindi perché mai non dovrebbero essere anche in Paradiso?» (Metropolita Kallistos Ware)

Con affetto in Cristo,
Egumeno Tryphon

 

La rubrica in italiano, L'Offerta del mattino, nasce con la benedizione di p. Tryphon
Traduzione libera a cura di Milo (Giovanni) FellettiMilo Felletti.resized128 128Collaboratore — Sono nato nel 1993 a Bologna, città che mi ha visto crescere e dove tuttora risiedo. Nel 2018 ho iniziato a leggere il Nuovo Testamento e al termine di un percorso, durato 15 mesi, sono stato battezzato nella Chiesa ortodossa col nome di Giovanni. per hristos.it

 

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